giovedì 31 dicembre 2020

Viaggio con la bacchetta magica della notte

 Viaggio con la bacchetta magica della notte (per la notte)

Ogni giorno è un altro giorno regalato, ogni notte è un buco nero da riempire. Ma per quanto non l'ho mai visto colmato, così per dire, resta solo l'urlo solito gridato, tentare e agire. Ma si pianga solo un po' perché è un peccato e si rida poi sul come andrà a finire.

(Guccini - Canzone di notte n.3)

La notte è un sottomarino. Inaffondabile. Di notte ci si sente liberi e prigionieri, complici di tutto e inghiottiti da un'onda di ineluttabile fatalità. Quando la notte ti acchiappa venirne fuori è come lottare coi leoni dentro un circo di ombre, bottiglie vuote e mozziconi di sigaretta. La notte è per gli amanti e per i disperati solitari. La notte è per chi vuole urlare la propria disperazione: la notte è inaffondabile. La notte è dei coraggiosi, la notte è per chi, durante il giorno non trova pace, non trova posto, non trova ristoro. La notte è per chi non ha voce, per chi viene intimidito dai raggi malevoli di un sole, che non bagna più i visi corrotti dall'accidia, o più semplicemente, dalla fatica di vivere. La notte è dei sinceri, dei visionari e degli stolti. La notte è dei capitani coraggiosi che hanno perduto per sempre la loro nave e l'equipaggio. C'è un tacito accordo nel cuore della notte, c'è un tacito consenso nelle persone che incontri per strada. Di notte siamo tutti un po' complici e un po' fratelli. C'è qualcosa che ci lega e ci sospinge, laddove il giorno cede il passo alla notte. Nella notte anche un amore rubato o perduto sa mostrarsi clemente, e se ci fai caso, anche il passato appare meno lontano, non più sepolto, solo un po' più scuro. Di notte le distanze mutano, sia quelle reali che quelli ideali. Di notte ogni battaglia potrebbe essere l'ultima, ogni corsa in taxi decisiva, ogni mozzicone di sigaretta è definitivo, distinto. Di notte c'è un'onda che investe e abbraccia tutti i cuori delusi e spezzati. Adesso non è né giorno né notte. È l'alba che viaggia a brevi onde al battito delle ali di un albatro. I suoni che mi giungono sono attutiti, rimbombanti, smorzati, come se i travagli dell'uomo si svolgessero sott'acqua. Sento la marea che si ritrae ma non ho paura di essere risucchiato, sento le onde che sciabordano ma non ho paura d'affogare. Viaggio con la bacchetta magica della notta, per la notte. Viaggio sapendo che non ci sarà andata+ritorno, né nota spese che possa essere rimborsata. Adesso: gli altari stanno bruciando con alte fiamme lontane, mentre i nemici sono passati dall'altro lato. E' l'ultima ora dell'ultimo giorno dell'ultimo anno felice. Sento che il mondo sconosciuto è vicino, l'orgoglio svanirà e la gloria marcirà. Cammino tra i relitti e i rottami del mondo, ma i miei piedi non sono contusi. Non c'è limite al cielo né divisione tra terra e mare. In fondo a quest'oggi c'è ancora la notte, in fondo alla notte c'è ancora il Ministro Speranza.

lunedì 28 dicembre 2020

Lunario Musicale del Lockdown - Interludio

 

Lunario Musicale del Lockdown - Interludio -


Domani potrete completare la distruzione del vostro mondo. Domani potrete cantare in paradiso sopra le rovine fumanti delle vostre città terrene. Stasera però vorrei pensare a un uomo, a un individuo solitario, a un uomo senza nome né paese, un uomo che io rispetto perché non ha assolutamente niente in comune con voi: me stesso. Stasera mediterò su ciò che io sono, su quello che sono stato per la maggior parte del tempo. 

Torno indietro, solo con la mente, ma è già qualcosa, mi lascio trasportare dal ricordo e uso come mezzo per spostarmi (oltre alla memoria) il suono, la voce e gli strumenti che mi hanno accompagnato, lungo questo viaggio, per strada. Procedo fino al punto esatto dove mi trovo ora, in questa stanza, di fronte a questo laptop, che tengo acceso anche più del giusto, come estensione totalizzante della mia persona. Si dice che sono solo oggetti, forse è vero, ma da come una persona tiene una macchina, uno smartphone, e perché no, un computer portatile, puoi capire tante cose, forse anche troppe..

E poi ci sono i feticci, quelle cose che devi portarti dietro, come l' inseparabile foto, ricordo di quando avevi tanti chili in meno, tanti, troppi capelli in più, ma anche una faccia da cazzo, quel ragazzino imberbe e impertinente, spavaldo e fiero. Ci sono io e questo immortale Walkman Sony, dove come afferma David Byrne in Come funziona la musica: una volta indossate le cuffie è possibile udire e apprezzare dettagli e finezze perché il materiale ritmico sopravvive splendidamente e resta intatto. Riesci e sentire il cantante che inspira o le dita sulle corde della chitarra. Perché a volte incontri un artista, un musicista, un poeta o un cantastorie, che ti aiuta a saltare, di brano in brano, d'accordo a disaccordo, da un punto esatto della tua vita. Dove non vorresti più trovarti, dove non saresti più in grado di resistere un momento di più. 

E questo sono io, a diciassette, ventidue, ventotto, trentacinque o dodici anni. 

II

E' veramente tosta. Ci provo, senza appunti e senza base di appoggio, del resto un buon capoerista deve saper stare in equilibrio su una nuvola di stupore e di sudore. C'è un momento mentre ci si scontra in cui si percepisce la vera essenza e la natura dell'avversario. Capisco più cose oggi, di quante ne avevo percepito mentre stavamo a contatto. Che cosa ci unisce al desiderio di felicità e stabilità. Io ho capito cosa sono. Un piccolo equilibrista di periferia, che costruisce e disfa, tutto ciò che ha creato durante il giorno che ha preceduto questo momento. Credo che il tempismo, sia nella vera natura delle cose. Ora sono come fluttuante, eppure non ho mai visto la vita più chiaramente come in questo preciso istante e non so a cosa di preciso sia dovuto, ma inizio ad amarmi e ad amare ogni cosa, come non ero stato capace di fare, quasi mai. Amo me stesso e tutto quello che mi circonda e divento ogni giorno che passa molto più comprensivo e tollerante, verso gli altri, verso gli affetti e quei legami che tengono uniti. Sarà l'energia della musica e del rock, sarà che il flusso scorre possente in me, come se fosse un fiume, che mi porta vicino a una cascata di impressioni, di ricordi e di sensazioni. E' una fase cosmica, che trascende il senso stesso della vita.

III

I suoi abiti sono sporchi, ma le mani sono pulite. Sei la cosa migliore che lui abbia visto. Desidero abbracciarti ora: mentre la notte è ancora all'inizio. (Bob Dylan)

Ci sono momenti in cui non percepisco alcuna sensazione e non è spiacevole. Paradossalmente riesco a respirare meglio, proprio in questo momento di ansia, di cardiopalma, ho trovato la mia misura, un paio di scarpe comode e un senso di equilibrio che per anni avevo cercato. Ho pensato di vivere dentro il mio sogno, perfetto e a misura del mio altro e altissimo sé. Capisco che proprio in tempi e momenti difficili si vede la grandezza di veri uomini. Io sono pensiero, io sono un essere capace di fluttuare e di rimbalzare, da frase a discussione, senza perdere la reale essenza del sé, semplicemente perché sono fatto di materia impalpabile e complessa. Sono un atomo perfetto, proprio perché esistente in uno spazio altro, dove c'è pulizia e solitudine. Amata solitudine, momento divino, dove un Fauno d'acqua dolce trova una brocca fatata entro cui dissetarsi della propria inconsistente natura. Vivo nel reame del pensiero e sono libero. Per la prima volta posso spiccare il volo, senza che nessuno mi dica cosa fare e cosa non fare, a che cosa devo pensare e cosa è pensiero. Tutto ciò che è giusto e quello che crediamo possa essere il senso di giustizia. Io sono. Esattamente ciò che desidero è. Il pensiero non può ammalarsi se non compie alcuna azione. Stiamo sperimentando un nuovo modo di vivere. Siamo dentro una grande matrice truccata, dove non ci sono sbocchi né è possibile uscire. L'essenza però è vivere liberi, come dentro un cubo di acciaio, dove non ci sono possibilità di scappare. Dentro questo universo altro, la vita pare si sia interrotta, non bloccata, e non vedo alcun virus, a parte quello che rende le persone timorose, di dover dimostrare di aver vissuto una vita che forse non desideravano. Io ho vissuto fino a questo momento nel pieno del disprezzo e della consapevolezza. Ho compiuto un percorso che mi aveva già allontanato da tutto, dagli amici, dai legami. La vita è molto più interessante di quanto non imponga la necessità, perché le forze che la governano non sono esclusivamente pragmatiche. Adesso mi sono liberato e sono riuscito a vincere, nella sconfitta e a perdere in un mondo di specchi e di sogni che viaggiano al contrario. Basterà saltare in uno specchio d'acqua per vivere di luce riflessa dentro il riverbero del nostro avvenire. Sono sopravvissuto a ogni stortura, inclusa la mia mente. La luce della mente potrebbe spegnersi, ma io non ho mai pensato di averne una. Quindi ora manderò un curriculum all'Enel, e cercherò di essere solo un Diogene che però invece di vivere dentro una botte di ferro, osserva la distruzione di un mondo antico, fatto di troppo metallo e di poco entusiasmo ed equilibrio.

IV


Illustrazione di Elena Artese

sabato 26 dicembre 2020

My mistress’ eyes are nothing like the sun

 

My mistress’ eyes are nothing like the sun

(Flanella Walkman Kerouac - Sumner Edition)

Penso che le canzoni davvero meritevoli, che trattano il tema dell'amore sia meglio ascoltarle dopo la fine di una storia, non prima. Perché ascoltarle prima, o durante, è un lusso che non dobbiamo permetterci; un vantaggio in una piccola sporca guerra che non bisogna concedere al nemico. Ecco, se dovessi dire qual è il più grande inganno dell'umanità, penso sia quello che sostiene come due innamorati possano vivere in armonia. Non c'è nessuna armonia né fratellanza in un rapporto di coppia autentico: per me invece è la cosa più vicina a una battaglia, a una guerra di confine tra due popoli in competizione ed eterna rivalità tra loro. La vera armonia sta nell'amicizia, è quella l'unica carta autentica in un mondo di conflitto, scontro e battaglia quotidiana.

Così come tu sei, sei tal tiranna quanto l'altre, che la beltà fa altere: lo sai che per il mio cuore che t'ama sei il più raro, il più splendido gioiello. 

Quando ero molto giovane ascoltavo, preso da autentica brama di vita e scoperta, le canzoni di Sting. Di lui mi avevano parlato in tanti, ma se devo riconoscere una persona, che mi fece scoprire i suoi dischi, la scelta deve ricadere su un amico. Si tratta di uno di quelli persi per strada, ma senza una reale volontà di lasciarsi qualcosa di non detto alle spalle. Come quando si chiude un ciclo, per aprirne un altro più radioso. Ci siamo incontrati in una notte di tuoni, fulmine e vento idiota, ci lasciamo nella luce di quel giorno di eclisse. E' una sensazione magnifica, che ti concilia con il mondo, che ti fa sentire protagonista di un'opera di Shakespeare, ma sto divagando, anzi no, il nesso tra il Bardo dell’Avon e questo scritto c'è eccome, ma ve lo dirò più avanti forse, o forse no. Vi dicevo di questo mio amico. Lui aveva la mia stessa età, ma frequentava il liceo Europeo. Aveva un'autentica passione per le lingue straniere. Io invece ero un tamarro di periferia che vestiva male e leggeva poeti beat. Fu la voglia di divertimento, di fumo e di far baldoria a unirci, e poi a separarci. Non ci scambiammo mai libri né videocassette, perché dei due quello appassionato di film ero soltanto io. Però ci scambiammo tante cassette, che mettevo sul mio walkman: quell'immortale Sony di cui vi ho già detto in uno dei capitoli precedenti. Una delle pagine passate, ma non dimenticate né rinnegate, della mia eterna adolescenza. Eppure l'approccio con le canzoni Sting non lo dimenticherò mai! Facevo il secondo liceo scientifico, con scarsissimo successo e con scarsissimo successo inseguivo quello che credevo fosse amore, invece era Gin Tonic! Portavo d' estate zoccoli di legno e jeans tagliati che oggi sembrerebbero metrosexual, ma all'epoca nessuno portava vestiti così fighi, o meglio nessuno tra i miei conoscenti, quindi anche il mio era ritenuto un outfit accettabile. A ripensarci non lo era per niente, ma bisogna comprendere che venivamo dagli anni d'oro del Grunge: Seattle dominava la scena giovanile, anche se io non sembravo così colpito da questo aspetto. In quel periodo stavo scoprendo i sonetti di Shakespeare. Fu una rivelazione quindi avvicinarmi alle canzoni di Sting, in particolare a due album come …Nothing like the sun e Ten Summoner’s Tales. Un bagliore accecante, come il sole di luglio in un'estate infinita e indimenticabile dei miei 16 anni. Saranno state anche le Diana blu che fumavamo o tutto quel dannato gin tonic, eppure credetemi, quelle canzoni mi entrarono sottopelle e fecero il loro effetto: potere lenitivo della Musa e della musica. Io avevo una cotta per una che giustamente mi vedeva solo come amicone, ma non ero abbastanza audace per dire ma bafanculu a tia e a mammata!

Scìupio vitale in scempio di vergogna è lussuria in azione, e lì, lussuria, è spergiura, di sangue e infamia sozza, brutale estrema incredibile cruda. 

Così soffrivo ascoltando Sister Moon di Sting, leggendo I sonetti di Shakespeare. Prima che possiate esprimere empatia, simpatizzando col sottoscritto vi fermo subito. Devo confessarvi una cosa importante: a quei tempi non ero affatto il simpatico burlone che conoscete adesso. Ero un cacacazzi pieno di complessi e con tanta smania di vita, che si tramutava in una tragicomica visione del cosmo che Mr. Bean e il ragionier Ugo Fantozzi, a paragone, erano medaglie d’oro alle Olimpiadi indette in Via della Povertà. Sì, lo so: sto nuovamente divagando! Sapete, penso che la vera ironia non sta nel prendere in giro gli altri, facendosi beffe dei loro difetti ed errori di fabbricazione. È meglio raccontare le cose in modo sghembo, come ci ha insegnato il Bardo dell’Avon, dire sempre l'opposto di quel che si vorrebbe dire, perché la vita è fatta principalmente di antifrasi. 

Quando quaranta inverni assedieranno la tua beltà, trincee scavando fonde, quei bei panni di gioventù, cui guardano tutti, saranno pezze da straccioni.


Solo un vero uomo può sopportare l’ignoranza con un sorriso
, ma questo non lo capivo, perché non riuscivo ancora a essere completamente me stesso, non sapendo che nella notte la luce di una candela può illuminare come il sole. Ma era d’estate, mi pare fosse quella volta dell’eclissi di sole, o qualcosa del genere. Io passavo il tempo a fumare, a leggere e a bere, con gli amici che avevo conosciuto da poco. A questo punto qualcuno potrebbe pensare: ma che bel modo di passare l’estate che avevi trovato!?! Avete anche ragione, ma mi piacerebbe sapere e vedere come è stata la vostra, di estate, quando avevate tra i 16 e i 17 anni!?! Però la sera, ma qualche volta anche di pomeriggio ci si divertiva, specialmente quando c'era Michele con la sua chitarra e con il suo marocchino che scioglievamo sulla mia raccolta di sonetti di Shakespeare. Ecco: ora ditemi che leggere non serve a un cazzo, ditemelo pure. Io intanto alzo il volume del walkman appena lo trovo, facendo tutto il rumore possibile col passo incerto da Paperino su zoccoli di legno, che sembrano trampoli in miniatura, adatti per saltare con energica baldanza sopra una pagina triste di una adolescenza incerta, Fly on little wing! Come ho affermato in precedenza: io quell'estate ho capito che c'erano storie che non potevano funzionare al cinema, forse, ma che avevano valore nella vita di un ragazzo disadattato di provincia, che era molto più bravo a leggere e a capire un sonetto di Shakespeare che a bere, fumare, fare a botte o baciare le ragazze. Ha certamente ragione il buon vecchio Jack quando afferma che "c'è troppa solitudine in questo mondo di struggimenti."

Non lasciar dunque che il rovaio sfregi la tua estate, distillati prima in qualche fiala dolce, un luogo eleggi al bel tesoro prima che si uccida.

Postilla su Nothing like the Sun

Su Nothing like the sun ci sarebbe davvero tanto da dire, soprattutto se pensiamo a una canzone come Englishman in New York dedicata a Quentin Crisp: brano che è forse la sintesi di questo lavoro, al pari di Sister Moon e degli altri episodi maggiori come The Lazarus Heart, Fragile, Straight to My Heart e They Dance Alone, solo per citare qualche titolo, malgrado siano tutti meritevoli di encomio. Si tratta di un lavoro di cuore e di sentimento. Non a caso la parola cuore, heart, ricorre nei testi, sin dai titoli: Be Still My Beating Heart, Straight to My Heart e l'opener affidata a The Lazarus Heart, che parla della morte della madre dell'autore. Raramente Sting apparirà così ispirato e votato a raccontare una storia sempre coerente e molto ispirata. Eppure le tematiche a ben vedere sono molteplici: vanno dalla perdita (The Lazarus Heart) alla ricerca dell'amore e dell'amicizia vera. Mi piacerebbe citare la bella recensione apparsa sulle colonne di Rolling Stone a firma dal decano Anthony De Curtis, il quale congeda questo lavoro definendolo un disco ricco di suggestioni, ispirato e completamente riuscito. Per me si tratta di un album a cui sono legato per via di ricordi molto belli. Naturalmente il collegamento coi sonetti di Shakespeare lo rende se possibile ancora più importante: chi meglio di Sting può infatti incarnare al meglio la figura del "fair friend" che domina la prima parte dei sonetti shakespeariana. Detto questo: Nothing like the sun rientra tra i 30 dischi che mi porterei sulla famosa isola! 

Gli occhi della mia donna non sono come il sole; il corallo è più rosso delle sue labbra: se la nave è bianca, il suo petto invece è grigio; e se i capelli sono come filamenti, sulla sua testa crescon fili neri. 

(William Shakespeare)

venerdì 25 dicembre 2020

Invocando il fantasma della Polvere

 


Invocando il fantasma della Polvere

(Dweller On The Threshold)

Ci sono momenti in cui tutto quello che desideri è restare sdraiato su un letto, mentre fuori il clamore reclama una pausa ristoro, dal vociare disturbante di chi ha voglia di bruciare e fare baldoria. Tu invece desideri solo quel momento d'intima comunione. Per te la differenza la farà il singolo momento, quel single malt che risiede in ciascuno di noi. È qualcosa di ascetico che ti porta il più delle volte a sbagliare percorso, volontariamente, come quando ti aggiri ramingo e furtivo in una notte che avvolge ogni utile pensiero. Ma tu non hai pensieri utili da quando sei nato. Eri spinto da passioni, eri sostenuto dalla fede, dallo Spirito. Non quello legato alla religione. Non quello degli uomini di buon senso, di comunione. Ogni volta che vedo gente che si raduna per rispondere ad una chiamata, sento qualcosa di finto e artificioso. Ho bisogno di misticismo, di entrare in una nuova dimensione. Di chiamata che attende risposta, senza cadere nel vuoto, nel dimenticatoio. Senza perdersi nel vento, come diceva qualcuno. Ora sono qui, fermo con lo sguardo rivolto al cielo, mentre attendo la risposta dal mio fantasma della Polvere. Lui ha tante doti, ma la più importante è quella di condurmi in una dimensione altra, verso le barriere d’Ercole del mio Spirito guida. In fondo si tratta di quel particolare blues che vige in ciascuno di noi. È la chiamata spirituale, quella autentica. 

Cambia il tuo pensiero e cambierà idea. Non è un vero mistero quando vedi con chiarezza vibrante una frequenza più alta. Riempi il tuo scopo mentre svolgi la vita quotidiana, fino a capire cosa vuol dire vedere con precisione le cose che ti circondano. Il fantasma della Polvere provvederà quando ti sentirai giù, collegati anche tu, realizza il tuo scopo mentre svolgi la vita di ogni giorno. 

Non reco offesa a nessuno dei miei antichi avi, non cerco nemmeno il loro perdono e chiedo venia a tutti se sono alla ricerca di risposta: qualcosa di vero e tangibili, qui, mentre mi affaccio a fatica dalle tenebre che hanno invaso questa dimora. Sono nella mia tana e non cerco rifugio e non ho ristoro. Cerco l'abitatore della soglia in compagnia di un disco Soul di Van Morrison da Belfast. Oh, Dweller On The Threshold! Cerco l’abitatore della soglia in compagnia della mia anima inquieta. Leggo Edward Bulwer-Lytton, il quale designa un'indefinita entità soprasensibile, erroneamente identificata come il male che aleggia in ciascuno di noi. Ma è solo la radice profonda, di una sensazione che oggi qualcuno sta chiamando thriller, che un tempo era nel blues, dentro la sensazione di malinconia, innata negli esseri senzienti, dentro il cuore degli esseri sensibili. L'abitatore della soglia è il mio Spirito che mi conduce alla verità del mio profondo Io. Attenzione! Qui stiamo per entrare nel territorio accidentato della teosofia, ma non vedo al momento altre soluzioni, per uscire da questo baratro infinito in cui siamo sprofondati. Invoco tutti gli spiriti dei miei antenati e non faccio distinzione, voglio schierare sul campo ogni Forza possibile, siano anche maligne, siano anche folletti dispettosi, ma cazzuti e pieni di baldanza. Sto ascoltando il mio gatto nero che miagola in questo giorno senza luce, in questo gioco dove chi perde accede verso un nuovo livello. E non ci sono vaccini che possano darci sollievo, dalla pazzia del nostro cuore pulsante. La speranza è data da questa incrollabile fede, dettata dall'incapacità di soccombere, quando lo spirito che la ospita è accolto in un nuovo corpo. Mi rivolgerò allora all'uditore silente, oh Astrale Creatura, mio Signore, mio spirito della Polvere, chiedo udienza, chiedo perdono! Abbandono la soglia di attenzione, abbandono l'uscio e mi lancio in questa nuova avventura, pieno di speranza, pieno di livore e rancore, necessario per sopravvivere e per andare avanti. 

Senti l'angelo del presente nel potente fuoco di cristallo, sollevami, consuma la mia oscurità. Fammi viaggiare ancora più in alto, mentre attraverso il terreno in fiamme, fammi scendere in acqua, lascia che la grande illusione affoghi in sé stessa.

Davanti a me si aprono visionari squarci di misticismo. She Gives Me Religion: è panteismo naturale. C'è un’irriducibile similitudine tra il mondo e l’esperienza che abbiamo. C'è un Leone sulla strada, c'è un demone sfuggito, ci sono mille sogni spezzati. C'è un panorama rapito, dove la bellezza si nasconde e leva repentinamente le tende. Non vorrei, ma poi ancora, forse posso. Oh, se solo potessi trovarti stanotte, mio Signore, mio Spirito Guida, mio fantasma della Polvere. Non è né giorno né notte. È l'alba che viaggia a brevi onde al battito delle ali di un albatro scuro. I suoni che mi giungono sono attutiti, rimbombanti, smorzati, come se i travagli dell'uomo si svolgessero sott'acqua. Sento la marea che si ritrae ma non ho paura di essere risucchiato, sento le onde che sciabordano ma non ho paura d'affogare. Cammino tra i relitti e i rottami del mondo, ma i miei piedi non sono contusi. Non c'è limite al cielo né divisione tra terra e mare. Mi muovo tra chiusa e orifizio, ma con piede instabile, che scivola. Supino o prono, di fianco come il granchio o a spirale come un uccello, tutto è beatitudine vellutata e indifferenziata. 

Sollevami, consuma questa mia oscurità, quando la notte sale io uscirà dall'oscurità per entrare nella luce. Canterò un inno secolare, mentre l'alba sta per finire. Ora il fantasma della Polvere provvederà oltre la luce. Ora il fantasma della Polvere provvederà oltre il bianco.

giovedì 24 dicembre 2020

A Kind of Magic

 


A KIND OF MAGIC – (Atlas Thought)

La musica è la forma più forte di magia. (Marilyn Manson)

Bisogna che gli uomini acquisiscano una visione totale che li accomuni per ottenere risultati. Non basta schioccare le dita a tempo e dire: andrà così, se non c'è una formula magica non riesci a vendere nemmeno una bibita gassata, in questo strano vecchio mondo. Serve qualcosa di più per vivere il tempo, per capire come gira questo motore a ottani, che certe volte non ne vuole proprio sapere di marciare per il verso giusto. È un viaggio onirico di sola andata, quello che conduce al percorso della consapevolezza. Oltre i limiti stessi del tempo, del corpo e delle emozioni.

C'è un sogno in questo percorso, c'è un'anima che spinge e poi c’è un prezzo da pagare. Tutti noi siamo sospinti da uno scopo: qualcosa di ancestrale e nobile, che non sappiamo comprendere né spiegare, ma che brucia dentro noi; quegli informi esseri che popolavano un tempo questa terra. È uno scopo: come un bagliore dorato di ciò che dovrebbe essere. È pura magia. Un raggio di luce ci ha mostrato la via, acqua di stelle ha reso fertili gli infiniti campi del cielo. È una sveglia che sta suonando nella mente, ma è così sottile e bassa che nessuno riesce mai a percepire. Si confonde con i battiti del cuore, con le pulsazioni della nostra esistenza, fino ai laghi bianchi del silenzio, quando l'attesa non è altro che eternità. Il giorno sarà l'alba e nella luce troveremo un modo di unirci, di ritrovare speranza, un modo nuovo di far splendere la nostra ragione. Fortuna e magia regolano questo mondo, non certo buone intenzioni. E queste cose non le puoi controllare. Che cos'è un punto magico? Come si ottiene? Do you believe in magic? Credi nella magia? Credo nella voce di Freddie Mercury e penso che ci sia magia in questa notte. Tutto quello che succede, tra le parole non dette e il linguaggio gestuale tra due persone che si guardano, ma hanno paura anche solo di sfiorarsi, è pura magia. 

Capita raramente ma quando accade sono scintille, fuochi d'artificio senza polvere da sparo. Se sei fortunato sentirai il thriller squassare la tua catena vertebrale cinque-sei volte, nel corso della tua esistenza, proprio come Eracle, come Atlante. Pilastro del cielo, che regge la terra. Può capitare quando meno te lo aspetti. Per alcuni è il suono di una chitarra o di un pianoforte, per altri sarà una vecchia foto in bianco e nero, per altri ancora un calcio a un pallone, un'acrobazia a corpo libero, un pugno tirato a un sacco, o in faccia a qualche povero coglione. Non ha importanza e non è questo il punto. Il punto è che c’è solo alchimia, non esistono regole. Accade o non accade. Non lo puoi certo stabilire: non è un assioma matematico, anche se la poesia è fatta di regole, proprio come la magia, come un dipinto di valore, come quel brivido che non puoi sentire a comando. Siamo esseri limitati, non solo nel tempo, non solo nello spazio, ma nella percezione dei sentimenti, delle azioni. Non puoi apprenderlo a scuola, dato che nessun insegnante è disposto a dirtelo, dato che nessuno adesso è disposto per un semplice compenso a rinunciare condividendo un pezzo di intimo stupore. Non ci sono più quei maestri di un tempo, quelli capaci di rischiare una denuncia per plagio. È proprio questo il motivo autentico per cui questo mondo sta marcendo. Si sbagliava Celine, non è a causa del voler avere ragione. La verità è che l'uomo come essere pensante si è seduto su un giaciglio di inconsistente illusione e vacuità. Invece l'uomo è una macchina perfetta se si muove, se condivide, cade, calcia un pallone, suona uno strumento. Può battere le mani in segno di resa, in segno di condivisione. In quel caso il suo essere limitato, nel tempo e nello spazio, decade. È nel suo agire collettivo, nel suo motore pulsante che l'uomo risorge, è così che l'uomo vince. Proprio come una rovesciata in area di rigore, un assolo suonato su un cavo elettrico bagnato, in bilico tra l'oblio e la redenzione, tra la ragione e la follia. È una battaglia che deve condurre con tutto il sentire, rischiando la caduta in un baratro infinito, nel nulla cosmico. In quel modo l'uomo, come essere senziente e pensante, vince, vive e supera la propria Natura, di primate che si è voluto elevare a Re di una catena alimentare che lo penalizzava, che non lo faceva esprimere per tutta la sua creatività. Per il suo spettro di sentimento e distruzione. Non sappiamo se questo sia stato un bene per il pianeta, ma non possiamo nemmeno rinunciare alla nostra vera natura. C'è un’irriducibile differenza tra il mondo e l’esperienza che abbiamo. Non agiamo direttamente sul mondo. Ciascuno di noi crea una rappresentazione del mondo in cui vive; creiamo sempre una mappa che usiamo per originare il nostro comportamento. Per Hermann Hesse la musica fu in epoche preistoriche una pratica magica, uno dei vecchi e legittimi mezzi della magia. La natura dell'uomo è quella di plasmare un mondo a sua immagine e somiglianza, capace di contenerlo e non di respingerlo, come ha sempre fatto dalla notte dei tempi. Abbiamo inventato mappe e rotte infinite, abbiamo inventato Dio. Lo abbiamo fatto poi morire, per non rinunciare a quel brivido, al thriller. 

La scoperta, la luce della conoscenza e della creatività ci accompagna, da quando non eravamo consapevoli, di essere macchine difettose senza un bravo meccanico, capace di ottenere il meglio dai meccanismi del corpo: sistema imperfetto, ma funzionante e funzionale. Come una specie di rito magico, che va capito e visto senza trucchi, senza quel Abracadabra e senza la bacchetta magica. Oggi può essere il primo giorno di un nuovo anno felice, se lo desideriamo sul serio! Perché privare la magia del suo mistero è assurdo come togliere il suono alla musica. Profondamente convinti e coinvolti che ogni idea possa trasformarsi o in polvere o in magia, dipende da come il talento la strofina. 

Questo universo è pieno di oggetti magici, che aspettano pazientemente il nostro ingegno, per meglio autodefinirsi. Henrik Fexeus sostiene che si ha pensiero magico, quando insistiamo a voler vedere un collegamento anche quando è dimostrato che non esiste. Qualunque cosa tu possa fare, qualunque sogno tu possa sognare, comincia. L’audacia reca in sé genialità, magia e forza. Perciò è tempo di iniziare. Non c’è nessun mumbo jumbo, non c’è nessuna pozione da ingurgitare o inventare. È soltanto nella nostra mente ed è questo il segreto, ed è questo il limite, che troppe volte ci ha condotto alla rovina, ma non oggi, non qui, perché scrivere è la magia migliore che conosca.

 "This rage that lasts a thousand years / Will soon be, will soon be / Will soon be gone / This is a kind of magic."

 N.B. “Atlas” è una illustrazione di Luca Merli.


giovedì 10 dicembre 2020

You Can't Get What You Want (Till You Know What You Want)

 You Can't Get What You Want (Till You Know What You Want)

- Ascoltando Night And Day e Body and Soul di Joe Jackson - 


Il vero problema della mia adolescenza è che preferivo ascoltare Joe Jackson e Lee Konitz piuttosto che Ian Curtis e Bobby Gillespie. Solo che alle ragazze piacevano sempre i Joy Division, i Cure o al limite The Smiths. Quando ti andava bene sapevano qualche pezzo dei R.E.M., Nirvana o dei Red Hot. Ecco se dovessi riassumere la mia adolescenza potrei affermare questo: tanti libri e troppi film, tutti sbagliati. Tutti troppo vecchi, a volte troppo in anticipo rispetto ai tempi che stavo attraversando e che stavamo vivendo. Questo ha significato correre sempre all’indietro, anche nel mio presente attuale, penso.

Vi siete mai chiesti come mai ai Festival musicali nessuno indossi una maglietta di gente come Billy Joel, Paul Simon, Joe Jackson o Chris Rea? Potrei andare avanti coi nomi all'infinito, ma sarebbe inutile e noiosi. Sicuramente avrete capito a cosa miro e state già pensando che questo incipit da alternativo a tutti i costi non vi piace granché. Del resto vi capisco bene, vi state sentendo un po' punti sul viso, vero?

Prima di andare avanti faccio outing: benché apprezzi e non poco tutti i nomi sopra citati, questa non è la crociata solipsista del fan frustrato. Affatto: vi capisco bene. C'è solo una differenza tra molti di voi e me. Non ho mai aspirato ad avere gusti conformi, perché penso che la musica, per quanto possa avere una funzione sociale, debba essere prima di tutto un fatto personale, intimo. Sono nato musicalmente con le cassette e il walkman. Raramente ho apprezzato band o solisti ascoltati in gruppo, e aggiungo in massa, così tanto per citare Walt Whitman, a caso. Il punto però è un altro: prima o poi anche un melomane Old Fashion deve scendere a patti e come diceva il luminare Pino The Saint: elemosinare un po' di figa (o di cazzo, dato alla fine sono gusti!). Il problema è proprio questo, come diceva anche Lester Bangs: fare l'orsacchiotto di periferia va bene, ma prima o poi senti un richiamo ancestrale e non è certo un vecchio disco di Lead Belly, né tantomeno di Mississippi John Hurt che possono cambiare la tua vita di single! Nossignore! Non ho nulla contro il blues del Delta, né verso quello più rurale e roots, tutt'altro. Però penso che non ci sia bisogno di fare grandi distinzioni di genere, di matrice, a meno che tu non lavori in un negozio di dischi. Io non c'ho mai messo piede, anche perché non sono una persona tanto attratta dal miele, né dalla pornografia. Ho sempre visto, ascoltato e letto solo per cultura personale. Non credo molto nello sfoggio, perché secondo me è più utile mostrare un basso profilo. È un po’ come nella savana: ho sempre pensato che il miglior esemplare non faccia proprio una bella fine. Esattamente la stessa cosa che avranno pensato musicisti di seconda fascia, o se preferite il termine, di retroguardia. Penso non so, a un John Martyn, ma anche a tutti i nomi che ho citato in apertura. Che cosa doveva essere ascoltare un bel disco di Joe Jackson proprio negli anni di esplosione della scena musicale anni ottanta? Bella domanda, questa!

[...] E così mentre tutti potevano struggersi per le solite band di culto, o per quelle derivate dalle prime, io che facevo durante i miei 17 anni? Cercavo a ritroso tutto quello che non era considerato fico, cool o di pelliccia. Decidete voi l'etichetta che volete dare alla vostra musica del cuore. Sia chiaro, non vi sto accusando di essere dei poser del cavolo, anzi semmai è l'esatto contrario. Il problema sono io che vedo e leggo al contrario, dannato mancino del cazzo che non sono altro! Quelle poche volte in cui mi sono mosso a tempo è stato al ritmo di You Can't What You Want, so che è strano da crederci e che sembra una sdolcinata serenata dedicata ad una sciroccata stile Tutti pazzi per Mary, ma credetemi sono veramente attratto da questo tipo di suono. Datemi The Nightfly di Donald Fagen e vi solleverò d'umore, oppure datemi Imperial Bedroom di Elvis Costello & The Attractions! Dischi che adesso puoi anche trovare a cinque euro nella cesta di un ipermercato. E quando arrivi alla cassa se sei fortunato becchi il tipo giusto che mentre ti batte lo scontrino facendoti pagare, ti regala un suo ricordo di un festino anni ottanta, ambientato in quella Cosenza da bere, entusiasta e un po’ spensierata, forse, ma comunque audace, che sapeva ancora divertirsi, che sapeva davvero vivere! Datemi Body and Soul e quel sound un po' jazzato e io vi mostrerò un disadattato felice. Sarà che a differenza di quello che dice il sindaco Joe Quimby nei Simpson, Dio ama il jazz. Il jazz è il risultato dell'energia che si è accumulata in America. Vabbè, non esageriamo, ma San Pietro sicuramente ha una raccolta di Sonny Rollins e tiene stretto l'autografo di un mastro artigiano quale è Joe Jackson è. Fare musica non vuol dire solo combinare inventiva ed emozioni: comporre significa mettere insieme ciò che si sa della musica con ciò che si sente. È uno dei dischi più intensi e meglio suonati di un decennio che prima o poi dovrà essere sdoganato anche dalla cultura alta, visto che il mainstream lo ha già fatto. Sono quelle atmosfere fighe very british, da libro di Nick Hornby, da romantica serata a lume di candele o qualcosa del genere. Body And Soul, anno di grazia, 1984. Basterebbero già solo alcuni titoli per farmi impazzire, e mi basta certamente quella precisione, quasi da metronomo degli arrangiamenti, senza dimenticare poi quell'atmosfera che pervadeva anche il disco precedente, Night And DayMi piace pensare a come doveva essere ascoltare un disco del genere magari in un posto come Amantea, Cetraro o San Lucido, con qualche anno di differenza. È un melting pot shakerato con il giusto pizzico di follia, ben dosato con ammirazione, sensibilità e sarcasmo. Che poi mica scherzi: avercene di questi tempi di brani come Breaking Us In Two, Steppin' Out e A Slow Song. Canzoni ironiche e già mature sull'impossibilità di vivere una storia d'amore normale. Per me Joe Jackson era un po' il Sergio Caputo inglese, uno di quelli con classe e sfotta da primo della classe. Uno che ascolta Cole Porter ed è capace di tirare fuori dal cilindro un disco del genere, bisogna levarsi tanto di cappello, come si usa dire in UK. E poi quella voce: evocativa, potente e precisa. Vi farà strano visto che spesso esalto gente come Van Morrison, Springsteen/Petty/Mellencamp o addirittura Dylan, ma secondo me ci sono serate in cui quello che ti serve è un buon bicchiere di brandy, l'atmosfera giusta e un disco come Night And Day che gira nello stereo con il volume adeguato. È musica che va ascoltata in certi momenti, solo quando è davvero in grado di racchiudere un istante di beatitudine, quando tutto seppur per poco sembra girare al ritmo giusto, in attesa di quel momento dove le cose si sistemano, tra una marimba e un ritmo un po' tropicale, come un cocktail bevuto in riva al mare, con la persona giusta. New York State of mind. Eh, sì potresti essere proprio tu che ora mi leggerai quella persona, per me! Ricorda però quello che sosteneva George Gershwin: “Non possiamo mai fidarci dell'ispirazione. Quando ne abbiamo più bisogno, non arriva mai.”

Non sono mai stato un grande fan della musica anni ottanta, ma se prendiamo il triumvirato costituito da Costello, Jackson e Fagen, con aggiunta di un Chris Rea o di Billy Joel, contatemi pure, perché sarò certamente dei vostri!

 

Dedicato a Paolo Rossi, a quei gloriosi ragazzi del Mundial ’82.

 

El Pepparion de la Island


venerdì 4 dicembre 2020

Fiori di pietra per Tijuana

 


Fiori di pietra per Tijuana (Caravanserai)

Apri gli occhi e inizia con me questo nuovo giorno. Un modo nuovo di vivere è quando il mattino bisbiglia mentre il sole si muove con te. Questa nostra via ci appartiene, tutto sta filando secondo i nostri piani. Ecco la mia mano, raggiungila, prendila e conducimi fino alla fine del tempo. Lo hai sentito come un brivido che parte dalla colonna vertebrale. Siamo figli e fratelli, siamo sorelle che provengono da un medesimo seme, questa nostra via ci appartiene. Tutto adesso sta filando secondo il nostro piano segreto.

Sdraiato sul letto osservai lo splendore della Via Lattea sopra la finestra. La musica irruppe come un mondo di silenzio in fiamme e fuoco, come un assolo di Carlos Santana. Si dice che il limite dell'arte sia la vita umana, che tutto quello che possiamo fare è andare avanti presentando nuovi modelli di armonia. Il bello dell'arte è che può permettersi di fallire. La maggior parte dell'arte è fallimento permanente. È vero che le cicale cantano, ma è un canto che viene da un altro mondo, è lo stridore dell’invisibile sega che sta tagliando le fondamenta di questo. Ancora e ancora, il grido instancabile delle cicale trafigge l’aria afosa dell’estate come un ago al lavoro su uno spesso panno di cotone. Cicale, sorelle nel sole, con voi mi nascondo nel folto dei pioppi e aspetto le stelle, diceva Quasimodo. Povero Salvatore, grande poeta, grande sognatore, che però non ha avuto la fortuna né il talento di ascoltare un disco come Caravanserai o Abraxas. Ogni tanto penso a come sarebbe stata la vita di un poeta come Leopardi se avesse ascoltato i Nirvana, se avrebbe tratto gioia nel riconoscere i suoi concetti cardine utilizzati e musicati da un rocker come Bruce Springsteen. Li avrebbe di certo apprezzati e valorizzati, essendo artista con sguardo universale, con una visione cosmica. Sappiamo invece da dove traeva ispirazione Carlos Santana, coi suoi fidati Gregg Rolie e Mike Carabello. Sappiamo quale crogiuolo fosse San Francisco, chiamata dai santoni beat Frisco, durante gli anni sessanta. Il misticismo, l'anima latina del rock acido e lisergico, una chitarra fluida e selvatica, che noi tutti sappiamo riconoscere fin dalla prima nota, già al primo fraseggio tipicamente latino e blues. Due anime che possono convivere, come un fuoco di San Lorenzo, come una lunga e prolungata estate. Di quando il sole non cedeva il passo alla notte, perfino nelle timide sere di settembre, perfino quando gli altri stavano tornando ai loro obblighi scolastici. Per noi contava solo la musica, bastava davvero una chitarra e un bongo per risolvere una serata. Noi non lo sapevamo ma eravamo ricercatori di mediazione fra l'uomo e il dio Sole. Oh Abraxas, oh mia nomade Regina di Saba! Un assolo di Santana era come un coito prolungato. Un caldo orgasmo acustico in un pomeriggio d'estate. Quando la vita era tutta di là da venire. Quando la sola cosa che contava era bruciare di vera passione. I primi album di Santana hanno qualcosa di eroico. Poesia di strada, solare e dinamica. La musica vibra così come il cordone ombelicale di coloro che ascoltano. In fondo tutti prima o poi devono abbandonare le proprie valigie di illusioni.

Caravanserai sarà per sempre la colonna sonora ideale di una lontana estate spensierata. Quando bastava portare capelli lunghi e basette alla Elvis, o una camicia a fiori per essere liberi e felici, wild and innocent, selvatici e innocenti. In fondo è giusto avere nostalgia della nostalgia provata? Sì, anche se dicono che non è facile colmarla. Un sentimento troppo lontano, evanescente, eppure di valore, come un Caravanserraglio per un dromedario, perso tra i suoi blues, tra chitarre e tamburi, tra un pianoforte polveroso e scassato e l’oblio infinito. È la remissione dei peccati che ancora non conoscevamo, ma che stavamo per commettere.  Santana era un sogno a occhi aperti, una chitarra di fuoco. Quel primo Santana che va dal disco di esordio omonimo fino a Moonflower contiene una miscela esplosiva di emozionanti brani. Colonna sonora istantanea per ogni celebrazione di vita e di ritualità condivisa. Perché ci sono musiche e band che si lasciano apprezzare e comprendere a fondo in solitaria. Non è il caso dei Santana. È musica comunitaria fatta di condivisione. È il rito collettivo di un bottellon in Piazza Duomo. La magia di Abraxas, il misticismo di Caravanserai.  È la canna fumaria del divertimento e della festa liceale ed Erasmus. Per me Santana ha rappresentato l’ultimo stadio del divertimento fine a sé stesso prima delle responsabilità. Abraxas e Caravanserai sono l'esatto opposto del cartellino da vidimare, della bolletta del gas da pagare e di ogni altra situazione usuale in un contesto lavorativo. È una vacanza balorda in Spagna, è un viaggio esotico a Tijuana. È la calda e fiammeggiante sensazione di Maria. Incandescente e fluorescente miscuglio di suoni, di accordi che si rincorrono, freneticamente in un botta e risposta tra l’organo di Rolie e la Gibson SG di Carlos. È la Pirámide del Sol di José María Velasco. Tensione spirituale e carnale, sabba ritmico e melodia che trascende il grandioso.

Voodoo e mistero: frustrazione sessuale che diviene preghiera sensuale e armonica. Quel momento che precede il bagno di mezzanotte, quando la tequila e la sangria potevano scorrere a fiumi, come le note fluide di Black Magic Woman. Il ritmo, la sensualità del corpo: samba. Come una Roda di Capoeira. È un Bacardi invecchiato 8 anni. Come un vestito di versi e note emozionanti. Una Madonna Nera, nuda e prosperosa. Sublime e subliminale stesa sopra il mio letto. Mortalmente ferito da una bellezza selvaggia e letale, come un fendente che squarcia questa calda notte, vissuta e forse sarebbe più gusto dire sudata, mentre lo stereo andava da Abraxas a Caravanserai, fino a quello che è sempre stato uno dei miei brani preferiti: Everything's Coming Our Way. Gregg Rolie, Mike Carabello, Rod Harper, Gus Rodriguez, Chepito Areas. Mi basta ripetere questi nomi, mi basta osservare questa strana copertina, oltre quarant’anni prima di Doctor Strange e dei caleidoscopici film dell’Universo Marvel, per viaggiare dolce e lento in una samba di colori. Non servono molte parole, basta farsi prendere da questi ritmi, che sono nuovi e ancestrali, che sono acustici quanto vibranti ed elettrici. È un ritmo ossessivo e furioso, giocoso come un carnevale! Que Viva Mexico! Sulle tracce e le sensazioni raccontate da Jack Kerouac mi muovo danzando, sopra questo letto di rinunce e di vita. Perché un disco dei Santana va suonato a tutto volume d’estate, anche se fa freddo, se l’inverno sta bussando alla tua porta, tu non lasciarlo entrare, sbattitene e pensa a quel calore oscuro, a quei riff avvolgenti, a quelle cosce. Regina della Montagna di Rame! Gli spiriti del Fuoco ci guidano in questa notte sempiterna; alla ricerca del fiore di pietra a cui Danilo sta lavorando, nella visionaria opera di Sergei l'ucraino. Stone Flower - La Fuente del Ritmo. Ascesa e caduta, rinascita e cambiamento. Abbracciami e ubriacami di magia e spiritualità. Tutto l'amore dell'universo. Future Primitive, magia e sensualità. Appena in tempo per ammirare il sole. Eterna carovana di rincarnazione: è amore, devozione e resa. È grande spirito che si innalza oltre la trascendenza di una carovana nomade, di un ritmo latino che sfuma in una notte mediterranea. Abraxas è l’essenza mistica del latin rock. Il manifesto dei deboli e dei poveri in rivolta col mondo e con lo status quo.   

“È ingrato chi nega il beneficio ricevuto; ingrato chi lo dissimula; più ingrato chi non lo restituisce; il più ingrato di tutti chi dimentica.” (Seneca)


N.B. Opere grafiche realizzate da Davide Edoardo Cassano (Dec Art Company) 

Pagina Instagram: https://www.instagram.com/dec_art.it/

Sito internet: https://dec-art.it/2-home


sabato 28 novembre 2020

Letter To You - Lettera alla Vecchia America Springsteeniana


 Bruce Springsteen torna a casa e si trasforma nel Postino alla ricerca del tempo perduto. 

Dopo il 13esimo ascolto in poco più di un mese abbiamo finalmente tratto le nostre considerazioni sul ventesimo lavoro in studio del Nostro amato Bruce Springsteen. Dato che questo blog trae ispirazione proprio dal primo periodo della produzione springsteeniana, ci è sembrato doveroso parlare di questo Letter To You, un disco che già dalle prime battute si era mostrato attinente e legato proprio a quell'epoca, a quelle produzioni di inizio anni settanta, quando il giovane Bruce faceva capolino sulla scena musicale statunitense, dando alle stampe i suoi primi lavori in un lasso di tempo ridotto. Lo stesso Modus operandi con cui negli anni novanta era tornato a pubblicare Human Touch e Lucky Town (dischi erroneamente considerati da pubblico e critica "gemelli", mentre in realtà riflettevano due visioni e due stati d'animo speculari e diametralmente opposti). 

Le due anime di Springsteen sono più volte tornate nei suoi dischi, a volte convivendo in modo coeso e coerente, a volte dando l'impressione di una ispirazione parziale, poco meditata e mal prodotta. Ma non è così! Se c'è una qualità che bisogna riconoscere al Nostro è proprio quella di saper lavorare in studio, di essere diligente, volitivo, impegnato. Proprio come uno dei suoi maestri e fonte di ispirazione: John Fogerty. E' stato detto che Fogerty fosse ossessionato dalla Top 40. Forse è vero, forse no. Springsteen è ossessionato dal lavoro, dal rendere al meglio la propria visione musicale e artistica. Durante gli ultimi tempi forse questa vocazione è in parte mancata. Eppure, se l'uomo è fallace, non lo è di certo il genio creativo.

Ed è un Marcel Proust dei nostri e soprattutto dei suoi tempi. Tempi di rock and roll. Ci sono tanti ricordi, tanti rimandi al passato, ma soprattutto al centro ci sono gli uomini e le donne che hanno calcato le scene per quasi cinquant'anni, forse qualcosa in più, a ben vedere. Prima delle canzoni, che sono lo strumento a cui il Postino Springsteen si affida, ci sono i suoni, le consegne da mantenere. In pratica è un ritorno a casa in puro stile E Street Band. Ripesca addirittura due brani del periodo Before the Fame. Si tratta di canzoni che in un modo o nell'altro conoscevamo già a menadito. Ci troviamo di fronte a ciò che Stefano Pistolini definisce urgenza della nostalgia, un sentimento che ciclicamente colpisce chi è insoddisfatto, malato o semplicemente inguaribilmente Romantico. Bruce Springsteen qui sembra essere tutte queste cose assieme. Del resto è stato lui stesso qualche tempo fa ad affermare:- Fate rumore! Aprite le orecchie e aprite il cuore. Non prendetevi troppo seriamente e prendetevi seriamente come si prende seriamente la morte. Non preoccupatevi. Abbiate fiducia in voi, ma dubitate anche di voi. Vi terrà svegli e aperti. Siate capaci di mantenere due ideali contraddittori allo stesso tempo dentro al vostro cuore e alla vostra testa. Se non vi farà impazzire, vi renderà più forti. E rimanete forti, affamati e vivi." 

Rimanere forti, affamati e vivi. Non sappiamo quanto sia vero tutto questo oggi, ma la cosa più importante, quella che rimane, è la musica, sono queste nove canzoni nuove più le tre ripescate. 

Queste dodici cartoline che dal New Jersey giungono nelle nostre case, nelle nostre auto e soprattutto nei nostri dispositivi mobili. Del resto per qualcuno di noi Springsteen ha sempre avuto la dimensione portatile di una musicassetta infilata probabilmente in un Walkman Sony. Oggi potrebbe essere uno smartphone piuttosto che un iPod, ma fa davvero poca differenza. A noi questo lavoro ha ricordato e riportato agli anni novanta, quando in un freddo mattino di gennaio si andava a scuola e nella piastra girava Tracks volume 4. Gli anni novanta sono tornati, gli anni novanta non sono mai andati via, per noi nostalgici del Boss. Sarà un romanticismo un po' forzato, sopra le righe, ma di questi tempi non è certo il peggio. Bruce Springsteen il Capo dei Postini è tornato. Potete dirlo forte, ragazzi, suonando maledettamente forte! Le tracce come spesso avviene con un concept album, seppur imperfetto come questo, vanno soppesate e valutate nel suo insieme. Perché se è vero che solo alcune hanno la forza, il respiro e il fuoco delle sue vecchie produzioni, bisogna ancora capire quale uomo prima e quale artista poi, le ha messe assieme. Si tratta per citare Springsteen del Last Man Standing, cioè il sopravvissuto, il reduce. Ancora una volta in piedi. Sembra quasi una citazione a un vecchio album rock di Ligabue, ma non è così. Forse non è un disco con un passo audace come lo era stato The Rising, e non c'è nemmeno il miglior autore ispirato di Devils and dust, ma quello che preme oggi al cantautore americano è rimarcare la propria presenza nella terra della speranza e dei sogni. Se vi pare poco, il problema non è certo dell'autore, ma di chi non ha tempo e forse voglia di ascoltare e leggere tra le righe che il Grande Romanzo Americano ha ancora un capitolo da svelare. Solo per chi ha orecchie buone e per chi vuole struggersi. Il compito di un disco è questo, nella migliore delle ipotesi. Bruce Springsteen è tornato a proporre la sua musica con la E Street Band ed è già una notizia sufficiente, questa, in tempi di magra come quelli che stiamo vivendo e attraversando. 

E Letter To You è la lettera di Bruce Springsteen a quella vecchia America che non c’è più. 

sabato 21 novembre 2020

Chi fermerà questa dura pioggia


Chi fermerà questa dura pioggia (che sta cadendo)

A volte anche la pioggia si bagna. Vorrebbe starsene al caldo, asciutto. Anche i pesci in fondo al mare necessitando di calore, salgono per vedere cosa succede, che si dice. Tutto bene? Sì, sta solo piovendo un po', ma è normale di questi tempi piovaschi. Troppi piromani troppo a lungo fanno male. Una dura pioggia cadrà, ma non sappiamo ancora quando smetterà, chi la fermerà.  Hai percorso sette tristi foreste, hai solcato i sette mari di Rhye.

E poi hai visto oceani di morte, ma neppure questo ti ha fermato. Sei uno a cui la pioggia non può fermare la rapida corsa. Come una consegna da mantenere, come una rivolta da scatenare. Eppure proprio ora sento il bisogno di pace, di tranquillità. Osservo il mio mondo personale mentre si bagna, ma vorrebbe starsene al caldo. Isolato. Proprio così. Perché dà che mi ricordi, la pioggia è sempre caduta, torrenziale. Adesso nuvole di confusione ci avvolgono in una burrasca da cui non possiamo uscire. C'è gente che si sforza di trovare un posto al sole, c'è gente che sta cercando, proprio adesso, riparo dalla tempesta. Hai sentito il cantastorie suonare e struggersi perché questa dissennata danza della pioggia cessasse. Hai invocato il signore della pioggia, il dio guerriero di cedere le armi e arrendersi al bel tempo. È forse servito a qualcosa? Qui ormai da settimane non vediamo il cielo, non c'è fine a questa tempesta, mentre ci chiediamo, invano, chi fermerà questa dura pioggia che sta cadendo. Ma questa pioggia continua a cadere. Una pioggia perenne, una pioggia dura e fumante, una pioggia che era sudore; un prorompere, un irrompere, un precipitare, d'acque, una sferza sugli occhi, una pioggia da inondare ogni altra pioggia, insieme col ricordo di tutte le altre piogge.

E mentre fuori continua a piovere a dirotto, l'acqua cade nelle mie orecchie, benché io stia cercando ancora chi fermerà questa dura pioggia. E forse sono stanco, forse annebbiato, ma sento che è giunto il momento di una resa. Deporre le armi e obbedire alla legge del più forte, a chi ha saputo costruire un riparo adeguato a trovare ristoro da questa pioggia che tutto bagna e che ci avvolge in una notte senza fine. Tutti sanno che la vita non è altro che una danza nel cratere d'un vulcano: erutterà, questo è certo, ma non sappiamo ancora quando! Piove, ma non c’è nemmeno una nuvola in cielo, adesso. Non è così, caro amico? Ora, tu hai sentito il rombo di un tuono, che ruggiva da avvertimento, hai sentito il fragore di un'onda tale da sommergere il mondo intero. Tu hai sentito la canzone di un poeta morente in un canale di scolo e hai sentito il suono di un clown che piangeva nel cortile, bagnando il suo bel costume cremisi. Hai mai visto la pioggia bagnarsi, forse? Ray ha scritto: verranno le dolci piogge, ed essendo un uomo entusiasta, un autentico whitmaniano non stento a crederlo, anche se questa vita non è solo Mardi Gras. Forse aveva ragione quel vecchio quando disse che il blues è una musica di acqua dolce e lacrime amare. È carne di pesce gatto grigliata e servita in salsa cajun. Qui potrai sentire suonare in lontananza una canzone di John Fogerty mentre un vecchio organo Vox sibila nelle retrovie e c'è aria di disfacimento, un po’ dappertutto. Ed è pioggia fina, quella che ti entra nelle ossa, fino a raggiungere il tuo intimo climax. Basta poggiarci sopra un paio di bicchieri e il più è fatto.  Il BLUES è la musica dell'anima, dicono. Ed è una musica caratterizzata dal fluire, di sentimenti rabbiosi, di note, così vicine e così lontane. È acqua calda, è palude di emozioni e ricordi.

La prima volta che ho ascoltato i Creedence non l'ho capito. Ho sentito che c'era qualcosa di essenziale, un sacro fuoco che entrava in me con potere salvifico e ancestrale. Come cassa e rullante che nessuno potrà mai fermare, come accordi invincibili. Come un pugno nello stomaco, come una manciata di canzoni senza tempo, che arriveranno dritte fino alla fine del mondo. John Fogerty urla e si dimena, ma è solo rock and roll, serve solo per distrarsi. Eppure che emozione, quanta passione nella sua voce, quanta verità nei suoi testi! È fuoco che entra nel profondo e brucia. Divampa! È la scintilla da cui irrompe una nuova fiamma di speranza. Catene, catene che stringono le anime passate, quelle che saranno e che siamo stati. È strano che nel nostro Paese, con tutto quello che succede, nessun artista abbia scritto un nuovo blues. Forse sono io che non sono capace di sentirlo, forse dovrei cercare tra le frequenze dell’hip hop. Dobbiamo abbandonare le chitarre, dobbiamo smettere le armoniche e le batterie e sposare il nuovo verbo della libertà e della religione. È politica, il blues oltre a un genere religioso, spirituale, è una musica politica e la politica la fanno solo i grandi. Grandi elettori per grandi coglioni, poco importa. Noi invece siamo piccoli roditori da cantina, nostalgici amanti di tango, di blues, country e rock and roll, qui nella Bayou Country! Perché ci sono musicisti che riescono a far uscire l'anima dalla punta delle dita. Uno di questi è di sicuro John Fogerty.

“Camminerò nel profondo della più nera foresta, dove la gente è tanta e le loro mani sono completamente vuote. Dove i proiettili avvelenati contaminano le loro acque, dove la casa nella valle incontra la umida e sudicia prigione. Dove il volto del boia è sempre ben celato, dove brutta è la fame e dimenticate son le anime. Dove nero è il colore e zero il numero, e lo dirò, lo penserò, lo pronuncerò, lo respirerò.”

(Bob Dylan)

martedì 17 novembre 2020

Aurora Borealis (It makes no difference)

Aurora Borealis (It makes no difference)

 Importante è l'attesa, non l'agio con cui aspettiamo. L'uomo paleolitico aspettava in caverne di comprendere la propria esistenza, mentre cacciava. I moderni aspettano in abbellite dimore, cercando di dimenticare morte e vita. Aspettiamo di comprendere che questa non è altro che la dorata eternità. Come un'onda sul levigato oceano della conoscenza. Ma non fa nessuna differenza, sai?

 Giorno e notte e ombra che muta in base al tremolio di una candela romana, la cui luce vibra e viene spostata del vento, mentre infuria la tempesta. Mi piace pensare che fuori da qui, da questo rifugio il mondo stia bruciando, ma non è così, non ci sono rivoluzioni lì fuori che valga la pena raccontare. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è racchiuso in noi stessi, ed è lì, solo in questo posto che risiede la vera cura. Il fato dell'umanità è dissolversi in una dorata eternità. Non sono pazzo, ho solo aperto gli occhi per un attimo, ma comunque non fa alcuna differenza. Pensare è proprio come non pensare. Agire è come restare fermi, immobili, specialmente ora, qui. Ogni azione è sospesa, sfugge da un ordine costituito. Il sole non splende più oggi. Qualcuno potrebbe bussare alla mia porta da un momento all'altro ed è in questa attesa che vivo il mio quotidiano. Non sono del tutto sereno, ma non posso certo dire di essere più preoccupato del solito.

Ricordo di aver avuto più timore quando mi spostavo di città in città, in abiti inadeguati, con una valigia di guai che non riuscivo a trasportare. Eppure eccomi qui, sono riuscito a schivare di tutto, anche il successo, anche la fortuna stessa. Ma non sfido i miei dei e non disturbo i miei demoni, perché stanno riposando, almeno loro se ne fregano, almeno loro si fanno matte risate mentre gozzovigliano e banchettano sopra questa tavola imbandita, di morte e distruzione. La mia splendida ricompensa è perduta, ma non me ne rammarico. Era solo un pesante e inutile fardello, e non fa molta differenza adesso, perché la luce si nasconde là dietro il crepuscolo. Non c'è tempo da perdere nell'azione e non c'è alcun movimento possibile che non sia un atto di rinuncia o di resistenza civile e passiva. È arrivato il momento di tornare a leggere e a studiare le antiche lettere che durante la nostra gioventù non abbiamo avuto il coraggio di spedire. Lo faremmo adesso, se ci fosse un postino, disposto a consegnarle. Ma non fa alcuna differenza, perché ora qui non ci sono più persone disposte ad ascoltare, a confrontarsi e a lottare. Siamo rimasti solo tu e io, antico amico, amato nemico del mio passato infausto. L’incanto è la vittima illustre del processo evolutivo conseguente all’assunzione della posizione eretta, o di contatto prolungato in questa fabbrica di contatto che è diventata la società odierna. Invecchiamo giorno per giorno, mentre trasciniamo a fatica la catena della libertà. Vibra il nostro essere sopra la vestigia che ogni giorno si assottiglia e che ci rende prigionieri e liberi nello stesso tempo. Scopriamo una realtà altra, quella della consapevolezza, oltre la nostra idea di io, oltre il mondo di idee che ci siamo imposti. L’essenzialità ci appartiene, e non è sempre una scelta. Il mondo si divide in due: quelli che corrono e quelli che ascoltano The Band. Abbiamo vissuto così tanto di mescolanze che alla fine ci siamo fatti piacere anche la salsa rosa. Ci siamo fatti andare bene di tutto in questi anni, e non parlo per forza di musica, cinema o arte. Di cosa vogliamo stupirci, adesso?

Importante è l'attesa, non l'agio con cui aspettiamo. L'uomo paleolitico aspettava in caverne di comprendere la propria esistenza, mentre cacciava.

Ma adesso tutto questo sembra aver perso d' importanza: perché adesso qualcuno potrebbe bussare alla mia porta da un momento all'altro ed è in questa attesa che vivo il mio quotidiano. Non sono del tutto sereno, ma non posso certo dire di essere più preoccupato del solito. Ricordo di aver avuto più timore quando mi spostavo di città in città, in abiti inadeguati, con una valigia di guai che non riuscivo a trasportare. Eppure eccomi qui, sono riuscito a schivare di tutto, anche il successo, anche la fortuna stessa. E non fa più alcuna differenza quello che sentiamo, che siamo e che pensiamo, qui e ora. Ci sono persone che hanno portato un nuovo spirito nel mondo. Hanno realmente aggiunto un tocco spirituale alla miscela che cambia tutti noi. Anche se voi non ve ne rendete conto, siete stati influenzati da queste persone. La loro essenza scorre attraverso il grande fiume della cultura. C’è gente in tutto il mondo che non sa chi sia Woody Guthrie, che non ha idea dell’impatto che hanno avuto personalità del calibro di Johnny Cash, che vedono nella popular music qualcosa di vago e non così determinante. Eppure per merito di artisti come Bob Dylan, Robbie Robertson o Van Morrison, le loro vite sono diventate migliori, grazie al loro impegno, alla devozione e all'arte che sono riusciti a imprimere in un testo, in una registrazione in studio o in una performance. Non ha importanza se si conosce bene la loro opera, se li abbiamo seguiti per una vita o per una notte sola, perché quando il loro flusso si arresta, terminando, allora è il momento in cui ti renderai conto che non c’è più quell’energia che permetterà di scrivere canzoni di quel tipo. L'unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi, ma nell'avere nuovi occhi. Non è né giorno né notte. È l'alba che viaggia a brevi onde al battito delle ali di un albatro. 

Adesso la croce del Sud splende su questa infinita Aurora Borealis. I suoni che mi giungono sono attutiti, rimbombanti, smorzati, come se i travagli dell'uomo si svolgessero sott'acqua. Sento la marea che si ritrae ma non ho paura di essere risucchiato, sento le onde che sciabordano ma non ho paura d'affogare. Cammino tra i relitti e i rottami del mondo, ma i miei piedi non sono contusi. Non c'è limite al cielo né divisione tra terra e mare. Mi muovo tra chiusa e orifizio con piede instabile, che scivola. Non annuso niente, non odo niente, non vedo niente, non avverto niente. Supino o prono, di fianco come il granchio o a spirale come un uccello, tutto è beatitudine vellutata e indifferente. 

 Adesso il sole non splende più e le piogge cadono sulla mia porta. Beh, ti amo così tanto, questo è tutto quello che posso fare. Solo per trattenermi dal dirtelo, che non mi sono mai sentito così solo prima.

(The Band "It Makes No Difference")

venerdì 6 novembre 2020

I fantasmi del sabato sera passato


"E adesso fremi fino al midollo, sognando di quei sabati ormai trascorsi. E poi inciampi nel cuore di questo sabato sera."  (Tom Waits)

Se non hai trascorso un sabato sera a Campobasso, Catanzaro, Riva Ligure o Caltanissetta, puoi anche dire di non aver mai trascorso un  VERO Sabato Sera Italiano. Così, per dirla un po’ alla Peter Bogdanovich! Perché in fondo la vera Italia, quella che batte e che si sbatte, non è di certo rappresentata da Roma, Milano, Torino o Napoli. Nossignore! 

La vera Italia è Ascoli Piceno, Avellino, Domodossola. Fatevelo dire da uno che a diciassette anni, viveva esclusivamente in funzione dell’uscita del sabato sera. Chi vi parla è lo stesso sbarbatello che non sapeva un cazzo di come si imbarca di sabato e che mai si è divertito e l’ha vissuto davvero fino in fondo. Sono passati quasi dieci anni da quando penso al fatto che il sabato sera è un’usanza superata e che sarebbe giusto realizzare un documentario sui relitti del sabato, come testamento per i posteri. Forse sto solo cercando il cuore del sabato sera, qui a Santa Maria del Cedro, su questa iconica riviera tirrenica. Vi faccio una domanda, alla quale tenterò di rispondere prima io. Per quale motivo, nell'anno del s'ignorante 2019, alla veneranda età di uno che non possiede neanche una veranda sotto cui riposare, dovrei preoccuparmi di come andrà a finire l’ennesimo sabato sera? Il sabato sera per quanto mi riguarda l'hanno inventato John Travolta, Max Pezzali e se siete più snob ed esterofili, Tom Waits. Il sabato sera è un concetto che non appartiene più a questa generazione, ma che continuano a propinarci, un po’ come Sanremo o come un varietà di Rai Uno. Non interessa a nessuno, però ce lo propongono lo stesso! Di fatto il sabato sera non esiste! E’ solo un tempo morto tra il venerdì, fattivo e lavorativo e la domenica delle salme caramellate! Manuel Agnelli, secoli prima di X Factor, diceva che i milanesi ammazzano il sabato. Probabile, ma invece che mi dite dei casertani, e dei brindisini? A proposito, ragazzi, fate un bel brindisi ogni tanto, specialmente in questo momento, ci vuole! Che poi, a volervela dire tutta, io un posto segreto per il mio sabato sera ce l’avrei anche, però adesso non so se voglio condividerlo con voi, ma sappiate che esiste un luogo, dalle nostre parti, vicino alla foce del fiume Lao, lì dove il mare si mescola con il fiume, così con la testa sul mare e il corpo in riposo, che descrive lontano una curva sopra una vasta regione e la coda perduta nella profondità dell’interno… lì c’è il posto dove è dolce trascorrere un sabato sera romantico.

"Ti fermi al rosso

riparti al verde

perché stanotte sarà qualcosa

di mai visto prima,

e poi corri lungo il corso

cercando il cuore del sabato sera." 


E adesso? Adesso stiamo andando incontro a una lunga notte e non abbiamo abbastanza scorte né una preparazione adeguata, ma non dobbiamo perderci d'animo perché questo mondo non è stato forgiato nell'ordine e nel rispetto delle Leggi divine. Questo mondo viene da caos e disordine e dal puro caso. Perciò danzate e ridete, di chi vi impone contegno, di chi vi dice che ci sono regole da rispettare. Vi svelo un segreto: non c'è alcuna catena che ci impone di attenerci alle regole. Siamo noi che da volontari ci mettiamo il collare e consegniamo la chiave. Lo chiamano lavoro, dovere, responsabilità. Alcuni, i più ridicoli, indossano addirittura una divisa con un cappello e una pistola d'ordinanza, per non sentire che rumore fa la mancanza di ordine, di regole e di giustizia. Per non sentire il rumore di fondo di questa notte in cui siamo sprofondati. Lo capisco bene, non tutti possono nascere gatti, non tutti sono destinati a una vita da spiriti nella notte, che viaggiano nella notte, trascinata dal fuoco dei loro peccati. Ma io ho visto angeli zingari, muoversi nella notte, come una di quelle epiche carovane. Non era un film di John Ford, era il nostro presente, tempestato da un cielo funesto. Poche speranze forse, ma con la voglia di proseguire il viaggio. La vita non finisce nel momento in cui smetti di credere e sperare. Sarebbe comodo, sarebbe facile. Prosegue dopo mille giorni di noia e di inadeguatezza, prosegue quando il grande amore è già svanito. La vita prosegue, quando meno te lo aspetti, mentre stai facendo zapping o stai scrollando il tuo dispositivo. La vita prosegue, quando le notifiche si accumulano su questo ennesimo inutile social studiato per farti vendere qualcosa che non ti serve, per farti comprare cose di cui non senti un reale bisogno. Ma la vita, questa dannata vita, prosegue. Per chi è felice e per chi vorrebbe solo farla finita, se non fosse per quell'istinto, per quel barbaglio di conservazione. Lo spirito di conservazione che ti fa andare avanti. Tirando la carretta, di errore in errore, di bolletta in bolletta. C'è qualcosa che ti impedisce di toccare il fondo. Forse non esiste davvero nessun fondo. Siamo equilibristi su un filo invisibile che ci fa andare avanti. Come una carovana che si ostina a proseguire il suo viaggio, diretto verso il Nulla. L'importante non è trovare destinazione, l’importante è stare in movimento. Siamo macchine imperfette fatte per scorreggiare e per soffrire. Così tra il sangue e le parole, tra tutte le cose che non abbiamo il coraggio di dirci direttamente, passiamo di giorno in giorno, nella ricerca vana di un senso, di un qualcosa che possa essere chiamata vita. Che possa farci dire: ecco, oggi sono questo. Oggi sono io! 

Dove voglio essere adesso, NUDO & Castro. Cast Away! Perché in fondo il sabato sera è una cosa d’altri tempi, un po’ come le atmosfere delle canzoni di Paolo Conte, del tipo che era una canzone che diceva e non diceva, l’orchestra si dondolava come un palmizio davanti a un mare venerato. E se ve lo dice uno che ha sempre adorato i Drifters, potete fidarvi! Vi chiedete ora se potete fidarvi? Vi rispondo che, beh sì, dovreste! 

Ti hanno pagato venerdì e le tue tasche tintinnano;

poi vedi quelle luci e ti senti formicolare

perché stai correndo su una sei cilindri

e cerchi il cuore del sabato sera. (Tom Waits)

lunedì 12 ottobre 2020

Un posto per te e uno per me - I Just Wasn't Made for These Times

 


“Sii uno che apre le porte a coloro che vengono dopo di te, e non cercare di rendere l’universo un vicolo cieco.” 

Continuo a cercare un posto in cui stare dove potermi esprimere.

Forse l'ho trovato, forse no. Penso che i giorni dei forse, vedrò e saprò stiano per terminare. E non sarà mai troppo presto. Scrivo questo per me perché io mi appartengo e mi voglio bene, malgrado tutto.  Come quei dischi che nessuno ascolta, quei film che non piacciono nemmeno a chi li ha ideati. E' come un sogno che non riesci a decifrare, ma la cosa più importante è continuare a sognare, a vivere, nel ricordo dei momenti belli, se davvero ce ne sono stati. Se davvero pensi che possano tornare, torneranno. C'è stato un momento in cui non poteva durare e hai provato a viverlo al meglio. Fai mille cose, ma sono solo le tue paranoie a buttarti giù dalle scale, come se non ci fosse nessun modo di fermarsi. Ma è lo stesso la mattina, quando sei sveglio. Troppo tardi! E' partita la scarica di batteria e sei già giù in strada come quando avevi 16 anni e te ne fregavi di tutto, nei tuoi pensieri e dentro quei vaporosi sogni di rock and roll. 

Per me è stato un Walkman Sony comprato in un centro commerciale a darmi libertà. Decisi che da quel giorno la mia vita sarebbe cambiata in meglio e fu proprio così! Perché avevo letto Jack Kerouac e stavo ascoltando Bob Dylan. Non capivo bene le parole, ma lo stato d'animo mi era chiaro: era un inno alla libertà e al potere del cambiamento e dell'autodeterminazione.


Sono sopravvissuto alla mia mente disturbata e ho cercato un posto nel mondo e un punto di contatto e di equilibrio, dove far sgorgare i miei folli pensieri e le vie visioni disturbate. Ho spinto a tavoletta quello che potevo, come potevo. Come una pietra scalciata, che rotola, come me stesso che scivola giù per queste maledette scale. Fa male solo quando atterri sul duro marmo di una realtà opprimente, ma quanto ci si sente liberi, quando si spicca il volo o si perde l'equilibrio? Provare e provocare vertigini:  cosa c'è di meglio? Erano vertigini o vergini? Perché, fa forse differenza? Senti un pianoforte in lontananza e pensi di poterti unire in una Jam Session di Rancore e malcelata Autostima. Sei troppo giovane per bere e fumare, ma i tempi sembrano essere cambiato e poi nessuno ci fa caso, adesso. Non è forse questo lo scopo di essere giovane e di vivere fino in fondo una serata, un periodo in cui tutto quello che ti accade è nuovo, tutto merita di essere vissuto. Tu hai deciso di viverlo con un notes e una penna sempre pronta ad annotare tutto ciò che accade. Non è il momento dei grandi mutamenti e senza rendertene conto ti troverai da solo, ancora una volta sulla strada, pieno di voglia di vivere e di bruciare, un'altra inutile estate. A rigore, non esiste la storia; solo la biografia. La vita non è fatta per ricordare una stagione come l'estate, altrimenti non ci avrebbero fatto vivere un periodo così lungo in ciabatte e costume, non credi? Per me tutto ciò che c'è di vero è in strada. Il resto è solo letteratura, di qualità, sia chiaro, ma pur sempre artificio. Mi ero assunto l'impegno di raccontare e di vivere il quotidiano. Pensavo per i posteri, ma alla fine l'ho fatto esclusivamente per me stesso. Ciò che importa è la vita, non l'aver vissuto. C'era questa musicassetta dove mi avevano copiato un po' di cose: come il primo disco di Bruce Springsteen e alcuni dei più importanti successi di Bob Dylan. Ora, io non sapevo nulla di questo Dylan, se non che fosse un gran fico e che scriveva versi degni dei sonetti di Shakespeare. Sì, non sapevo molto del mondo e tutto quello che avevo appreso era per merito dei libri. I libri erano i miei amici e la mia dimensione esistenziale. Pensa che scemo! Così pieno di sogni di poesia e di marachelle mai confessate. 
Non ero per forza di cose un monello, ma nemmeno un ragazzino ubbidiente. Cercavo di pensare con la mia testa, anche se non avevo molte cose su cui riflettere, se non sul perché i miei capelli fossero così vaporosi, dopo averli lavati. Iniziavo a conoscere il mio corpo, ma ero più attratto da ciò che mi passava per la mente e dal mio mondo interiore, quasi visionario. Penso che le visioni per chi vive in provincia siano il vero antidoto per non impazzire e per resistere in circolazione, in una valle di lacrime.

Oh, non chiedere “Cosa?” Andiamo a fare la nostra visita, dice T.S. Eliot in quella poesia, e chi sono io per pensarla diversamente da lui. Non ho mai avuto nulla da obiettare al mondo. E' stato il mondo a obiettare tante cose di me, ma per questo aspetto, non gli serbo certo rancore. Del resto nessuno è mai pronto a ricevere qualcosa senza averlo chiesto. Io sono fatto così. Do sempre la risposta giusta, al momento giusto, anche se nessuno me lo chiede. Più che un dramma, una tragedia, ma non c'è da pensarci troppo. Basta premere Play e ascoltare un altro pezzo, il tempo del rimpianto e della rinuncia, prima o poi verranno anche per me e per te, ma non è oggi e di questo non possiamo far altro che gioirne. Ho sentito dire: -Sono le persone critiche che guidano il miglioramento. Sono le persone critiche i veri ottimisti.

Continuo a cercare un posto in cui stare e ascoltare un po' di buona musica, da Brian Wilson a Bob Dylan, passando per ogni cosa mi capiti a tiro e riesca a destare la mia attenzione e il mio interesse. Sapete dirmi se qualcuno oggi riesce a far diversamente? Per me è impossibile. Per me l'arte è la sola cosa per cui vale la pena vivere, in questo buco di posto, in una sterminata valle di lacrime che è la mia anima lacerata, ma non certo rassegnata, né vinta! Un posto buono per te e per me, amico mio. I Just Wasn't Made for These Times.

“Confida in te stesso: ogni cuore vibra a una tale corda di ferro. Accetta il posto che il divino provvedere ha trovato per te, la società dei tuoi contemporanei, la connessione degli eventi. Gli uomini grandi sempre fecero così, e affidarono sé stessi fanciullescamente al genio della loro età, testimoniando la loro percezione che l'assolutamente affidabile aveva preso posto nei loro cuori, operando attraverso le loro mani, prendendo possesso di tutto il loro essere.”

(Ralph Waldo Emerson)

Illustrazione di Elena Artese