domenica 22 marzo 2020

I primi giorni di quarantena – Un bilancio PRO_positivo



Primi giorni di quarantena – Un bilancio PRO_positivo


"Fuori c'è un tempo da cani
La pioggia ha chicchi grandi come noci
Meglio stare a casa la sera
A guardare la televisione
Un bicchiere ti rimette la pace
Io non ho voglia più di fare la guerra
Con una città che sa menare le mani
E con un pugno ti stende per terra."


Nobody wins unless everybody wins.
Sono appena trascorsi i miei primi 14 giorni di quarantena forzata, ma sono probabilmente la persona meno adatta per fornire una testimonianza valida su quanto sta succedendo. La motivazione, per cui ho deciso di fare un pezzo su questo argomento, viene da lontano. Ieri notte, tramite Instagram, sono stato contattato da Oscar, un ragazzo statunitense che lavora per Only One Studios, una piccola emittente di broadcasting, che mi avrà scovato attraverso i complessi meandri del web 2.0. Oscar mi ha chiesto di rispondere, attraverso una testimonianza video, a tre semplici domande, su cosa gli americani dovranno fare per affrontare l'emergenza Covid-19. Ho risposto a questo appello, nonostante l'ora tarda, e ora mi appresto a fornire, per chi fosse interessato, il mio resoconto sulle prime due settimane di quarantena (nel mio caso volontaria e rigorosa).
Mi ritengo la persona meno adatta perché, ormai da 2-3 anni, ho ridotto e limitato le mie uscite all'essenziale. Un po' per ragioni personali, un po' perché non trovo grandi stimoli nel condurre una vita sociale attiva e quotidiana, visto che come attività lavorativa faccio il web writer come free-lance, da casa. Nei giorni scorsi mi sono imbattuto nelle dirette Facebook di alcuni amici e collaboratori, che hanno allietato e arricchito queste desolanti giornate. Il primo a iniziare tra i miei contatti, se la memoria non mi inganna, è stato l'attore Ernesto Orrico, da Cosenza.

Ernesto Orrico (The Freewhilin’ Talknoise)

Parlare di Ernesto nel mio caso non è semplice, perché si tratta di un artista che conosco da più di 25 anni. Ci lega un rapporto di amicizia piuttosto lungo e ricco di cose da raccontare, amici in comune, progetti e un po' di vita ahimè già passata.

Ernesto è stato importante, non solo per il suo contributo, con una striscia quotidiana in cui, attraverso la diretta Facebook, legge e interpreta brani propri, poesie, estratti da libri per me di culto, che hanno contribuito alla mia formazione umana e culturale. Parlare di Ernesto mi emoziona, perché ricordo tutti i libri, i film e i consigli che negli anni mi ha dato. Consigli che naturalmente, il più delle volte, non ho seguito, da adorabile testa di cazzo, quale sono.
Mi limito a dire che alcune monografie cinematografiche su David Cronenberg e su Lynch, sono state probabilmente più importanti di tutto il mio percorso scolastico. Nei giorni scorsi, quasi per gioco ho chiesto a Ernesto di recitare un brano tratto dall'Urlo di Allen Ginsberg, uno dei miei poeti preferiti della Beat generation, ma è quando mi scopro impreparato che le sue letture mi colpiscono e mi affascinano maggiormente e di questo lo ringrazio molto.

Cassidy – MN

Proseguendo nel palinsesto delle dirette tv, un altro appuntamento fisso è quello con Mauro Nigro, in arte Cassidy - MN. Mauro è un brillante videomaker di Rende, con cui ho avuto il piacere di collaborare molte volte, a partire dal 2011, fino alle cose più recenti, come ad esempio il videoclip musicale di Jumping Red Spiders di Al The Coordinator. In questi giorni Mauro ha proposto un mix di brani suoi e di cover che ha reinterpretato alla chitarra acustica, accompagnandosi qualche volta anche con l'armonica. Abbiamo in comune, oltre alla passione per un certo cinema horror e fantascientifico, anche alcuni ascolti in campo musicale, specialmente per quanto riguarda il rock americano. Mauro ha proposto una bella selezione di brani, dai Pearl Jam a Eric Clapton, ma non poteva certo mancare il nostro minimo comune denominatore: Bruce Springsteen. Su questo mi limito a dire che ha eseguito i brani Darkness on the Edge of Town e soprattutto New York City Serenade. E' stata una cosa sorprendente, per me, che rimarrà sicuramente impressa nella memoria di questa quarantena da Covid-19 a cui sia costretti da due settimane. Grazie Mauro!

Garritanesque

Se c'è una cosa che mi sta piacendo in questo periodo un po' così, sono le dirette di un musicista che vive tra San Fili e Udine (attualmente) e che risponde al nome di Massimo Garritano. Bene, Max ha un posto speciale, perché oltre a essere una vecchia conoscenza è una persona di tutto rispetto, a mio avviso. Non solo a livello artistico, e già qui ci sarebbe non poco da dire, ma soprattutto a livello umano. Chi mi conosce sa che tra i miei limiti (o se preferite difetti) c'è quello di valutare le persone in base a questo aspetto, tralasciando il resto. Cerco di seguire la sua diretta quotidiana, partecipando con commenti simpatici e qualche volta avventurandomi in considerazioni su ciò che mi trasmette l'ascolto di un musicista con il suo ricco background culturale. Un fardello mica da poco, se mi posso permettere. Durante una delle scorse dirette, mi sono lanciato nella descrizione analitica di questa sua rubrica quotidiana, creando il neologismo di "Performance Garritaniana" o "Garritanesque".

La "performance garritaniana" (meno frequente il termine "Garritanesque") consiste in un abile mix di tecniche, feeling e pathos armonico che Massimo padroneggia alla grande, tra una tisana e un buffo maglione orientale, tra la poetica e il groove del miglior jazz chitarristico capace di flirtare coi suoni del Mediterraneo, tra la valle del Savuto e il West. Il giorno dopo questa mia definizione, scritta su assist di Aldo d'Orrico e di Ernesto Orrico, Max ha suonato alcuni brani, su richiesta degli ascoltatori, tra questi ce n'erano due che mi hanno particolarmente colpito: The Weight dei The Band e Born to Run di Bruce Springsteen. Da un po' di giorni sto ascoltando senza sosta i dischi dei The Band e sentire la sua versione di questo classico di Robbie Robertson, mi ha davvero steso. Su Springsteen, per chi non mi conoscesse, devo dire che ho sviluppato un rapporto, negli anni di amore-odio-amore. Perché lo ritengo un fuoriclasse senza se e senza ma, che però da tempo ha deciso, volontariamente di abbandonare la strada maestra della musica d'autore e di qualità. Tuttavia, Max ha eseguito una superba versione strumentale di questo classico springsteeniano, dove nella parte finale ha citato un altro brano del rocker del New Jersey a cui sono molto legato: Land of Hope and Dreams. Una canzone che oggi suona ancora urgente, vera e necessaria. Perché qui il Nostro sembra davvero rispondere al motto: "Convincere prima di vincere" o se preferite a un suo famoso inno: "Nobody wins unless everybody wins." Sfido chiunque, in Italia e nel mondo a trovare oggi, uno slogan più vero ed efficace per mettere al tappeto il Coronavirus. Così, senza traduzione. C'hanno rotto il cazzo con 'ste traduzioni. Imparate due parole anche d'inglese, per Diana!

L'esecuzione di Garritano di questo brano di Springsteen, arrivata dopo una valanga di brani già molto validi del suo vasto repertorio, mi ha ricordato una cover insolita e lunare di Thunder Road, ad opera dei Tortoise e di Bonnie Prince Billy (Will Oldham), che potete trovare sul disco "The Brave and the Bold" pubblicato nel 2006. Non solo cover, non solo rock e non per forza Springsteen, The Band o Neil Young, perché Massimo Garritano è capace di spaziare, tra loop e suoni rigorosamente acustici, da Charles Mingus a Bill Evans, passando per Wayne Shorter fino a composizioni originali, in una performance che si stenta a credere sia improvvisata. Se c'è una cosa che mi mancherà di questa quarantena del cazzo, saranno le sue esibizioni, in diretta da casa sua a San Fili. Chiaro, no?

Al The Coordinator

Concludo questo lungo e noioso post, parlando di un artista che ha da poco pubblicato un album per La Lumaca Dischi. Si tratta di Al The Coordinator. Il disco è Raven Waltz e lo trovate in streaming su tutte le piattaforme digitali e in vendita sullo Store Lumaca, dove è stata lanciata la lodevole iniziativa di una donazione all'Ospedale Annunziata di Cosenza per contribuire con un piccolo aiuto all'emergenza Covid-19. Tutti gli acquisti effettuati per un mese, a partire dallo scorso 20 marzo, sarà quindi devoluto per questa nobile causa. Perché parto da questa premessa? Con Aldo D'Orrico è ancora più difficile mettere su carta pensieri e considerazioni. E' una persona che conosco e stimo dai tempi del Liceo. Ci siamo frequentati a singhiozzo per oltre 23 anni ed è stato incredibile ritrovarlo menestrello, dopo averlo lasciato in piena fase stoner e hard rock. Oggi il progetto di Al The Coordinator mi coinvolge indirettamente anche per motivi lavorativi, visto che è un artista Lumaca Dischi, con cui ho iniziato a collaborare come Social Media Manager, appena prima della quarantena da Coronavirus. Ve ne avrei parlato comunque, anche perché Aldo più che fare delle dirette Facebook ha finora realizzato dei veri e propri concertini, con una qualità audio e un livello di esecuzione del suo materiale, più qualche cover abilmente selezionata (Dylan-Waits-Cash), davvero molto alta, malgrado tutti i limiti tecnici di questo mezzo di comunicazione.
Ho ascoltato i suoi video e le sue sinora rare dirette, con grande attenzione, e mi ha confermato il valore della sua performance live. Precisione, cura del dettaglio, a tratti quasi maniacale. Evito di andare oltre, perché quando questa maledetta quarantena finirà, potrebbe anche spaccarmi un bicchiere di birra in testa. E non farebbe nemmeno male. Mi scuso se vi ho rubato un po' del vostro prezioso tempo e vi lascio con una bella citazione di un poeta che oggi mi piace leggere più di tutti:

E di sicuro ci sarà tempo
Di chiedere, « Posso osare? » e, « Posso osare? »
Tempo di volgere il capo e scendere la scala,
Con una zona calva in mezzo ai miei capelli –
(Diranno: « Come diventano radi i suoi capelli! »)
Con il mio abito per la mattina, con il colletto solido che arriva fino al mento, Con la cravatta ricca e modesta, ma asserita da un semplice spillo –
(Diranno: « Come gli son diventate sottili le gambe e le braccia! »)
Oserò
Turbare l’universo?
In un attimo solo c’è tempo
Per decisioni e revisioni che un attimo solo invertirà

Perché già tutte le ho conosciute, conosciute tutte: –
Ho conosciuto le sere, le mattine, i pomeriggi,
Ho misurato la mia vita con cucchiaini da caffè;
Conosco le voci che muoiono con un morente declino
Sotto la musica giunta da una stanza più lontana.
Così, come potrei rischiare?
E ho conosciuto tutti gli occhi, conosciuti tutti –
Gli occhi che ti fissano in una frase formulata,
E quando sono formulato, appuntato a uno spillo,
Quando sono trafitto da uno spillo e mi dibatto sul muro
Come potrei allora cominciare
A sputar fuori tutti i mozziconi dei miei giorni e delle mie abitudini?
Come potrei rischiare?
Come potrei cominciare? 

(T.S. Eliot - Il canto dell'amore di J. Alfred Prufrock)

venerdì 20 marzo 2020

Donazione Ospedale Cosenza per Covid-19 (La Lumaca per il sociale)




Abbiamo l’occasione di partecipare attivamente a un fatto storico!

Noi soci dell'Associazione Calabrians City Rockers e artisti della Lumaca Dischi abbiamo già provveduto a fare una donazione all'Ospedale Annunziata di Cosenza per contribuire con un piccolo aiuto all'emergenza Covid-19. Tutto il ricavato delle vendite per un mese, a partire da oggi, del Nostro store sarà devoluto in beneficenza.Bisogna cambiare modo di pensare e non è facile. 
Noi ora ci laviamo le mani per te. 
Noi adesso stiamo rinunciando a quel concerto per te. 
Lavoriamo insieme per costruire il nostro domani. Siamo rimasti indietro per un giorno di troppo e abbiamo ancora molta strada da fare.

(La Lumaca Dischi Staff)  👇


martedì 17 marzo 2020

“Namastereo”, il terzo disco di Giuseppe Costa in arte YOSONU


Il terzo album dell’“one man orchestra” Giuseppe Costa, in arte YOSONU. Al disco hanno partecipato Enrico Gabrielli in “Cucumanda”, brano in uscita con videoclip,
oggi 17 marzo, e Lavinia Mancusi in “Silence”.

Il 10 aprile esce “Namastereo” (La Lumaca Dischi / Audioglobe), il terzo album di Giuseppe Costa, in arte YOSONU. All’interno del disco, che sarà disponibile in anteprima su Spotify e in pre-order su Audioglobe a partire dall’1 aprile, la collaborazioni eccezionale di Enrico Gabrielli che arriva “a sorpresa” con ben 6 clarinetti bassi nel brano “Cucumanda”, primo estratto in uscita con videoclip il 20 marzo: un brano dall’incedere potente e articolato, con la voce che alterna sussurri e “mantra dialettali” a ritmiche scomposte.

Un album in cui YOSONU ha suonato batterie elettroniche, percussioni, voci, kalimba, beatbox, marranzano vietnamita, body percussion, bidoni e oggetti e che rappresenta per la “one man orchestra” il manifesto del suo nuovo sound, il “free-pop”: “libero, psichedelico, articolato, evocativo, ossessivo, politico, elettronico, industriale, popolare –  racconta il polistrumentista calabrese – L’utilizzo del suono degli oggetti e lo studio delle possibilità della voce passano da una massiccia effettistica, che rende il lavoro più vicino a sonorità sintetiche/industriali e spesso psichedeliche. Complesse poliritmie, riff in loop che divengono “mantra”, uso di oggetti quotidiani, voci filtrate e diplofonie sono il trademark di questo esperimento dalle influenze molteplici e singolari: dagli Area a Bobby Mc Ferrin, dai Justice agli Einstürzende Neubauten”.

“Namastereo” è composto da nove brani: il primo è “38.515712”, prima composizione di Yosonu scritta per ensemble: fagotto, violoncello, violino, flauto traverso, basso, chitarra e percussioni per un brano registrato in presa diretta che spiazza e crea la tensione perfetta per entrare nel disco. Il secondo è “Cucumanda” con la partecipazione dell’ispiratissimo Enrico Gabrielli.  Poi “Tristi per caso”: una scura pulsazione fa da impalcatura all’ingresso progressivo di suoni e di voci malinconiche che somigliano a un rito, che sembra tenersi nel riverbero di un’industria abbandonata. Il brano “Mono Moon” è il momento più “heavy” dell’album: fra le batterie spezzate si affacciano voci così filtrate che fanno sembrare senza peso i corpi che le emettono: niente fantasmi, è solo assenza di gravità. In “Silence”, la voce mediterranea di Lavinia Mancusi si muove con leggerezza sulle frequenze elettroniche e tra i rumori acustici di questa “colonna sonora senza film”. “This journey” è una traccia sospesa, come la condizione del protagonista (delle migliaia di protagonisti) di cui racconta. Inusuale per Yosonu: pochi elementi e voce delicatissima, bano Intenso con un epilogo coinvolgente e inaspettato. Dopo la parentei elettro-rock di “?”, il disco si avvia al termine con “See more” in cui Yosonu si ispira a “Brigante se more”, ma sceglie di non farne la rilettura: la voce è l’unica protagonista e si fa carico sia di trasferire il messaggio sia di tenere in piedi l’intero brano e “16.164102”: l’ensemble (+1) che ha aperto le porte dell’album suona per condurre il visitatore verso l’uscita. Forse però sta già ricominciando il giro, il viaggio.

L’album è composto, arrangiato (il brano “See More” arrangiato insieme a Valeria Cardullo) e prodotto da Giuseppe Costa. Tutte le voci sono state riprese da Alessio “Lex” Mauro nella cave degli AllmyfriendzareDEAD, a Reggio Calabria. Enrico Gabrielli ha suonato i clarinetti bassi su “Cucumanda” (ripresi da Fabrizio Chiapello, al Transeuropa Recording Studio, Torino) e Lavinia Mancusi ha cantato su “Silence” (ripresa da Mauro Menegazzi, a Manziana – Roma). “38.515712” e “16.164102” sono stati registrati dal vivo al LM Recording Studio di Reggio Calabria da Alessio “Lex” Mauro con: Giuseppe Federico al fagotto, Mario Licciardello al violoncello, Domenico Modafferi al violino, Eliana Moscato al flauto traverso, Valeria Caudullo al basso elettrico, Davide Mezzatesta alla chitarra elettrica, Yosonu alle percussioni. Mixato da Carmelo Scarfò e Giuseppe Costa. Masterizzato da Carmelo Scarfò e Alessio Mauro al Nunu Lab, Mammola (RC). Illustrazioni e grafiche di Massimo Sirelli, che ha operato come freelance su progetti riguardanti grandi marchi (Ferrero, Seven, Fiat, Rai, etc) e i cui lavori sono stati pubblicati su importanti libri di graphic design.


domenica 1 marzo 2020

“Everything is in perspective” è l'album d’esordio dei MyOwnMine


Il 28 febbraio è uscito in formato digitale e in vinile
“Everything is in perspective”
album d’esordio dei MyOwnMine

Il 28 febbraio è uscito in digitale “Everything is in perspective” (La Lumaca Dischi/Audioglobe), album d’esordio di MyOwnMine. Il disco, già disponibile in formato digitale, verrà distribuito in vinile e in cd fisico a partire dal 6 marzo, accompagnato dal singolo e dal videoclip di “Shut the door”, in uscita a breve.

Il disco nasce dopo un percorso di gestazione durato due anni - racconta la band formata da Francesco Parise (voce e sequenze), Yandro Estrada (batteria elettronica e piatti) e Giuseppe Mazzuca (basso) - in questo arco di tempo si sono succedute formazioni e idee di composizione diverse: proprio per questo è un disco dai molteplici colori. Il titolo non è che uno specchio di questa mescolanza che spazia dal genere Pop anni '80 (The Smiths, Spandau Ballet, Phil Collins) alle influenze Soul Step (James Blake, FKA twigs), passando per un certo tipo di R&B vocale (Frank Ocean, Bruno Mars, Anderson Paak). Ogni brano tende a mostrare varie prospettive su tematiche come l'amore, il dolore e il successo personale. L'approccio di MyOwnMine è un ibrido che mischia un live-set elettronico, percussioni, un basso elettrico dal piglio rock, synth e loop vocali”.

L’album, composto da 8 tracce, apre con il brano “We come from the same water”, il racconto di due vite paragonate a due fiumi che non sanno quando si incontreranno, ma sanno che, prima o poi, si ritroveranno nell’oceano. La seconda canzone è “Shut the door”, poi si passa a Inside the volcano”, un viaggio all'interno delle magmatiche oscurità di un vulcano. Un viaggio che è guerra, difficoltà, mancanza di luce e riposo, dove si affronta e si vince in due nonostante tutto. Con “I can feel it in the air” la band racconta dell’amore irrazionale. Dopo “By my side”, arriva “My heart in your stomach”, brano con cui ci si domanda se è possibile l’indipendenza nell'amore, se è possibile condividere tutto e allo stesso tempo non ritenerlo un peso.  Il disco prosegue con “My possession”, che racconta di un sentimento che è liberazione e prigione allo stesso tempo: l’ossessione e la possessione di una relazione. La traccia conclusiva è “Fell in”, una preghiera alle promesse disattese, alla solitudine del fallimento ma anche un’incitazione a voler andare oltre gli errori quotidiani e i cambiamenti improvvisi di piani.


I testi e le musiche dell’album sono di Francesco Parise, l’arrangiamento è a cura di Francesco Parise, Yandro Estrada, Giuseppe Mazzuca e Silvio Perri (che ha suonato il basso in Shut The Door, Inside The Volcano, Fell In). L’album è stato registrato presso ISOUND - Rende (Cs) da Francesco Malizia. La Produzione artistica e il Mix sono di Vlad KayaDub Costabile, mentre il Mastering è di Andrea De Bernardi c/o eleven Mastering – Busto Arsizio. La Produzione Esecutiva è dell’Associazione Calabrians City Rockers con il sostegno del MiBAC e di SIAE, nell’ambito del programma “Per Chi Crea”.



Note biografiche

MyOwnMine è un progetto nato dall’idea di Francesco Parise. Partito come progetto solista, Francesco Parise trova un’affinità artistica con Yandro Estrada (Camera237, Kyle, Artico), con il quale elabora una nuova visione del progetto MyOwnMine.  I nuovi territori artistici si orientano verso il Pop internazionale con uno sguardo al Nu-Soul contemporaneo e al Synth-Pop anni ’80. Ai due, nel 2018, si unisce Giuseppe Mazzuca al basso. Nello stesso anno il progetto entra nel rooster de La Lumaca Dischi per cui pubblicano, il 28 febbraio 2020, il disco d’esordio “Everything is in perspective” con la produzione artistica di Vladimir Costabile.

Ecco il link per ascoltare il disco sui principali store:



https://pirames.lnk.to/EverythingIIP