venerdì 29 maggio 2020

MORRISON’S BALLAD (Dark Night of the Soul)




MORRISON’S BALLAD (Dark Night of the Soul)

Notte che mi guidasti, oh, notte più dell’alba compiacente! Oh, notte che riunisti l’Amato con l’amata, amata nell’Amato trasformata! Sul mio petto fiorito, che intatto sol per lui tenea serbato, là si posò addormentato ed io lo accarezzavo, e la chioma dei cedri ei ventilava.

(San Giovanni della Croce)


Ci sono canzoni che iniziano già a metà di una storia e ci sono storie che partono in sordina, a volume basso, per poi salire, dolcemente, d'intensità. Quei pezzi difficili, il contrario dei cinque pezzi facili, che se ti prendono però diventano imponenti proprio come il marlin di Hemingway. Le vere canzoni devono partire lente, danzando su velluto, come se incontrassi la persona speciale. Quella che rende la tua vita prima meritevole di essere vissuta, prima e un vero inferno, dopo. Che il gioco della guarigione muti pelle, nel tempo, dissimile alle compagnie di solitudine. Sono gli autori che ti faranno compagnia chiedendo in cambio un piccolo compenso, ben poca cosa rispetto a ciò che daranno a te, come la buona medicina amara, salvifica. Ti cambiano la vita, il più delle volte in meglio. Ballate dal vago sapore torbato come Over the hill di John Martyn, dall'incedere scampanellante e tintinnante come Buckets of Rain. Ancora meglio: sontuose e pastorali come Linden Arden Stole the Highlights. Adesso invece penso all'ispirazione che sta dietro un brano come Just like Greta. Un autore maturo che si confronta, ancora una volta, col tema della solitudine; attraverso una sinuosa ed elegante ballata. Autentica cifra stilistica, pezzo pregiato del repertorio tardo morrisoniano. Un autore che non tutti conoscono, purtroppo. Antidivo schivo, che rifugge il successo facile, quasi come se si trattasse della balena bianca della musica d'autore. Cerca semplicemente trascendenza e ispirazione, Van Morrison, forse. Merce rara, in tempi di lirico squallore, come questi che stiamo vivendo e attraversando. Dalle settimane astrali al vello di Veedon, sono visioni stupende e struggenti. Tutto ciò che vuole è creare musica. Un po' come noi qui e ora, cerchiamo ispirazione, trascendenza, comunione, forse. Di certo non liberazione. Anzi, noi siamo di certo prigionieri di peccato e bramosia. Stregati e rapiti, dal beat Northern Soul, esuli legionari al bromuro nella terra di Smeraldo. Quando senti un organo Hammond b3 trillare una melodia melliflua, apri le porte del cuore e del tuo locale ideale, per sentire la voce di un troubadour, che si inerpica in uno scat naturale, fluido, come un flusso di coscienza in una notte di quasi estate, quando ciondoli per casa senza una vera prospettiva, ma è troppo presto per cedere il passo alla rassegnazione e al giusto riposo del guerriero digitale. C'è ancora tempo per una ballata, dominata da un piano austero e da una rabbiosa e ostinata chitarra acustica pizzicata. Ci sono ombre che non puoi certo ignorare, quando la notte è lunga e c'è solo un cantante come Van a tenerti compagnia. Dark Night Of The Soul, ripete come un nuovo mantra, quasi  per scacciare e tenere a bada lo spleen, il blues che inevitabilmente ti verranno a bussare alla tua porta durante l'ora del lupo. Non ci sono vecchie pellicole scandinave da ricordare, né tanto meno cassapanche da aprire, alla scoperta di antiche e polverose chincaglierie. Non ci sono trucchi: qui conta il giusto feeling, nell'oscura notte dell'anima. Presto giungerà il nuovo mattino, ma prima c'è tanta strada da fare su questa tastiera. Se vuoi mettere a tacere certi demoni pellegrini a cui piace venirti a fare visita, quando la difesa si abbassa ci vorrebbe il Fabio Cannavaro del Mondiale 2006 per tenere il nemico fuori dalla portata del tuo cuore, di questa porta sguarnita. Ci vorrebbe uno scugnizzo di Belfast, adesso a cantar che presto sarà il tempo dello spirito, di tornare a elevarsi, oltre l'insignificanza di questo momento astrale. A volte basta solo un pezzo che parte lento, come un trenino di latta, una vecchia corriera di colore Azzurro, per farti tornare alla mente quei pomeriggio di giugno. Momenti dove manca solo un menestrello, un troubadour, per tenerti compagnia con uno schiaccia pensieri o un ukulele. Il sudore duetta con una bibita fresca e l'estate è veramente alle porte. Ci prepariamo per andare al mare, ci prepariamo per trovare riparo, verso questo sole che è troppo forte; troppo accecante per guardiani e custodi dell'anima pellegrina della notte.
Ci muoviamo con il favore delle tenebre, ma siamo ancora una volta guerrieri di luce e giustizia.


In una notte oscura,
con ansie, dal mio amor tutta infiammata,
oh, sorte fortunata!
Uscii, né fui notata,
stando la mia casa al sonno abbandonata.

(San Giovanni della Croce)



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