domenica 31 maggio 2020

Big Iron Gospels




BIG IRON GOSPELS - (Johnny Cash Spleen) 

"Certo, avrei potuto giocare meglio le mie carte, senza dubbio, e ci sono cose di cui mi vergogno, ma quando mi guardo allo specchio, sono fiero di quello che sono. I tratti del mio carattere che mi hanno fatto combattere il mondo sono gli stessi che mi hanno permesso di farmi valere."

(Edward Bunker)

La verità si sente, si avverte e deve vincere prima o poi.

Quanto dolore, quanta passione e sudore, abbiamo sprecato in certe giornate perse, in scampoli di vita gettati invano. Quando nasci sotto una cattiva stella, dopo un po' tocca farci il callo e allinearsi, specialmente se vieni da queste parti. Se sei uno cresciuto tra balle di fieno e cazzate monumentali. Non hai certo raccolto il cotone per poi vestire di nero, indossare un paio di jeans Lee e atteggiarti a bifolco con un esponenziale bagaglio di esperienze. Dobbiamo mettere le mani nella merda, prima di capire da dove viene. E la puzza non va subito via, anzi. Disperarsi serve a poco. Si dice che se vieni da queste parti, se ti va bene ti mandano a vendere aspirapolvere per la Folletto, ma non c'è molta differenza, tra ciò che senti in cuor tuo e quello che invece ti tocca fare, pur di sbarcare il lunario. Questo lunario musicale da lockdown, che non è poi così diverso dagli altri, che saranno, che sono già stati. Almeno tornerai a casa. Ci sarà qualcuno pronto ad aspettarti, a saltarti al collo: no, non per ricoprirti di baci, ma per maledire il tuo nome. Non sei nato sotto una buona stella, te ne rendi conto, sera dopo sera. Tentando di scrivere quel grande romanzo della vita, di opportunità sprecate che non hai davvero avuto. Poi magicamente qualcosa accade, qualcuno si rende conto di cosa e chi sei. E allora si accendono le luci, si posizionano i microfoni e ti ritrovi nudo a dover affrontare una folla di scalmanati e disperati, come te. Ti chiederai forse che cosa vogliono, ma la risposta è semplice e non soffia nel vento. Vogliono un po' di sollievo, prima di tornare nelle loro case, a quella vita di sudisti repressi e buzzurri. Io però ho visto un uomo vestito di nero, distillare poesia dalle corde di una chitarra acustica. Ho capito che tante cose, se davvero le desideri, si possono avverare. Se anche io sono arrivato qui, a dire ciò che provo, significa che almeno una volta nella vita, i sogni prima di rompersi e andar perduti, li puoi sempre legare e annodare, fino a formare un anello di fuoco, dentro una friggitoria di periferia, dove una radio portatile sta suonando questo vecchio 45 giri. Canta del Signore, di speranza e promesse, che di sicuro non potrai mantenere. Il country devi averlo nel sangue, non è questione solo di tecnica. E’ un suono ancestrale di dolore e dannazione eterna. E’ un Salmo biblico di peccati e redenzioni, ma è anche il ritmo infernale di chi reclama la propria anima, affinché possa uscire per un'ultima volta da quella dannata cassa da morto. Il suono e il rumore di questo vecchio pezzo di legno, è riconoscibile ed è reale, come la bottega del sarto, dove da piccolo mio padre mi portava per sistemare i pantaloni. Impossibile dimenticare gli odori, le sensazioni e quegli aggeggi infernali, che un po' senza essere troppo sadici, ci piacciono. Perché scatenano la fantasia, come la prima volta che sei entrato in uno studio di registrazione di periferia. Ti ricordi un po' tutto, meno la canzone che avevi scritto, quel pezzo che di lì a poco dovrai togliere fuori dal cuore, dalla tua anima. Quella canzone, quel suono impreciso, di fretta e un po’ per caso, può essere il tuo unico biglietto di salvezza. Terra Promessa. Tu lo sai bene, perciò canta, canta come se da essa potesse dipendere il resto della tua vita, perché il bello è che è le cose stanno esattamente così. Ora, prima che si possa riavvolgere il nastro, ci saranno il vecchio e barbuto Rick e saranno passati e anni e anni e fiumi antichi e nuovi avranno mutato forse il loro corso, ma la tua voce, invecchiata, solida, è ancora lì, mentre Tom ti sostiene con le sue liriche, con la sua band. In fondo è solo intrattenimento, ma non per questo bisogna fare le cose male. Abbiamo già superato l'ultimo giorno bello della nostra vita, e ce ne saranno ancora pochi, prima di questo inevitabile oblio. Sono Hard Times and Hard Promises e c'è attesa. Sicuramente un accento del sud che ti riporta a casa, in questa catapecchia dai sogni infrangibili. C'è sicuramente una vecchia radio e un cerchio di fuoco che ti fa sentire i tormenti di angeli caduti e di un pianoforte dolce che suona un arpeggio ora soave, per un'ultima registrazione. Da mandare all'infinito contro il morire della luce. Ti sei vestito di nero come un valletto della Rai, ma eri uno di quelli veri, che dietro tormenti, dolore, errori e stupefacenti, ha raccontato e cantato il cuore pulsante di una Nazione. Un Paese, il country, che era già nato, ma che non aveva ancora trovato unità: stava crescendo, malgrado tutto, con i suoi limiti, con le fisime, con le ginocchia sbucciate e il culo rotto. Ora c'è un giovane hillibilly che sta ascoltando: tiene le orecchie dritte, perfettamente sintonizzate, mentre ci sono ragazzi che fanno casino, ma è un casino celestiale, quasi beato. Ci sono questi strani tipi che vengono da Liverpool, e hai già riavvolto il nastro chissà quante altre volte, caro Johnny! Johnny bye bye, ho fatto in tempo ad ascoltare almeno qualche tua canzone, rollando uno spinello e un altro e un altro. Fino a chiudere un cerchio e un anello di fuoco, dentro una friggitoria, piccola e piena di muffa, dove ho consumato i miei vent'anni, ma non li rivoglio certo indietro, perché è stato un vero onore poter percorrere un pezzetto di strada vicino a te lì davanti. Dove il vicolo della disperazione accetta, come moneta di scambio, gratitudine e riconoscenza. Tu sai bene che non puoi far altro che aiutare chi sta peggio di te. Chi sta cercando una strada, una nuova ispirazione, che arriverà, prima o poi. Perché ci sono luci e candele che non puoi spegnere del tutto; è la fiammella della buona musica, di tutto ciò che è vero, come la tua chitarra acustica solid body, come la mia rassegnazione e come una registrazione senile di Johnny Cash. Big Iron. Dum dum dum! Canta ancora e non mi abbandonare. In questa notte senza fine che sto vivendo. Giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno. Fino a quando la luce calerà anche sopra questa corona di spine.

La scrittura era diventata la mia sola possibilità di uscire dal pantano in cui era scivolata la mia vita. Avevo perseverato anche quando la candela della speranza si era completamente consumata. Avevo perseverato per abitudine, perché non avevo la minima idea di che altro avrei potuto fare. 

(Edward Bunker)

venerdì 29 maggio 2020

MORRISON’S BALLAD (Dark Night of the Soul)




MORRISON’S BALLAD (Dark Night of the Soul)

Notte che mi guidasti, oh, notte più dell’alba compiacente! Oh, notte che riunisti l’Amato con l’amata, amata nell’Amato trasformata! Sul mio petto fiorito, che intatto sol per lui tenea serbato, là si posò addormentato ed io lo accarezzavo, e la chioma dei cedri ei ventilava.

(San Giovanni della Croce)


Ci sono canzoni che iniziano già a metà di una storia e ci sono storie che partono in sordina, a volume basso, per poi salire, dolcemente, d'intensità. Quei pezzi difficili, il contrario dei cinque pezzi facili, che se ti prendono però diventano imponenti proprio come il marlin di Hemingway. Le vere canzoni devono partire lente, danzando su velluto, come se incontrassi la persona speciale. Quella che rende la tua vita prima meritevole di essere vissuta, prima e un vero inferno, dopo. Che il gioco della guarigione muti pelle, nel tempo, dissimile alle compagnie di solitudine. Sono gli autori che ti faranno compagnia chiedendo in cambio un piccolo compenso, ben poca cosa rispetto a ciò che daranno a te, come la buona medicina amara, salvifica. Ti cambiano la vita, il più delle volte in meglio. Ballate dal vago sapore torbato come Over the hill di John Martyn, dall'incedere scampanellante e tintinnante come Buckets of Rain. Ancora meglio: sontuose e pastorali come Linden Arden Stole the Highlights. Adesso invece penso all'ispirazione che sta dietro un brano come Just like Greta. Un autore maturo che si confronta, ancora una volta, col tema della solitudine; attraverso una sinuosa ed elegante ballata. Autentica cifra stilistica, pezzo pregiato del repertorio tardo morrisoniano. Un autore che non tutti conoscono, purtroppo. Antidivo schivo, che rifugge il successo facile, quasi come se si trattasse della balena bianca della musica d'autore. Cerca semplicemente trascendenza e ispirazione, Van Morrison, forse. Merce rara, in tempi di lirico squallore, come questi che stiamo vivendo e attraversando. Dalle settimane astrali al vello di Veedon, sono visioni stupende e struggenti. Tutto ciò che vuole è creare musica. Un po' come noi qui e ora, cerchiamo ispirazione, trascendenza, comunione, forse. Di certo non liberazione. Anzi, noi siamo di certo prigionieri di peccato e bramosia. Stregati e rapiti, dal beat Northern Soul, esuli legionari al bromuro nella terra di Smeraldo. Quando senti un organo Hammond b3 trillare una melodia melliflua, apri le porte del cuore e del tuo locale ideale, per sentire la voce di un troubadour, che si inerpica in uno scat naturale, fluido, come un flusso di coscienza in una notte di quasi estate, quando ciondoli per casa senza una vera prospettiva, ma è troppo presto per cedere il passo alla rassegnazione e al giusto riposo del guerriero digitale. C'è ancora tempo per una ballata, dominata da un piano austero e da una rabbiosa e ostinata chitarra acustica pizzicata. Ci sono ombre che non puoi certo ignorare, quando la notte è lunga e c'è solo un cantante come Van a tenerti compagnia. Dark Night Of The Soul, ripete come un nuovo mantra, quasi  per scacciare e tenere a bada lo spleen, il blues che inevitabilmente ti verranno a bussare alla tua porta durante l'ora del lupo. Non ci sono vecchie pellicole scandinave da ricordare, né tanto meno cassapanche da aprire, alla scoperta di antiche e polverose chincaglierie. Non ci sono trucchi: qui conta il giusto feeling, nell'oscura notte dell'anima. Presto giungerà il nuovo mattino, ma prima c'è tanta strada da fare su questa tastiera. Se vuoi mettere a tacere certi demoni pellegrini a cui piace venirti a fare visita, quando la difesa si abbassa ci vorrebbe il Fabio Cannavaro del Mondiale 2006 per tenere il nemico fuori dalla portata del tuo cuore, di questa porta sguarnita. Ci vorrebbe uno scugnizzo di Belfast, adesso a cantar che presto sarà il tempo dello spirito, di tornare a elevarsi, oltre l'insignificanza di questo momento astrale. A volte basta solo un pezzo che parte lento, come un trenino di latta, una vecchia corriera di colore Azzurro, per farti tornare alla mente quei pomeriggio di giugno. Momenti dove manca solo un menestrello, un troubadour, per tenerti compagnia con uno schiaccia pensieri o un ukulele. Il sudore duetta con una bibita fresca e l'estate è veramente alle porte. Ci prepariamo per andare al mare, ci prepariamo per trovare riparo, verso questo sole che è troppo forte; troppo accecante per guardiani e custodi dell'anima pellegrina della notte.
Ci muoviamo con il favore delle tenebre, ma siamo ancora una volta guerrieri di luce e giustizia.


In una notte oscura,
con ansie, dal mio amor tutta infiammata,
oh, sorte fortunata!
Uscii, né fui notata,
stando la mia casa al sonno abbandonata.

(San Giovanni della Croce)



mercoledì 27 maggio 2020

L’Innocente, il Selvaggio e i sogni a occhi aperti di Gioventù



L’Innocente, il Selvaggio e i sogni a occhi aperti di Gioventù


"Vorrei tornare a essere una ragazza, quasi una selvaggia, e aspra e libera, che ride delle offese e non ne impazzisce! Perché sono tanto mutata? Perché il mio sangue si agita tumultuosamente per poche parole?"

(Emily Brontë)


C'è una gioia nelle giostre arrugginite, c'è un'estasi nei calci in culo solitari. C'è vita dove pulsa quel subwoofer vicino al mare, e c'è musica in quel boato. Io non amo le persone colte e raffinate di meno, ma i facinorosi di periferia di più. Miei fratelli di sangue, miei indomiti tamarri con lo stereo a palla in questa notte senza fine, fino al confino, di una Sant'Elena privata che stiamo attraversando.
Quanto mi manca l'immotivato casino delle vostre sere di maggio, del mio riposo disturbato, quanto vi ho odiato e quanto vi amo invece adesso. Lasciami riavvolgere il nastro dolcemente, e lasciati cullare dal rumore delle onde del mare, stanotte più di ogni altra, l'estate urla disprezzo, verso guerrieri e viaggiatori del Nowhere, ma non c'è rifugio, non c'è bungalow che tenga, siamo tutti congelati, in un momento senza fine. Non ci sono flashforward che tengano, e i sottotitoli sono come quel bugiardino, che non puoi decifrare. In che lingua sono scritte le istruzioni, qual è il codice d'ingresso per tutto questo dolore. Oppure no? 

      Ricordo la prima volta che ascoltai queste canzoni, era una sera di maggio uguale a questa e pensavo che la mia vita non fosse ancora iniziata, o meglio, non era iniziata in confronto ai miei desideri, a certe passioni. Avevo 17 anni e non sapevo molto del mondo, o meglio di come lo immaginavo al momento. Aspettavo l'istante giusto in cui tutto sarebbe mutato, come il colpo di frusta durante un testa-coda troppo ardito, ma è anche vero che poche volte le cose vanno in un certo modo. Skreek. Naturalmente non potevo saperlo allora: era troppo presto per capire e troppo tardi per imparare a vivere a tempo, secondo il codice della strada. E’ come un fuoco che pulsa, dentro lo stereo di certi ragazzi, nemmeno poi così diversi da te, dai sogni e dalle aspettative di vita di ogni adolescente insoddisfatto che si rispetti. Il momento in cui ho ascoltato per la prima volta le canzoni di Bruce Springsteen, non avevo ancora sogni miei da realizzare, non sapevo chi ero, né dove volessi andare. Sapevo solo che volevo correre, scappare via da me stesso, da tutte le cose storte e soprattutto da quell'istante in cui niente somiglia a tutti quello che ti aspetti, quando sei un bambino innocente e perduto nell'incoscienza di una vita piatta, monotona. Il vero problema è che ho sempre avuto una terribile immaginazione: vedevo scene di vita reale e ci romanzavo sopra chissà cosa. Partivo da un dettaglio o da una piccola, innocua, parola sfumata. Mi innamoravo di tutto, specialmente d'estate.
Ricordo che mi piaceva una ragazza, che stava con un mio vicino di casa. La Costa Tirrenica sfolgorava, erano gli anni dei pantaloni bianchi di cotone con le cinture nere, dei fuseaux color evidenziatore: erano gli anni delle prime polluzioni notturne, anche se a quel tempo nemmeno sapevo cosa fossero. Ricordo lo sguardo di Bruna, i suoi capelli neri, selvaggi, indomiti. Come una dea greca della fertilità, dell’ignoranza, dell’eccitazione. Come io mi immaginavo dovesse essere tutto quello, ma solo con la fantasia. Non sapevo che tipo di colonna sonora dare al ritmo del mio cuore, ma sentivo l'odore dell'estate ed era quell'odore che sa di buono. Sapeva di sesso, ma questo lo scoprii parecchio tempo dopo. Ci sarebbe voluto molto tempo e me lo avrebbe ricordato anni dopo, proprio quella canzone di Bruce Springsteen. Era il re della spiaggia, stava cantando un pezzo romantico e fatalista ambientato durante una festa in spiaggia, come quelle che vedevo da lontano, mentre passeggiavo con i miei genitori. Lo capivo bene che la vera vita era quella degli adulti, non certo dei miei, ma di qualcuno che avesse una bella macchina con una marmitta truccata, una Lancia Delta, qualcosa di molto rumoroso e abbastanza vistoso, ma non una moto, perché ne avevo paura e perché pensavo che sarebbe stato bello essere minimo in quattro, per vivere al meglio quel momento, quello scampolo di giovinezza, non ancora mia. WROOM. Il vero sogno, il limite del cielo era una Renault 5 GT Turbo, ma il top sarebbe stata una Golf Cabrio. Vedevo queste scene o solo le immaginavo e capivo che c'era qualcosa di sbagliato. Qualcosa non andava, tra la mia vita e quella che avrei voluto vivere. Crescendo le cose non si sono subito sistemate, ma almeno sentivo di far parte di qualcosa, di essere uno sfigato come tanti, in teoria, sulla carta: la confezione di un Cuore di panna Algida. Io faticai non poco per entrare in una combriccola decente di compagni di ozio e di momenti sprecati. Ancora una volta la colonna sonora risultava quella sbagliata: durante quell'estate infatti tutti ascoltavano le canzoni dei Red Hot Chili Peppers. Bevevamo Peroni da 66 comprate in un piccolo alimentari che faceva anche panini imbottiti, mentre ci scambiavamo pareri sulle ragazze più belle del rione. Eravamo gente uscita da un film di Scorsese, senza saperlo, ma era bello andare in giro spensierati, tra catenine d'oro, Gomgel per capelli e le prime Marlboro Lights gustate al tramonto. Sembrava che quel momento e quell' estate non dovesse finire mai. Di tanto in tanto c'era qualche ragazza che ti sorrideva pure, ma eri troppo timido per provarci e allora ti limitavi a osservare. Studiavi mentalmente una tattica e ti facevi tutto un dialogo di fantasia, dove tutto andava a finire bene, ma era solo una posa da eterno sfigato. La prima volta che passai la notte con una ragazza ero nello stesso posto, seduto alla stessa maniera del tipo che stava con Bruna, la mia prima cotta precoce, che mi fece pulsare il cuore più del bozzo nei miei jeans Rifle. Erano anni selvaggi, ma innocenti, solo che io non lo sapevo bene. ZAC.

      Flashforward. Poi arriva quel momento dove l'innocenza flirta in modo promiscuo con la consapevolezza. Quando sei troppo grande per sognare a occhi aperti, ma troppo giovane per non crederci, che quella sarà sul serio l'amore della tua vita. Che cos'è in fondo la perdita dell'innocenza, è un attimo, il cambio di ritmo nel drive di Rosalita. Un assolo di sax di Clarence Clemons. Una tenda montata vicino al mare. Vivere nell'illusione di un momento intimo e privato. CLAPS. Ma cosa c'è di intimo e privato nella gioventù? La musica. Forse un disco che hai ascoltato troppe poche volte e che troppe volte ti sei cucito addosso, come quel bozzo sui jeans Rifle, come la cromatura di quell'alettone della Lancia Delta integrale. Ricordi quei sedili, ricordi quell'odore. I grandi dicevamo che era meglio del sesso. Tu non lo sapevi, ma eri portato a crederci. GULP. In fondo la magia non è altro che fede cieca. E io avevo fede cieca in una cosa: nella chitarra e nella voce di quel giovane e irsuto Bruce Springsteen. Il re della spiaggia, King of the Alley, con una banda di scalmanati dietro che picchiava duro e faceva luccicare le chitarre come se fossero coltelli a serramanico. Chi ha subìto il fascino della spiaggia, in un piccolo buco di culo di provincia lo sa bene. C'è il momento del riscatto, il momento in cui prenderai anche tu la patente e per un momento avrai l'illusione di poter scappare via, scambiando ali per ruote, immaginando di guidare quella sfavillante Lancia Delta integrale, che solo il rombo e il casino del motore ti facevano rizzare tutti i peli possibili e immaginabili. E allora corro via, ingrano la terza dando gas, mi lascio cullare solo per un attimo dal ricordo di Bruna, di quei pantaloni bianchi troppo eccitanti, di quel profumo di sesso. Una promessa che nessuno può infrangere, nemmeno Springsteen. La nostra serenata con le luci della Costa Tirrenica da sfondo, mentre attraversiamo la notte e la brezza di un'estate che forse non si è mai conclusa del tutto, ancora. E’ quel romantico trasporto che mi fa rivivere e vedere solo per un istante la gioia di quelle giostre arrugginite, l’estasi dei calci in culo, con la musica dance anni novanta che monta e pompa. Come la Lancia Delta, come il rombo di una Renault 5 GT turbo, bianca. Dovendo scegliere tra il culo di Bruna e il retrotreno di quella Renault 5, sarei in seria difficoltà. Miei indomiti tamarri, voi sapreste forse consigliarmi?

Odiate la musica cattiva, non disprezzatela. Siccome si suona e si canta molto più appassionatamente della buona, a poco a poco essa si è riempita del sogno e delle lacrime degli uomini. Per questo vi sia rispettabile. Il suo posto, nullo nella storia dell'arte, è immenso nella storia sentimentale della società.

(Marcel Proust)


domenica 24 maggio 2020

Flamingos Fly



FLAMINGOS FLY


Quanti furono ad amare i tuoi attimi
Di grazia felice, e quanti amarono,
con falso o vero amore, la tua bellezza; ma uno solo amò l’anima peregrina
Che era in te, e il dolore del tuo volto che muta.
Curva di fronte ai ceppi risplendenti mormora,
Con lieve tristezza, come amore fuggì, come percorse,
Passando, i monti che ci stanno alti sul capo,
e nascose il suo viso fra un nuvolo di stelle.

La sventura ti può dare le compagnie di letto più impensate, diceva Shakespeare. L’isola è piena di questi sussurri, di dolci suoni, rumori, armonie. A volte son migliaia di strumenti che vibrando mi ronzano agli orecchi, altre volte son voci sì soavi, che pur se udite dopo un lungo sonno, mi conciliano ancora con Morfeo oltre la sfera dell'eroe, fino alle colonne d'Ercole di questo sentire, senza pensare a niente, se non a vivere, rischiando tutto, senza fare prigionieri. Abbiamo bruciato come autentiche Supernovae e siam spariti, entro le nebbie di un‘alba frettolosa, ma salubre di vino, poesia e peyote. C'è un sogno dentro questo mio sogno e perfino tu puoi contribuire a portarlo avanti, il riscatto è dentro la musica. Into the music. Ancora una volta la breccia, fratelli miei, ancora una volta contro la burrasca del rock. Van Morrison ha cantato oltre la sfera di un vago mito celtico, sfidando le leggi e la scrittura classica di una pop song di tre-quattro minuti. Lo ha fatto per un motivo, lo ha fatto per il desiderio di essere immortale, per essere ricordato, non come autore, non come cantante rock, ma come Prometeo, che ruba il fuoco sacro della musica. Che si inerpica oltre la rupe Tarpea del Mito, della leggenda e della tradizione. Celtic Ray, per chi ha sete di conoscenza, per chi ha vissuto e rivisto le scogliere di Moher, per chi vuole vedere oltre il proprio naso, dentro un bicchiere di whiskey torbato, dentro una fetta di pane gaelico, ammesso che sappiate di cosa sto parlando. C'è una stradina, non proprio vicino a Domino's Pizza, lì sulle vie di Arklow che mi riconduce con la mente, lo spirito e il corpo a Fiumefreddo Bruzio, oltre la ferrovia fino a ritrovare la strada di casa, dove ho scovato il miglior allevamento di api mai visto. Solo con la forza dell'immaginazione, solo quando vedrò questi pellicani volar via, verso il tramonto, verso la fine di un autunno appena iniziato, che profuma ancora di calore e brezza, di un'estate tirrenica, in questa notte mediterranea che sto attraversando. Come here my love. Nessun disco, nessuna canzone vale come una ballata triste, malinconica e romantica del Van Morrison d'annata settanta. Non ditelo a me, io l'ho visto suonare e cantare, ma soprattutto ho percorso le stesse strade, quegli stessi posti dove la musica diventa poesia. Dove un chitarrista trae ispirazione, per scrivere forse una canzone che potrebbe essere considerata una nuova Madame George. Ma le canzoni sono libere e leggere e possono fluttuare, allungarsi, ricompattarsi come un bandoneòn, non ha importanza. Ti basterà un pianoforte, colpito con la giusta dosa di violenza, sentimento e romanticismo. Ho sempre amato gli strumenti acustici perché non c'è bisogno di attaccare nessuna spina, e certe spine se colpisci una tastiera si sentono e fanno male. Io detesto il dolore, di qualsiasi tipo, soprattutto se procurato da me stesso. La sventura ti può dare le compagnie di letto più impensate, diceva Shakespeare. E ora la mente torna in quel letto, su quel materasso umido di sogni rotti, interrotti. Adesso non c'è più tempo per interrompere niente, nemmeno questo amplesso così desiderato. Bramo di udire la storia della tua vita, che deve sedurre l’orecchio stranamente. Ho sempre sognato fare l'amore ascoltando certe canzoni di Van Morrison e sono stato fortunato perché ho trovato solo ragazze disposte ad accontentare ogni tipo di fantasia. Probabilmente perché sopravvaluto il mio livello di immaginazione. Ma, ehi, nessuna si è mai lamentata, ed è vero, non le ho mai lasciato il tempo, perché ho sempre preferito andare via per primo, pagando il conto e lasciando la mancia. Per ogni tipo di questione in sospeso. Sono uno a cui piacciono le canzoni lunghe, corpose, che ti lasciano il tempo di assaporare al meglio; tra tutte quella che ho amato, la mia preferita è You Don't Pull No Punches But You Don't Push The River di Van Morrison. Mentre per rimpiangere quel momento sfumato e sprecato non c’è miglior unguento di una Fair play to you, Killarney's lakes are so blue and the architecture I'm taking in with my mind so fine… 

     Ti ricordi di Poe, di Oscar Wilde e del libro di Thoreau. Quanto ero felice di averlo trovato, quanto ero fiero di potertelo regalare, comprato coi soldi del poker online. Ma dopotutto, è il gesto che conta! Ti citavo Yeats e ti facevo ascoltare Van the Man, vivevo di illusioni, perché sono un fermo sostenitore che ogni canzone lenta di Van Morrison ha un cuore oscuro misterioso e segreto, nella notte dell’anima, Into the Mystic. C'è un codice segreto e astrale, nelle sue ballate, che spesso non sono così quiete come si può pensare. Bisognerebbe chiedere a un esecutore, cosa vuol dire suonare il pianoforte su un pezzo come Flamingoes Fly, con quel giro di basso, circolare, alare, come il fraseggio vocale, quando il brano, manco a farlo apposta, inizia a prender quota. Il volo del pellicano è qualcosa che un brevilineo come me interpreta come il desiderio metaforico dell’autore di possedere una bella ragazza dalle gambe infinite. E’ quella voglia di far l'amore che puoi avere solo a 28-29 anni. Finora li ho avuti almeno 6-7 volte quei 28 anni, all'incirca da quando ne avevo 24-25. Tranquilli, mettetevi pure comodi, tanto la canzone non finisce prima di qualche altra piroetta, ancora a opera di piano, basso e charleston. Fate con comodo, perché ci sono ancora un paio di giri che potrebbero darvi il tempo di tergiversare. Sapete bene che spesso sfilare le mutandine sembra facile, così com'è facile spogliarsi quando si è soli. Raramente quando siamo in buona compagnia. E' come quella pennata di chitarra: bisogna darla al momento giusto, sia quando suoni da solo, per esercitarti, sia quando stai, finalmente in ensemble.

 Chissà Van quanto avrà provato, quanto si sarà esercitato, per raggiungere questo fraseggio, perfetto e al contempo personale. Oltre la sfera dell'eroe, fino alle colonne d'Ercole, senza pensare a niente, se non a vivere, osando tutto, senza fare prigionieri. Bruciando come un'autentica Supernovae fino a sparire dentro le nebbie di un’alba frettolosa e salubre di vino, poesia e peyote. Forse un doppio sogno dentro questo sogno di vita, musica e poesia. Into the music. To be born again

"Quando tu sarai vecchia e grigia e sonnolenta,
Col capo tentennante accanto al fuoco, prenditi questo libro,
e lentamente leggilo, e sogna del tenero sguardo
Che gli occhi tuoi ebbero un tempo, e delle loro ombre profonde."

(William Butler Yeats)



sabato 16 maggio 2020

Tunnel Of Luzzi


TUNNEL OF LUZZI


C'è un nuovo giorno all'alba e sono finalmente arrivato. Se sarò qui domani mattina, baby, saprò di essere sopravvissuto.

Capitolo Uno: Gli effetti di Making Movies su giovani impressionabili menti

Mark Knopfler e in particolare Making Movies dei Dire Straits per me è il ricordo della scuola media G.B. Vico di Piazza Cappello. In particolare un collega di mio padre, originario di Luzzi. Ex calciatore e appassionato di musica. A bordo della sua Autobianchi A 112 blu scura, tornando a casa mi faceva ascoltare Edoardo Bennato, Pierangelo Bertoli, F. De Gregori e il suo amato De André. Ascoltavo estasiato, visto che ero abituato a Queen, Scorpions e Michael Jackson, a cui ci aggiungevo la visione delle trasmissioni di quella tettona di Emanuela Folliero. Era un altro mondo, un mondo migliore, c’è bisogno di dirlo? Perché, ok il pop e va benissimo anche la classifica di singoli più venduti, ma ascoltare un vecchio album di Edoardo Bennato, era come accendere un candelotto di dinamite dentro la testa di un ragazzino, perso tra sogni di Gloria e una provincia apatica e narcolettica. Vincenzo, si chiamava così, portava l’orecchino sul lobo sinistro e aveva alle spalle una discreta carriera di calciatore semi-professionista. Nel suo paese era considerato giustamente un’autentica leggenda, specialmente dai più giovani. Portava un carismatico giubbotto di pelle nera, consumato, ma tenuto bene, con il bavero alzato. Per me è stato fondamentale in termini di formazione musicale e di crescita, al pari di un John Fogerty o un Eric Burdon per i vari Bruce Springsteen, John Mellencamp e Tom Petty.
     Un giorno di quasi primavera Vincenzo mi disse: - Oj, Dariù! Ojhi ti fazzu sentiri ‘na cosa ‘na pocu diversa, ma secondo me ti piacia! Mise Making Movies versione musicassetta nel mangianastri e diede gas alla sua Autobianchi A 112 blu, la Mini del popolo. Fu così che ascoltai per la prime volte la maestria di Roy Bittan al piano. Non feci in tempo a rendermi conto di niente visto che Tunnel of love mi travolse come una stilettata a tradimento. Una cosa che può capitare se tieni la guardia abbassata in una rissa di paese, coi soliti vigliacchi gaglioffi armati di coltello a serramanico. Avevo provato una sensazione simile solo 3 volte, mai ascoltando musica. La prima quando vidi la ragazza più bella del paese in costume da bagno, al mare due anni prima. Aveva 16 anni lei e io ero troppo comico anche solo a ripensarci. La seconda era stata in moto con mio zio, che mi aveva portato una volta in giro per il paese, così per farmi provare il nuovo mezzaccio, come lo chiamava lui! La terza e fin lì ultima era stata al luna park, a una giostra per grandi. A ripensarci quella fu una bella strizza, anche se devo ammettere che la scarica di adrenalina mi piacque. Comunque sia, nulla di paragonabile all’effetto di Tunnel of love. Quale effetto vi starete chiedendo? Ve lo spiego io come funziona la musica per me. Nessun prodotto farmaceutico in circolazione può darti quella stessa scossa che ti dà la banda quando è al massimo! E' un delirio che cresce, senza apparenti effetti collaterali. Una delle sensazioni più belle che potrai provare al mondo, se sei un certo tipo di persona, ovviamente! Vincenzo mi guardava e sorrideva. Io ero stravolto e non mi sembrava nemmeno di essere a Taverna di Montalto Uffugo. Ero partito per la stratosfera in stile Guardiani della Galassia. Altro che Universo Marvel, altro che Masters of the Universe, Skeletor e He-Man: il mio supereroe sei tu, Vincé! Sì, ovviamente anche Mark Knopfler e i suoi Dire Straits non erano affatto male, ma il merito era stato tutto suo e io questo lo capivo benissimo. Ero già un tipo consapevole e sensibile, più al dolore che al piacere, ma questo non c’entra nulla, ora e qui. Perciò dato che finora non l’ho mai fatto, ti volevo ringraziare pubblicamente, Cenzì! Per avermi aperto il cervello quel giorno di quasi primavera e averci messo tutte quelle note e quegli arpeggi di chitarra, piano e fill di batteria, che ci stavano come il cacio sui maccheroni (che all'epoca mi facevano schifo, ammetto!)

C'è un leone sulla strada, c'è un demone sfuggito, ci sono un milione di sogni passati, c'è un panorama rapito, mentre la bellezza si nasconde e la vedo togliere le tende. Non vorrei, ma poi ancora, forse posso. Oh, se solo potessi trovarti stanotte.

Capitolo Due: Ascoltare Making Movies, oggi


C'è un buio diamante bianco nel lato oscuro di questa stanza, e un sentiero che conduce alle stelle.
Se non credi che ci sia un prezzo per questo dolce paradiso, ricordami di mostrarti le mie cicatrici.


Ascolto di tanto in tanto Mark Knopfler e i Dire Straits. E’ un tipo di musica che mi piace ancora molto, anche se sono cresciuto e ho visto e sentito tante cose, spesso cose di cui avrei fatto sinceramente a meno, ma tant’è! Dopo poco, rispetto a quel nastro di cui vi ho raccontato poco fa, tornai ai miei amati Queen, a Michael Jackson e alla classifica di quella bella tettona che conduceva un programma il sabato pomeriggio su Italia Uno. Ci misi parecchio per decidermi a riavvolgere il nastro e ad ascoltare cose del genere. Forse avevo paura di soffrire, di avere una passione troppo grande per la musica, ma è anche vero che non si può vivere solo di paure. A un certo punto subentrano desideri e tensioni sessuali. Fu in quel momento che iniziai ad ascoltare dischi come The Wild, the Innocent and The E Street Shuffle, Born to Run, Street-Legal e Highway 61 Revisited di Bob Dylan. Per un motivo del tutto inconscio ho sempre accostato questi autori e certe canzoni, per scoprire solo di recente il sottile, labile confine che separa Jungleland da Romeo and Juliet, Skateaway da Backstreets, oppure Where Are You Tonight da Incident of 57th street. Se è vero che tutto ruota attorno a William Shakespeare, c’è da dire che il primo teppista in giacca di pelle e con un pugno di classici nello zaino, letti e studiati, è stato sicuramente Bob Dylan. Ho amato questi dischi, questi autori di canzoni, anche in maniera eccessiva, ma è anche vero che niente e nessuno potrà restituirmi le sensazioni che ho provato quando ho ascoltato la prima volta Born to Run, Making Movies e Street-Legal. Si tratta di ricordi intimi, troppo personali, che certe volte ti abbandonano, per affiorare nei momenti di maggior sconforto e solitudine. La musica, quella che ha potere salvifico e che può cambiarti la vita, serve a questo. Per te sarà forse l’heavy metal, oppure il punk della prima ondata, per altri sarà di certo la New Wave, ma non grande importanza. E’ qualcosa di tuo, che forse, se sei stato fortunato, come me, potrai condividere con amici e persone che consideri tuoi simili. Quello che rende questi dischi speciali è l’interazione, il potere dell’immedesimazione. Uscire dal seminato per entrare nello scantinato dei sogni di un ragazzo annoiato di provincia, che forse aveva sogni uguali a tutti gli altri, ma non per questo meno importanti, da abbandonare per una giacca e cravatta e un posto fisso che ti fa mancare l’aria e ti riempie lo stomaco di antidepressivi. Il mio antidepressivo è la musica, la mia valvola di sfogo sono certe canzoni, certi autori e certe atmosfere, che mi fanno vivere e vedere cose che forse nemmeno esistono veramente. Come la diga di Tarsia che si trasforma magicamente negli scenari epici di Born to Run e della Highway 61 cantata, con furore agonistico e rabbia giovane, da un imberbe poeta elettrico di Duluth!

La verità era oscura, troppo profonda e troppo pura, e per viverla deve esplodere. Nell'ultimo momento del bisogno, noi tutti fummo d'accordo, il sacrificio era il codice della strada.

(*) Tutte le citazioni in corsivo grassetto sono tratte dal testo "Where Are You Tonight? (Journey Through Dark Heat)" di Bob Dylan, canzone che chiude l'album del 1978, Street-Legal.

Illustrazione di Elena Artese


venerdì 1 maggio 2020

I BELIEVE TO MY SOUL




I BELIEVE TO MY SOUL


Ma nel cuore
nessuna croce manca
È il mio cuore
il paese più straziato.


In ogni comitiva di amici che si rispetti c'è il suo punto di rottura. E' capitato ad Alessandro Magno, è successo alla dinastia dei Cesari, e se Napoleone Bonaparte fosse stato un uomo onesto, oltre che un genio di tattica militare, avrebbe ammesso che la vera disfatta non fu affatto Waterloo. Non ascoltate ‘ste cavolate scritte appositamente per scolaresche in gita e insegnanti annoiati. In ogni comitiva che si rispetti, in ogni festa che può dirsi tale, giunge il momento di tirar fuori quel vecchio classico di Barry White. Ed è proprio lì che parte la pomiciata spinta, è quello l’evidente traccia che qualcosa sta per incrinarsi, inevitabilmente. E se non state attenti, tira e molla, la corda poi si spezza.

    Chiariamoci, non sono un misogino e non ho nulla contro le donne, anzi, avete di fronte il classico fesso di paese che ancora crede nel mito della parità, quello a favore del dialogo e del confronto. Sapete a cosa serve tutto questo? A un cazzo! Tanto poi le dinamiche dominanti del mondo non si basano né sul dialogo, né sul rispetto, né sull’intrinseca fascinazione di due corpi all’apice. No, è un altro tipo di fascino che fa girare questa benedetta 3rd rock from the sun. Adesso stiamo parlando di qualcosa di poetico, quindi le donne devono per forza di cose avere un ruolo marginale; devono stare al loro posto, che no, non è la cucina, come purtroppo abbiamo scoperto dopo i primi giorni di vera convivenza con la nostra nuova partner. Le amiamo per altri motivi, sì anche per quello, ma più che altro perché riescono a tollerarci, a sopportarci. Visto che siamo qui, sfatiamo un altro falso mito. Le donne hanno senso dell'umorismo, eccome. Altrimenti come potrebbe uno come me avere speranze? Siamo sinceri: ho un carattere terribile, sono irritabile al risveglio, rompo le palle per la consistenza e la sapidità del sugo o se la pasta è scotta, e ho delle fisime che nemmeno un malavitoso della old Chicago avrebbe approvato! Insomma sono il classico outsider, il tipo che è meglio perdere che trovare! Sono fatto così: credo in alcuni sani valori, come il lavoro duro, la disciplina del soul e l'Amicizia. Ci credo anche adesso, nonostante abbia perduto la mia comitiva perfetta. Se avete un attimo di tempo ve ne parlo, tanto dove volete andare, adesso? A mangiare una pizza? Ascoltate, sentite il vecchio leone, che vi spiega come districarsi in questa Savana che stiamo vivendo.

    Il peggior nemico della comitiva perfetta è lo spirito di Barry White, che non c’entra niente con lo Spirito del Natale e quelle cavolate lì. Siamo franchi: arrivati a un certo punto, il divertimento non basta più. Serve una spinta in più. Non fraintendete: è bello uscire, bere, fumare e fare casino, ma dopo un po' serve una variante, serve qualcosa capace di sparigliare le carte. Ora, siccome siamo sempre poveri in canne, mica possiamo permetterci di ingaggiare un croupier di professione. L'esempio è sbagliato. In questo caso l'elemento dissonante è quello esterno, è come tirare a sorte con la vita, e se sei fortunato il tuo numero potrebbe uscire, proprio in questo momento. E' capitato a Gengis Khan, è successo a Tatanka Yotanka, perché non dovrebbe accadere a te? Che cos'hai meno di loro, tralasciando il genio militare, il carisma e il coraggio di non temere la morte? Ok, è assodato il fatto che io continui a sbagliare esempio, proprio come il Khan sbaragliava il nemico, sul campo di battaglia. La battaglia è in atto anche qui, solo che il terreno su cui avviene la disputa è un altro: più accidentato e ricco di insidie, specialmente per un tipo come te. Abbiamo solo un po' di scorza, abbiamo questa misera carcassa: che altro? Un po' di fegato, se non sei vegano e se ti riesce trovare una macelleria aperta, in tutto questo trambusto! Ora, accendi il fuoco, metti la carne a macerare e aspetta. Perché un gioco di pazienza e devi trovare il modo di ingannare il nemico, che in questo caso non è un vero nemico: è una sciarada, dove le regole non sono scritte, ma rispondono a legge di natura.

Sono sempre stato un tipo differente, dato che per me l'artista del Soul era un altro: Van Morrison. Lui toglieva fuori il selvaggio, il Leone e soprattutto il capi i liune che è in me. Basta mettere sul piatto un pezzo come Madame George, per apprezzare il cuore, la voce e il sound di questo piccolo, cocciuto, ma potente vocalist. E’ un pezzo capace di fornirti armi e fegato, il combustibile ideale per superare tutte le inibizioni e gettare il cuore oltre l'ostacolo. E siccome ogni desiderio comporta una maledizione, io rinunciai volontariamente alla più bella comitiva che avessi mai costruito e tenuto in piedi. Praticamente feci tutto da solo, con queste mani e col cuore che batteva all’impazzata. Come un leone che va a caccia di antilopi, si rinuncia a tutto, per un pezzo di paradiso. Ed è giusto che sia così. Si rinuncia alla libertà, a quelle cose che quando hai vent'anni o poco più, pensi non abbiano valore e probabilmente non ne hanno. Serve un po' di coraggio, perché non sei certo il nuovo Gneo Pompeo Magno e non c'è nessun esercito pronto a muovere battaglia contro di te. Ci sei solo tu, bloccato dalle tue paure, che ti fanno muovere al rallentatore mentre la tua mente viaggia a ritmo forsennato. Ed è quello che i britanni chiamano situazione da elefante nella stanza: meglio tacere, far finta di nulla, visto che il nemico è sempre in agguato, dentro di noi. Ci sto girando attorno perché non ho nessuna voglia di dirvi come sono andate a finire le cose, e forse ha ragione Tom Petty nel dire che l’attesa è la parte più snervante di ogni cosa, ma c’è qualcosa di peggio dell’attesa. Si tratta della fine, dell’ultimo giro di valzer. Quello che chiude la serata, cala il sipario e non ci sono repliche, atto unico. Vale per i sentimenti, vale per l’amicizia e per noi stessi. In ogni comitiva di amici che si rispetti c'è un punto di rottura. Forse perché in fondo non siamo tutti come Efestione, anche se il più delle volte ci convinciamo di essere suoi pari, non è così. Puoi giurare amore eterno per il tuo gruppo, per quella cricca che ti proteggeva e ti faceva sentire importante, ma quando arrivi alla fine della corsa dovrai ammettere, che hai messo i tuoi interessi davanti al bene comune, perché siamo esseri egoisti, dotati di una spiccata capacità distruttiva e istinto di conservazione. Abbiamo fatto lunghi viaggi, con il nostro patrimonio genetico, la sola forma di intelligenza che ci portiamo dietro, di cui spesso non abbiamo alcuna consapevolezza. Il nostro essere senzienti è fatto di poche semplici regole, prima o poi tocca rispettarle e rientrare nei ranghi. Perfino per un cane sciolto come me, perfino per un outsider che si lamenta per la pasta scotta, che è intrattabile al risveglio e che si illude di migliorare durante il resto della giornata, ma che regala solo sprazzi di poesia e di romantico sentire, in mezzo a un oceano di stronzate, di rinunce e di vuoti a perdere. Per questo io ora Ascolterò il leone, e sentirò il linguaggio della tua mente astrale. Farò della mia anima uno scrigno per la tua anima, del mio cuore una dimora per la tua bellezza.

Oh voce occulta dell'amore oscuro!
Libera il duro avorio della testa,
pietà di me, spezza il mio dolore!
Perché sono natura, sono amore!

(Federico Garcia Lorca)

Canzoni citate nel testo:

Listen to the lion – Van Morrison
Madame George – Van Morrison
Fair play – Van Morrison
New York City Serenade – Bruce Springsteen
The Waiting – Tom Petty
I believe to my soul – Ray Charles
I’m Gonna Love You Just A Little More Baby – Barry White