giovedì 31 dicembre 2020

Viaggio con la bacchetta magica della notte

 Viaggio con la bacchetta magica della notte (per la notte)

Ogni giorno è un altro giorno regalato, ogni notte è un buco nero da riempire. Ma per quanto non l'ho mai visto colmato, così per dire, resta solo l'urlo solito gridato, tentare e agire. Ma si pianga solo un po' perché è un peccato e si rida poi sul come andrà a finire.

(Guccini - Canzone di notte n.3)

La notte è un sottomarino. Inaffondabile. Di notte ci si sente liberi e prigionieri, complici di tutto e inghiottiti da un'onda di ineluttabile fatalità. Quando la notte ti acchiappa venirne fuori è come lottare coi leoni dentro un circo di ombre, bottiglie vuote e mozziconi di sigaretta. La notte è per gli amanti e per i disperati solitari. La notte è per chi vuole urlare la propria disperazione: la notte è inaffondabile. La notte è dei coraggiosi, la notte è per chi, durante il giorno non trova pace, non trova posto, non trova ristoro. La notte è per chi non ha voce, per chi viene intimidito dai raggi malevoli di un sole, che non bagna più i visi corrotti dall'accidia, o più semplicemente, dalla fatica di vivere. La notte è dei sinceri, dei visionari e degli stolti. La notte è dei capitani coraggiosi che hanno perduto per sempre la loro nave e l'equipaggio. C'è un tacito accordo nel cuore della notte, c'è un tacito consenso nelle persone che incontri per strada. Di notte siamo tutti un po' complici e un po' fratelli. C'è qualcosa che ci lega e ci sospinge, laddove il giorno cede il passo alla notte. Nella notte anche un amore rubato o perduto sa mostrarsi clemente, e se ci fai caso, anche il passato appare meno lontano, non più sepolto, solo un po' più scuro. Di notte le distanze mutano, sia quelle reali che quelli ideali. Di notte ogni battaglia potrebbe essere l'ultima, ogni corsa in taxi decisiva, ogni mozzicone di sigaretta è definitivo, distinto. Di notte c'è un'onda che investe e abbraccia tutti i cuori delusi e spezzati. Adesso non è né giorno né notte. È l'alba che viaggia a brevi onde al battito delle ali di un albatro. I suoni che mi giungono sono attutiti, rimbombanti, smorzati, come se i travagli dell'uomo si svolgessero sott'acqua. Sento la marea che si ritrae ma non ho paura di essere risucchiato, sento le onde che sciabordano ma non ho paura d'affogare. Viaggio con la bacchetta magica della notta, per la notte. Viaggio sapendo che non ci sarà andata+ritorno, né nota spese che possa essere rimborsata. Adesso: gli altari stanno bruciando con alte fiamme lontane, mentre i nemici sono passati dall'altro lato. E' l'ultima ora dell'ultimo giorno dell'ultimo anno felice. Sento che il mondo sconosciuto è vicino, l'orgoglio svanirà e la gloria marcirà. Cammino tra i relitti e i rottami del mondo, ma i miei piedi non sono contusi. Non c'è limite al cielo né divisione tra terra e mare. In fondo a quest'oggi c'è ancora la notte, in fondo alla notte c'è ancora il Ministro Speranza.

lunedì 28 dicembre 2020

Lunario Musicale del Lockdown - Interludio

 

Lunario Musicale del Lockdown - Interludio -


Domani potrete completare la distruzione del vostro mondo. Domani potrete cantare in paradiso sopra le rovine fumanti delle vostre città terrene. Stasera però vorrei pensare a un uomo, a un individuo solitario, a un uomo senza nome né paese, un uomo che io rispetto perché non ha assolutamente niente in comune con voi: me stesso. Stasera mediterò su ciò che io sono, su quello che sono stato per la maggior parte del tempo. 

Torno indietro, solo con la mente, ma è già qualcosa, mi lascio trasportare dal ricordo e uso come mezzo per spostarmi (oltre alla memoria) il suono, la voce e gli strumenti che mi hanno accompagnato, lungo questo viaggio, per strada. Procedo fino al punto esatto dove mi trovo ora, in questa stanza, di fronte a questo laptop, che tengo acceso anche più del giusto, come estensione totalizzante della mia persona. Si dice che sono solo oggetti, forse è vero, ma da come una persona tiene una macchina, uno smartphone, e perché no, un computer portatile, puoi capire tante cose, forse anche troppe..

E poi ci sono i feticci, quelle cose che devi portarti dietro, come l' inseparabile foto, ricordo di quando avevi tanti chili in meno, tanti, troppi capelli in più, ma anche una faccia da cazzo, quel ragazzino imberbe e impertinente, spavaldo e fiero. Ci sono io e questo immortale Walkman Sony, dove come afferma David Byrne in Come funziona la musica: una volta indossate le cuffie è possibile udire e apprezzare dettagli e finezze perché il materiale ritmico sopravvive splendidamente e resta intatto. Riesci e sentire il cantante che inspira o le dita sulle corde della chitarra. Perché a volte incontri un artista, un musicista, un poeta o un cantastorie, che ti aiuta a saltare, di brano in brano, d'accordo a disaccordo, da un punto esatto della tua vita. Dove non vorresti più trovarti, dove non saresti più in grado di resistere un momento di più. 

E questo sono io, a diciassette, ventidue, ventotto, trentacinque o dodici anni. 

II

E' veramente tosta. Ci provo, senza appunti e senza base di appoggio, del resto un buon capoerista deve saper stare in equilibrio su una nuvola di stupore e di sudore. C'è un momento mentre ci si scontra in cui si percepisce la vera essenza e la natura dell'avversario. Capisco più cose oggi, di quante ne avevo percepito mentre stavamo a contatto. Che cosa ci unisce al desiderio di felicità e stabilità. Io ho capito cosa sono. Un piccolo equilibrista di periferia, che costruisce e disfa, tutto ciò che ha creato durante il giorno che ha preceduto questo momento. Credo che il tempismo, sia nella vera natura delle cose. Ora sono come fluttuante, eppure non ho mai visto la vita più chiaramente come in questo preciso istante e non so a cosa di preciso sia dovuto, ma inizio ad amarmi e ad amare ogni cosa, come non ero stato capace di fare, quasi mai. Amo me stesso e tutto quello che mi circonda e divento ogni giorno che passa molto più comprensivo e tollerante, verso gli altri, verso gli affetti e quei legami che tengono uniti. Sarà l'energia della musica e del rock, sarà che il flusso scorre possente in me, come se fosse un fiume, che mi porta vicino a una cascata di impressioni, di ricordi e di sensazioni. E' una fase cosmica, che trascende il senso stesso della vita.

III

I suoi abiti sono sporchi, ma le mani sono pulite. Sei la cosa migliore che lui abbia visto. Desidero abbracciarti ora: mentre la notte è ancora all'inizio. (Bob Dylan)

Ci sono momenti in cui non percepisco alcuna sensazione e non è spiacevole. Paradossalmente riesco a respirare meglio, proprio in questo momento di ansia, di cardiopalma, ho trovato la mia misura, un paio di scarpe comode e un senso di equilibrio che per anni avevo cercato. Ho pensato di vivere dentro il mio sogno, perfetto e a misura del mio altro e altissimo sé. Capisco che proprio in tempi e momenti difficili si vede la grandezza di veri uomini. Io sono pensiero, io sono un essere capace di fluttuare e di rimbalzare, da frase a discussione, senza perdere la reale essenza del sé, semplicemente perché sono fatto di materia impalpabile e complessa. Sono un atomo perfetto, proprio perché esistente in uno spazio altro, dove c'è pulizia e solitudine. Amata solitudine, momento divino, dove un Fauno d'acqua dolce trova una brocca fatata entro cui dissetarsi della propria inconsistente natura. Vivo nel reame del pensiero e sono libero. Per la prima volta posso spiccare il volo, senza che nessuno mi dica cosa fare e cosa non fare, a che cosa devo pensare e cosa è pensiero. Tutto ciò che è giusto e quello che crediamo possa essere il senso di giustizia. Io sono. Esattamente ciò che desidero è. Il pensiero non può ammalarsi se non compie alcuna azione. Stiamo sperimentando un nuovo modo di vivere. Siamo dentro una grande matrice truccata, dove non ci sono sbocchi né è possibile uscire. L'essenza però è vivere liberi, come dentro un cubo di acciaio, dove non ci sono possibilità di scappare. Dentro questo universo altro, la vita pare si sia interrotta, non bloccata, e non vedo alcun virus, a parte quello che rende le persone timorose, di dover dimostrare di aver vissuto una vita che forse non desideravano. Io ho vissuto fino a questo momento nel pieno del disprezzo e della consapevolezza. Ho compiuto un percorso che mi aveva già allontanato da tutto, dagli amici, dai legami. La vita è molto più interessante di quanto non imponga la necessità, perché le forze che la governano non sono esclusivamente pragmatiche. Adesso mi sono liberato e sono riuscito a vincere, nella sconfitta e a perdere in un mondo di specchi e di sogni che viaggiano al contrario. Basterà saltare in uno specchio d'acqua per vivere di luce riflessa dentro il riverbero del nostro avvenire. Sono sopravvissuto a ogni stortura, inclusa la mia mente. La luce della mente potrebbe spegnersi, ma io non ho mai pensato di averne una. Quindi ora manderò un curriculum all'Enel, e cercherò di essere solo un Diogene che però invece di vivere dentro una botte di ferro, osserva la distruzione di un mondo antico, fatto di troppo metallo e di poco entusiasmo ed equilibrio.

IV


Illustrazione di Elena Artese

sabato 26 dicembre 2020

My mistress’ eyes are nothing like the sun

 

My mistress’ eyes are nothing like the sun

(Flanella Walkman Kerouac - Sumner Edition)

Penso che le canzoni davvero meritevoli, che trattano il tema dell'amore sia meglio ascoltarle dopo la fine di una storia, non prima. Perché ascoltarle prima, o durante, è un lusso che non dobbiamo permetterci; un vantaggio in una piccola sporca guerra che non bisogna concedere al nemico. Ecco, se dovessi dire qual è il più grande inganno dell'umanità, penso sia quello che sostiene come due innamorati possano vivere in armonia. Non c'è nessuna armonia né fratellanza in un rapporto di coppia autentico: per me invece è la cosa più vicina a una battaglia, a una guerra di confine tra due popoli in competizione ed eterna rivalità tra loro. La vera armonia sta nell'amicizia, è quella l'unica carta autentica in un mondo di conflitto, scontro e battaglia quotidiana.

Così come tu sei, sei tal tiranna quanto l'altre, che la beltà fa altere: lo sai che per il mio cuore che t'ama sei il più raro, il più splendido gioiello. 

Quando ero molto giovane ascoltavo, preso da autentica brama di vita e scoperta, le canzoni di Sting. Di lui mi avevano parlato in tanti, ma se devo riconoscere una persona, che mi fece scoprire i suoi dischi, la scelta deve ricadere su un amico. Si tratta di uno di quelli persi per strada, ma senza una reale volontà di lasciarsi qualcosa di non detto alle spalle. Come quando si chiude un ciclo, per aprirne un altro più radioso. Ci siamo incontrati in una notte di tuoni, fulmine e vento idiota, ci lasciamo nella luce di quel giorno di eclisse. E' una sensazione magnifica, che ti concilia con il mondo, che ti fa sentire protagonista di un'opera di Shakespeare, ma sto divagando, anzi no, il nesso tra il Bardo dell’Avon e questo scritto c'è eccome, ma ve lo dirò più avanti forse, o forse no. Vi dicevo di questo mio amico. Lui aveva la mia stessa età, ma frequentava il liceo Europeo. Aveva un'autentica passione per le lingue straniere. Io invece ero un tamarro di periferia che vestiva male e leggeva poeti beat. Fu la voglia di divertimento, di fumo e di far baldoria a unirci, e poi a separarci. Non ci scambiammo mai libri né videocassette, perché dei due quello appassionato di film ero soltanto io. Però ci scambiammo tante cassette, che mettevo sul mio walkman: quell'immortale Sony di cui vi ho già detto in uno dei capitoli precedenti. Una delle pagine passate, ma non dimenticate né rinnegate, della mia eterna adolescenza. Eppure l'approccio con le canzoni Sting non lo dimenticherò mai! Facevo il secondo liceo scientifico, con scarsissimo successo e con scarsissimo successo inseguivo quello che credevo fosse amore, invece era Gin Tonic! Portavo d' estate zoccoli di legno e jeans tagliati che oggi sembrerebbero metrosexual, ma all'epoca nessuno portava vestiti così fighi, o meglio nessuno tra i miei conoscenti, quindi anche il mio era ritenuto un outfit accettabile. A ripensarci non lo era per niente, ma bisogna comprendere che venivamo dagli anni d'oro del Grunge: Seattle dominava la scena giovanile, anche se io non sembravo così colpito da questo aspetto. In quel periodo stavo scoprendo i sonetti di Shakespeare. Fu una rivelazione quindi avvicinarmi alle canzoni di Sting, in particolare a due album come …Nothing like the sun e Ten Summoner’s Tales. Un bagliore accecante, come il sole di luglio in un'estate infinita e indimenticabile dei miei 16 anni. Saranno state anche le Diana blu che fumavamo o tutto quel dannato gin tonic, eppure credetemi, quelle canzoni mi entrarono sottopelle e fecero il loro effetto: potere lenitivo della Musa e della musica. Io avevo una cotta per una che giustamente mi vedeva solo come amicone, ma non ero abbastanza audace per dire ma bafanculu a tia e a mammata!

Scìupio vitale in scempio di vergogna è lussuria in azione, e lì, lussuria, è spergiura, di sangue e infamia sozza, brutale estrema incredibile cruda. 

Così soffrivo ascoltando Sister Moon di Sting, leggendo I sonetti di Shakespeare. Prima che possiate esprimere empatia, simpatizzando col sottoscritto vi fermo subito. Devo confessarvi una cosa importante: a quei tempi non ero affatto il simpatico burlone che conoscete adesso. Ero un cacacazzi pieno di complessi e con tanta smania di vita, che si tramutava in una tragicomica visione del cosmo che Mr. Bean e il ragionier Ugo Fantozzi, a paragone, erano medaglie d’oro alle Olimpiadi indette in Via della Povertà. Sì, lo so: sto nuovamente divagando! Sapete, penso che la vera ironia non sta nel prendere in giro gli altri, facendosi beffe dei loro difetti ed errori di fabbricazione. È meglio raccontare le cose in modo sghembo, come ci ha insegnato il Bardo dell’Avon, dire sempre l'opposto di quel che si vorrebbe dire, perché la vita è fatta principalmente di antifrasi. 

Quando quaranta inverni assedieranno la tua beltà, trincee scavando fonde, quei bei panni di gioventù, cui guardano tutti, saranno pezze da straccioni.


Solo un vero uomo può sopportare l’ignoranza con un sorriso
, ma questo non lo capivo, perché non riuscivo ancora a essere completamente me stesso, non sapendo che nella notte la luce di una candela può illuminare come il sole. Ma era d’estate, mi pare fosse quella volta dell’eclissi di sole, o qualcosa del genere. Io passavo il tempo a fumare, a leggere e a bere, con gli amici che avevo conosciuto da poco. A questo punto qualcuno potrebbe pensare: ma che bel modo di passare l’estate che avevi trovato!?! Avete anche ragione, ma mi piacerebbe sapere e vedere come è stata la vostra, di estate, quando avevate tra i 16 e i 17 anni!?! Però la sera, ma qualche volta anche di pomeriggio ci si divertiva, specialmente quando c'era Michele con la sua chitarra e con il suo marocchino che scioglievamo sulla mia raccolta di sonetti di Shakespeare. Ecco: ora ditemi che leggere non serve a un cazzo, ditemelo pure. Io intanto alzo il volume del walkman appena lo trovo, facendo tutto il rumore possibile col passo incerto da Paperino su zoccoli di legno, che sembrano trampoli in miniatura, adatti per saltare con energica baldanza sopra una pagina triste di una adolescenza incerta, Fly on little wing! Come ho affermato in precedenza: io quell'estate ho capito che c'erano storie che non potevano funzionare al cinema, forse, ma che avevano valore nella vita di un ragazzo disadattato di provincia, che era molto più bravo a leggere e a capire un sonetto di Shakespeare che a bere, fumare, fare a botte o baciare le ragazze. Ha certamente ragione il buon vecchio Jack quando afferma che "c'è troppa solitudine in questo mondo di struggimenti."

Non lasciar dunque che il rovaio sfregi la tua estate, distillati prima in qualche fiala dolce, un luogo eleggi al bel tesoro prima che si uccida.

Postilla su Nothing like the Sun

Su Nothing like the sun ci sarebbe davvero tanto da dire, soprattutto se pensiamo a una canzone come Englishman in New York dedicata a Quentin Crisp: brano che è forse la sintesi di questo lavoro, al pari di Sister Moon e degli altri episodi maggiori come The Lazarus Heart, Fragile, Straight to My Heart e They Dance Alone, solo per citare qualche titolo, malgrado siano tutti meritevoli di encomio. Si tratta di un lavoro di cuore e di sentimento. Non a caso la parola cuore, heart, ricorre nei testi, sin dai titoli: Be Still My Beating Heart, Straight to My Heart e l'opener affidata a The Lazarus Heart, che parla della morte della madre dell'autore. Raramente Sting apparirà così ispirato e votato a raccontare una storia sempre coerente e molto ispirata. Eppure le tematiche a ben vedere sono molteplici: vanno dalla perdita (The Lazarus Heart) alla ricerca dell'amore e dell'amicizia vera. Mi piacerebbe citare la bella recensione apparsa sulle colonne di Rolling Stone a firma dal decano Anthony De Curtis, il quale congeda questo lavoro definendolo un disco ricco di suggestioni, ispirato e completamente riuscito. Per me si tratta di un album a cui sono legato per via di ricordi molto belli. Naturalmente il collegamento coi sonetti di Shakespeare lo rende se possibile ancora più importante: chi meglio di Sting può infatti incarnare al meglio la figura del "fair friend" che domina la prima parte dei sonetti shakespeariana. Detto questo: Nothing like the sun rientra tra i 30 dischi che mi porterei sulla famosa isola! 

Gli occhi della mia donna non sono come il sole; il corallo è più rosso delle sue labbra: se la nave è bianca, il suo petto invece è grigio; e se i capelli sono come filamenti, sulla sua testa crescon fili neri. 

(William Shakespeare)

venerdì 25 dicembre 2020

Invocando il fantasma della Polvere

 


Invocando il fantasma della Polvere

(Dweller On The Threshold)

Ci sono momenti in cui tutto quello che desideri è restare sdraiato su un letto, mentre fuori il clamore reclama una pausa ristoro, dal vociare disturbante di chi ha voglia di bruciare e fare baldoria. Tu invece desideri solo quel momento d'intima comunione. Per te la differenza la farà il singolo momento, quel single malt che risiede in ciascuno di noi. È qualcosa di ascetico che ti porta il più delle volte a sbagliare percorso, volontariamente, come quando ti aggiri ramingo e furtivo in una notte che avvolge ogni utile pensiero. Ma tu non hai pensieri utili da quando sei nato. Eri spinto da passioni, eri sostenuto dalla fede, dallo Spirito. Non quello legato alla religione. Non quello degli uomini di buon senso, di comunione. Ogni volta che vedo gente che si raduna per rispondere ad una chiamata, sento qualcosa di finto e artificioso. Ho bisogno di misticismo, di entrare in una nuova dimensione. Di chiamata che attende risposta, senza cadere nel vuoto, nel dimenticatoio. Senza perdersi nel vento, come diceva qualcuno. Ora sono qui, fermo con lo sguardo rivolto al cielo, mentre attendo la risposta dal mio fantasma della Polvere. Lui ha tante doti, ma la più importante è quella di condurmi in una dimensione altra, verso le barriere d’Ercole del mio Spirito guida. In fondo si tratta di quel particolare blues che vige in ciascuno di noi. È la chiamata spirituale, quella autentica. 

Cambia il tuo pensiero e cambierà idea. Non è un vero mistero quando vedi con chiarezza vibrante una frequenza più alta. Riempi il tuo scopo mentre svolgi la vita quotidiana, fino a capire cosa vuol dire vedere con precisione le cose che ti circondano. Il fantasma della Polvere provvederà quando ti sentirai giù, collegati anche tu, realizza il tuo scopo mentre svolgi la vita di ogni giorno. 

Non reco offesa a nessuno dei miei antichi avi, non cerco nemmeno il loro perdono e chiedo venia a tutti se sono alla ricerca di risposta: qualcosa di vero e tangibili, qui, mentre mi affaccio a fatica dalle tenebre che hanno invaso questa dimora. Sono nella mia tana e non cerco rifugio e non ho ristoro. Cerco l'abitatore della soglia in compagnia di un disco Soul di Van Morrison da Belfast. Oh, Dweller On The Threshold! Cerco l’abitatore della soglia in compagnia della mia anima inquieta. Leggo Edward Bulwer-Lytton, il quale designa un'indefinita entità soprasensibile, erroneamente identificata come il male che aleggia in ciascuno di noi. Ma è solo la radice profonda, di una sensazione che oggi qualcuno sta chiamando thriller, che un tempo era nel blues, dentro la sensazione di malinconia, innata negli esseri senzienti, dentro il cuore degli esseri sensibili. L'abitatore della soglia è il mio Spirito che mi conduce alla verità del mio profondo Io. Attenzione! Qui stiamo per entrare nel territorio accidentato della teosofia, ma non vedo al momento altre soluzioni, per uscire da questo baratro infinito in cui siamo sprofondati. Invoco tutti gli spiriti dei miei antenati e non faccio distinzione, voglio schierare sul campo ogni Forza possibile, siano anche maligne, siano anche folletti dispettosi, ma cazzuti e pieni di baldanza. Sto ascoltando il mio gatto nero che miagola in questo giorno senza luce, in questo gioco dove chi perde accede verso un nuovo livello. E non ci sono vaccini che possano darci sollievo, dalla pazzia del nostro cuore pulsante. La speranza è data da questa incrollabile fede, dettata dall'incapacità di soccombere, quando lo spirito che la ospita è accolto in un nuovo corpo. Mi rivolgerò allora all'uditore silente, oh Astrale Creatura, mio Signore, mio spirito della Polvere, chiedo udienza, chiedo perdono! Abbandono la soglia di attenzione, abbandono l'uscio e mi lancio in questa nuova avventura, pieno di speranza, pieno di livore e rancore, necessario per sopravvivere e per andare avanti. 

Senti l'angelo del presente nel potente fuoco di cristallo, sollevami, consuma la mia oscurità. Fammi viaggiare ancora più in alto, mentre attraverso il terreno in fiamme, fammi scendere in acqua, lascia che la grande illusione affoghi in sé stessa.

Davanti a me si aprono visionari squarci di misticismo. She Gives Me Religion: è panteismo naturale. C'è un’irriducibile similitudine tra il mondo e l’esperienza che abbiamo. C'è un Leone sulla strada, c'è un demone sfuggito, ci sono mille sogni spezzati. C'è un panorama rapito, dove la bellezza si nasconde e leva repentinamente le tende. Non vorrei, ma poi ancora, forse posso. Oh, se solo potessi trovarti stanotte, mio Signore, mio Spirito Guida, mio fantasma della Polvere. Non è né giorno né notte. È l'alba che viaggia a brevi onde al battito delle ali di un albatro scuro. I suoni che mi giungono sono attutiti, rimbombanti, smorzati, come se i travagli dell'uomo si svolgessero sott'acqua. Sento la marea che si ritrae ma non ho paura di essere risucchiato, sento le onde che sciabordano ma non ho paura d'affogare. Cammino tra i relitti e i rottami del mondo, ma i miei piedi non sono contusi. Non c'è limite al cielo né divisione tra terra e mare. Mi muovo tra chiusa e orifizio, ma con piede instabile, che scivola. Supino o prono, di fianco come il granchio o a spirale come un uccello, tutto è beatitudine vellutata e indifferenziata. 

Sollevami, consuma questa mia oscurità, quando la notte sale io uscirà dall'oscurità per entrare nella luce. Canterò un inno secolare, mentre l'alba sta per finire. Ora il fantasma della Polvere provvederà oltre la luce. Ora il fantasma della Polvere provvederà oltre il bianco.

giovedì 24 dicembre 2020

A Kind of Magic

 


A KIND OF MAGIC – (Atlas Thought)

La musica è la forma più forte di magia. (Marilyn Manson)

Bisogna che gli uomini acquisiscano una visione totale che li accomuni per ottenere risultati. Non basta schioccare le dita a tempo e dire: andrà così, se non c'è una formula magica non riesci a vendere nemmeno una bibita gassata, in questo strano vecchio mondo. Serve qualcosa di più per vivere il tempo, per capire come gira questo motore a ottani, che certe volte non ne vuole proprio sapere di marciare per il verso giusto. È un viaggio onirico di sola andata, quello che conduce al percorso della consapevolezza. Oltre i limiti stessi del tempo, del corpo e delle emozioni.

C'è un sogno in questo percorso, c'è un'anima che spinge e poi c’è un prezzo da pagare. Tutti noi siamo sospinti da uno scopo: qualcosa di ancestrale e nobile, che non sappiamo comprendere né spiegare, ma che brucia dentro noi; quegli informi esseri che popolavano un tempo questa terra. È uno scopo: come un bagliore dorato di ciò che dovrebbe essere. È pura magia. Un raggio di luce ci ha mostrato la via, acqua di stelle ha reso fertili gli infiniti campi del cielo. È una sveglia che sta suonando nella mente, ma è così sottile e bassa che nessuno riesce mai a percepire. Si confonde con i battiti del cuore, con le pulsazioni della nostra esistenza, fino ai laghi bianchi del silenzio, quando l'attesa non è altro che eternità. Il giorno sarà l'alba e nella luce troveremo un modo di unirci, di ritrovare speranza, un modo nuovo di far splendere la nostra ragione. Fortuna e magia regolano questo mondo, non certo buone intenzioni. E queste cose non le puoi controllare. Che cos'è un punto magico? Come si ottiene? Do you believe in magic? Credi nella magia? Credo nella voce di Freddie Mercury e penso che ci sia magia in questa notte. Tutto quello che succede, tra le parole non dette e il linguaggio gestuale tra due persone che si guardano, ma hanno paura anche solo di sfiorarsi, è pura magia. 

Capita raramente ma quando accade sono scintille, fuochi d'artificio senza polvere da sparo. Se sei fortunato sentirai il thriller squassare la tua catena vertebrale cinque-sei volte, nel corso della tua esistenza, proprio come Eracle, come Atlante. Pilastro del cielo, che regge la terra. Può capitare quando meno te lo aspetti. Per alcuni è il suono di una chitarra o di un pianoforte, per altri sarà una vecchia foto in bianco e nero, per altri ancora un calcio a un pallone, un'acrobazia a corpo libero, un pugno tirato a un sacco, o in faccia a qualche povero coglione. Non ha importanza e non è questo il punto. Il punto è che c’è solo alchimia, non esistono regole. Accade o non accade. Non lo puoi certo stabilire: non è un assioma matematico, anche se la poesia è fatta di regole, proprio come la magia, come un dipinto di valore, come quel brivido che non puoi sentire a comando. Siamo esseri limitati, non solo nel tempo, non solo nello spazio, ma nella percezione dei sentimenti, delle azioni. Non puoi apprenderlo a scuola, dato che nessun insegnante è disposto a dirtelo, dato che nessuno adesso è disposto per un semplice compenso a rinunciare condividendo un pezzo di intimo stupore. Non ci sono più quei maestri di un tempo, quelli capaci di rischiare una denuncia per plagio. È proprio questo il motivo autentico per cui questo mondo sta marcendo. Si sbagliava Celine, non è a causa del voler avere ragione. La verità è che l'uomo come essere pensante si è seduto su un giaciglio di inconsistente illusione e vacuità. Invece l'uomo è una macchina perfetta se si muove, se condivide, cade, calcia un pallone, suona uno strumento. Può battere le mani in segno di resa, in segno di condivisione. In quel caso il suo essere limitato, nel tempo e nello spazio, decade. È nel suo agire collettivo, nel suo motore pulsante che l'uomo risorge, è così che l'uomo vince. Proprio come una rovesciata in area di rigore, un assolo suonato su un cavo elettrico bagnato, in bilico tra l'oblio e la redenzione, tra la ragione e la follia. È una battaglia che deve condurre con tutto il sentire, rischiando la caduta in un baratro infinito, nel nulla cosmico. In quel modo l'uomo, come essere senziente e pensante, vince, vive e supera la propria Natura, di primate che si è voluto elevare a Re di una catena alimentare che lo penalizzava, che non lo faceva esprimere per tutta la sua creatività. Per il suo spettro di sentimento e distruzione. Non sappiamo se questo sia stato un bene per il pianeta, ma non possiamo nemmeno rinunciare alla nostra vera natura. C'è un’irriducibile differenza tra il mondo e l’esperienza che abbiamo. Non agiamo direttamente sul mondo. Ciascuno di noi crea una rappresentazione del mondo in cui vive; creiamo sempre una mappa che usiamo per originare il nostro comportamento. Per Hermann Hesse la musica fu in epoche preistoriche una pratica magica, uno dei vecchi e legittimi mezzi della magia. La natura dell'uomo è quella di plasmare un mondo a sua immagine e somiglianza, capace di contenerlo e non di respingerlo, come ha sempre fatto dalla notte dei tempi. Abbiamo inventato mappe e rotte infinite, abbiamo inventato Dio. Lo abbiamo fatto poi morire, per non rinunciare a quel brivido, al thriller. 

La scoperta, la luce della conoscenza e della creatività ci accompagna, da quando non eravamo consapevoli, di essere macchine difettose senza un bravo meccanico, capace di ottenere il meglio dai meccanismi del corpo: sistema imperfetto, ma funzionante e funzionale. Come una specie di rito magico, che va capito e visto senza trucchi, senza quel Abracadabra e senza la bacchetta magica. Oggi può essere il primo giorno di un nuovo anno felice, se lo desideriamo sul serio! Perché privare la magia del suo mistero è assurdo come togliere il suono alla musica. Profondamente convinti e coinvolti che ogni idea possa trasformarsi o in polvere o in magia, dipende da come il talento la strofina. 

Questo universo è pieno di oggetti magici, che aspettano pazientemente il nostro ingegno, per meglio autodefinirsi. Henrik Fexeus sostiene che si ha pensiero magico, quando insistiamo a voler vedere un collegamento anche quando è dimostrato che non esiste. Qualunque cosa tu possa fare, qualunque sogno tu possa sognare, comincia. L’audacia reca in sé genialità, magia e forza. Perciò è tempo di iniziare. Non c’è nessun mumbo jumbo, non c’è nessuna pozione da ingurgitare o inventare. È soltanto nella nostra mente ed è questo il segreto, ed è questo il limite, che troppe volte ci ha condotto alla rovina, ma non oggi, non qui, perché scrivere è la magia migliore che conosca.

 "This rage that lasts a thousand years / Will soon be, will soon be / Will soon be gone / This is a kind of magic."

 N.B. “Atlas” è una illustrazione di Luca Merli.


giovedì 10 dicembre 2020

You Can't Get What You Want (Till You Know What You Want)

 You Can't Get What You Want (Till You Know What You Want)

- Ascoltando Night And Day e Body and Soul di Joe Jackson - 


Il vero problema della mia adolescenza è che preferivo ascoltare Joe Jackson e Lee Konitz piuttosto che Ian Curtis e Bobby Gillespie. Solo che alle ragazze piacevano sempre i Joy Division, i Cure o al limite The Smiths. Quando ti andava bene sapevano qualche pezzo dei R.E.M., Nirvana o dei Red Hot. Ecco se dovessi riassumere la mia adolescenza potrei affermare questo: tanti libri e troppi film, tutti sbagliati. Tutti troppo vecchi, a volte troppo in anticipo rispetto ai tempi che stavo attraversando e che stavamo vivendo. Questo ha significato correre sempre all’indietro, anche nel mio presente attuale, penso.

Vi siete mai chiesti come mai ai Festival musicali nessuno indossi una maglietta di gente come Billy Joel, Paul Simon, Joe Jackson o Chris Rea? Potrei andare avanti coi nomi all'infinito, ma sarebbe inutile e noiosi. Sicuramente avrete capito a cosa miro e state già pensando che questo incipit da alternativo a tutti i costi non vi piace granché. Del resto vi capisco bene, vi state sentendo un po' punti sul viso, vero?

Prima di andare avanti faccio outing: benché apprezzi e non poco tutti i nomi sopra citati, questa non è la crociata solipsista del fan frustrato. Affatto: vi capisco bene. C'è solo una differenza tra molti di voi e me. Non ho mai aspirato ad avere gusti conformi, perché penso che la musica, per quanto possa avere una funzione sociale, debba essere prima di tutto un fatto personale, intimo. Sono nato musicalmente con le cassette e il walkman. Raramente ho apprezzato band o solisti ascoltati in gruppo, e aggiungo in massa, così tanto per citare Walt Whitman, a caso. Il punto però è un altro: prima o poi anche un melomane Old Fashion deve scendere a patti e come diceva il luminare Pino The Saint: elemosinare un po' di figa (o di cazzo, dato alla fine sono gusti!). Il problema è proprio questo, come diceva anche Lester Bangs: fare l'orsacchiotto di periferia va bene, ma prima o poi senti un richiamo ancestrale e non è certo un vecchio disco di Lead Belly, né tantomeno di Mississippi John Hurt che possono cambiare la tua vita di single! Nossignore! Non ho nulla contro il blues del Delta, né verso quello più rurale e roots, tutt'altro. Però penso che non ci sia bisogno di fare grandi distinzioni di genere, di matrice, a meno che tu non lavori in un negozio di dischi. Io non c'ho mai messo piede, anche perché non sono una persona tanto attratta dal miele, né dalla pornografia. Ho sempre visto, ascoltato e letto solo per cultura personale. Non credo molto nello sfoggio, perché secondo me è più utile mostrare un basso profilo. È un po’ come nella savana: ho sempre pensato che il miglior esemplare non faccia proprio una bella fine. Esattamente la stessa cosa che avranno pensato musicisti di seconda fascia, o se preferite il termine, di retroguardia. Penso non so, a un John Martyn, ma anche a tutti i nomi che ho citato in apertura. Che cosa doveva essere ascoltare un bel disco di Joe Jackson proprio negli anni di esplosione della scena musicale anni ottanta? Bella domanda, questa!

[...] E così mentre tutti potevano struggersi per le solite band di culto, o per quelle derivate dalle prime, io che facevo durante i miei 17 anni? Cercavo a ritroso tutto quello che non era considerato fico, cool o di pelliccia. Decidete voi l'etichetta che volete dare alla vostra musica del cuore. Sia chiaro, non vi sto accusando di essere dei poser del cavolo, anzi semmai è l'esatto contrario. Il problema sono io che vedo e leggo al contrario, dannato mancino del cazzo che non sono altro! Quelle poche volte in cui mi sono mosso a tempo è stato al ritmo di You Can't What You Want, so che è strano da crederci e che sembra una sdolcinata serenata dedicata ad una sciroccata stile Tutti pazzi per Mary, ma credetemi sono veramente attratto da questo tipo di suono. Datemi The Nightfly di Donald Fagen e vi solleverò d'umore, oppure datemi Imperial Bedroom di Elvis Costello & The Attractions! Dischi che adesso puoi anche trovare a cinque euro nella cesta di un ipermercato. E quando arrivi alla cassa se sei fortunato becchi il tipo giusto che mentre ti batte lo scontrino facendoti pagare, ti regala un suo ricordo di un festino anni ottanta, ambientato in quella Cosenza da bere, entusiasta e un po’ spensierata, forse, ma comunque audace, che sapeva ancora divertirsi, che sapeva davvero vivere! Datemi Body and Soul e quel sound un po' jazzato e io vi mostrerò un disadattato felice. Sarà che a differenza di quello che dice il sindaco Joe Quimby nei Simpson, Dio ama il jazz. Il jazz è il risultato dell'energia che si è accumulata in America. Vabbè, non esageriamo, ma San Pietro sicuramente ha una raccolta di Sonny Rollins e tiene stretto l'autografo di un mastro artigiano quale è Joe Jackson è. Fare musica non vuol dire solo combinare inventiva ed emozioni: comporre significa mettere insieme ciò che si sa della musica con ciò che si sente. È uno dei dischi più intensi e meglio suonati di un decennio che prima o poi dovrà essere sdoganato anche dalla cultura alta, visto che il mainstream lo ha già fatto. Sono quelle atmosfere fighe very british, da libro di Nick Hornby, da romantica serata a lume di candele o qualcosa del genere. Body And Soul, anno di grazia, 1984. Basterebbero già solo alcuni titoli per farmi impazzire, e mi basta certamente quella precisione, quasi da metronomo degli arrangiamenti, senza dimenticare poi quell'atmosfera che pervadeva anche il disco precedente, Night And DayMi piace pensare a come doveva essere ascoltare un disco del genere magari in un posto come Amantea, Cetraro o San Lucido, con qualche anno di differenza. È un melting pot shakerato con il giusto pizzico di follia, ben dosato con ammirazione, sensibilità e sarcasmo. Che poi mica scherzi: avercene di questi tempi di brani come Breaking Us In Two, Steppin' Out e A Slow Song. Canzoni ironiche e già mature sull'impossibilità di vivere una storia d'amore normale. Per me Joe Jackson era un po' il Sergio Caputo inglese, uno di quelli con classe e sfotta da primo della classe. Uno che ascolta Cole Porter ed è capace di tirare fuori dal cilindro un disco del genere, bisogna levarsi tanto di cappello, come si usa dire in UK. E poi quella voce: evocativa, potente e precisa. Vi farà strano visto che spesso esalto gente come Van Morrison, Springsteen/Petty/Mellencamp o addirittura Dylan, ma secondo me ci sono serate in cui quello che ti serve è un buon bicchiere di brandy, l'atmosfera giusta e un disco come Night And Day che gira nello stereo con il volume adeguato. È musica che va ascoltata in certi momenti, solo quando è davvero in grado di racchiudere un istante di beatitudine, quando tutto seppur per poco sembra girare al ritmo giusto, in attesa di quel momento dove le cose si sistemano, tra una marimba e un ritmo un po' tropicale, come un cocktail bevuto in riva al mare, con la persona giusta. New York State of mind. Eh, sì potresti essere proprio tu che ora mi leggerai quella persona, per me! Ricorda però quello che sosteneva George Gershwin: “Non possiamo mai fidarci dell'ispirazione. Quando ne abbiamo più bisogno, non arriva mai.”

Non sono mai stato un grande fan della musica anni ottanta, ma se prendiamo il triumvirato costituito da Costello, Jackson e Fagen, con aggiunta di un Chris Rea o di Billy Joel, contatemi pure, perché sarò certamente dei vostri!

 

Dedicato a Paolo Rossi, a quei gloriosi ragazzi del Mundial ’82.

 

El Pepparion de la Island


venerdì 4 dicembre 2020

Fiori di pietra per Tijuana

 


Fiori di pietra per Tijuana (Caravanserai)

Apri gli occhi e inizia con me questo nuovo giorno. Un modo nuovo di vivere è quando il mattino bisbiglia mentre il sole si muove con te. Questa nostra via ci appartiene, tutto sta filando secondo i nostri piani. Ecco la mia mano, raggiungila, prendila e conducimi fino alla fine del tempo. Lo hai sentito come un brivido che parte dalla colonna vertebrale. Siamo figli e fratelli, siamo sorelle che provengono da un medesimo seme, questa nostra via ci appartiene. Tutto adesso sta filando secondo il nostro piano segreto.

Sdraiato sul letto osservai lo splendore della Via Lattea sopra la finestra. La musica irruppe come un mondo di silenzio in fiamme e fuoco, come un assolo di Carlos Santana. Si dice che il limite dell'arte sia la vita umana, che tutto quello che possiamo fare è andare avanti presentando nuovi modelli di armonia. Il bello dell'arte è che può permettersi di fallire. La maggior parte dell'arte è fallimento permanente. È vero che le cicale cantano, ma è un canto che viene da un altro mondo, è lo stridore dell’invisibile sega che sta tagliando le fondamenta di questo. Ancora e ancora, il grido instancabile delle cicale trafigge l’aria afosa dell’estate come un ago al lavoro su uno spesso panno di cotone. Cicale, sorelle nel sole, con voi mi nascondo nel folto dei pioppi e aspetto le stelle, diceva Quasimodo. Povero Salvatore, grande poeta, grande sognatore, che però non ha avuto la fortuna né il talento di ascoltare un disco come Caravanserai o Abraxas. Ogni tanto penso a come sarebbe stata la vita di un poeta come Leopardi se avesse ascoltato i Nirvana, se avrebbe tratto gioia nel riconoscere i suoi concetti cardine utilizzati e musicati da un rocker come Bruce Springsteen. Li avrebbe di certo apprezzati e valorizzati, essendo artista con sguardo universale, con una visione cosmica. Sappiamo invece da dove traeva ispirazione Carlos Santana, coi suoi fidati Gregg Rolie e Mike Carabello. Sappiamo quale crogiuolo fosse San Francisco, chiamata dai santoni beat Frisco, durante gli anni sessanta. Il misticismo, l'anima latina del rock acido e lisergico, una chitarra fluida e selvatica, che noi tutti sappiamo riconoscere fin dalla prima nota, già al primo fraseggio tipicamente latino e blues. Due anime che possono convivere, come un fuoco di San Lorenzo, come una lunga e prolungata estate. Di quando il sole non cedeva il passo alla notte, perfino nelle timide sere di settembre, perfino quando gli altri stavano tornando ai loro obblighi scolastici. Per noi contava solo la musica, bastava davvero una chitarra e un bongo per risolvere una serata. Noi non lo sapevamo ma eravamo ricercatori di mediazione fra l'uomo e il dio Sole. Oh Abraxas, oh mia nomade Regina di Saba! Un assolo di Santana era come un coito prolungato. Un caldo orgasmo acustico in un pomeriggio d'estate. Quando la vita era tutta di là da venire. Quando la sola cosa che contava era bruciare di vera passione. I primi album di Santana hanno qualcosa di eroico. Poesia di strada, solare e dinamica. La musica vibra così come il cordone ombelicale di coloro che ascoltano. In fondo tutti prima o poi devono abbandonare le proprie valigie di illusioni.

Caravanserai sarà per sempre la colonna sonora ideale di una lontana estate spensierata. Quando bastava portare capelli lunghi e basette alla Elvis, o una camicia a fiori per essere liberi e felici, wild and innocent, selvatici e innocenti. In fondo è giusto avere nostalgia della nostalgia provata? Sì, anche se dicono che non è facile colmarla. Un sentimento troppo lontano, evanescente, eppure di valore, come un Caravanserraglio per un dromedario, perso tra i suoi blues, tra chitarre e tamburi, tra un pianoforte polveroso e scassato e l’oblio infinito. È la remissione dei peccati che ancora non conoscevamo, ma che stavamo per commettere.  Santana era un sogno a occhi aperti, una chitarra di fuoco. Quel primo Santana che va dal disco di esordio omonimo fino a Moonflower contiene una miscela esplosiva di emozionanti brani. Colonna sonora istantanea per ogni celebrazione di vita e di ritualità condivisa. Perché ci sono musiche e band che si lasciano apprezzare e comprendere a fondo in solitaria. Non è il caso dei Santana. È musica comunitaria fatta di condivisione. È il rito collettivo di un bottellon in Piazza Duomo. La magia di Abraxas, il misticismo di Caravanserai.  È la canna fumaria del divertimento e della festa liceale ed Erasmus. Per me Santana ha rappresentato l’ultimo stadio del divertimento fine a sé stesso prima delle responsabilità. Abraxas e Caravanserai sono l'esatto opposto del cartellino da vidimare, della bolletta del gas da pagare e di ogni altra situazione usuale in un contesto lavorativo. È una vacanza balorda in Spagna, è un viaggio esotico a Tijuana. È la calda e fiammeggiante sensazione di Maria. Incandescente e fluorescente miscuglio di suoni, di accordi che si rincorrono, freneticamente in un botta e risposta tra l’organo di Rolie e la Gibson SG di Carlos. È la Pirámide del Sol di José María Velasco. Tensione spirituale e carnale, sabba ritmico e melodia che trascende il grandioso.

Voodoo e mistero: frustrazione sessuale che diviene preghiera sensuale e armonica. Quel momento che precede il bagno di mezzanotte, quando la tequila e la sangria potevano scorrere a fiumi, come le note fluide di Black Magic Woman. Il ritmo, la sensualità del corpo: samba. Come una Roda di Capoeira. È un Bacardi invecchiato 8 anni. Come un vestito di versi e note emozionanti. Una Madonna Nera, nuda e prosperosa. Sublime e subliminale stesa sopra il mio letto. Mortalmente ferito da una bellezza selvaggia e letale, come un fendente che squarcia questa calda notte, vissuta e forse sarebbe più gusto dire sudata, mentre lo stereo andava da Abraxas a Caravanserai, fino a quello che è sempre stato uno dei miei brani preferiti: Everything's Coming Our Way. Gregg Rolie, Mike Carabello, Rod Harper, Gus Rodriguez, Chepito Areas. Mi basta ripetere questi nomi, mi basta osservare questa strana copertina, oltre quarant’anni prima di Doctor Strange e dei caleidoscopici film dell’Universo Marvel, per viaggiare dolce e lento in una samba di colori. Non servono molte parole, basta farsi prendere da questi ritmi, che sono nuovi e ancestrali, che sono acustici quanto vibranti ed elettrici. È un ritmo ossessivo e furioso, giocoso come un carnevale! Que Viva Mexico! Sulle tracce e le sensazioni raccontate da Jack Kerouac mi muovo danzando, sopra questo letto di rinunce e di vita. Perché un disco dei Santana va suonato a tutto volume d’estate, anche se fa freddo, se l’inverno sta bussando alla tua porta, tu non lasciarlo entrare, sbattitene e pensa a quel calore oscuro, a quei riff avvolgenti, a quelle cosce. Regina della Montagna di Rame! Gli spiriti del Fuoco ci guidano in questa notte sempiterna; alla ricerca del fiore di pietra a cui Danilo sta lavorando, nella visionaria opera di Sergei l'ucraino. Stone Flower - La Fuente del Ritmo. Ascesa e caduta, rinascita e cambiamento. Abbracciami e ubriacami di magia e spiritualità. Tutto l'amore dell'universo. Future Primitive, magia e sensualità. Appena in tempo per ammirare il sole. Eterna carovana di rincarnazione: è amore, devozione e resa. È grande spirito che si innalza oltre la trascendenza di una carovana nomade, di un ritmo latino che sfuma in una notte mediterranea. Abraxas è l’essenza mistica del latin rock. Il manifesto dei deboli e dei poveri in rivolta col mondo e con lo status quo.   

“È ingrato chi nega il beneficio ricevuto; ingrato chi lo dissimula; più ingrato chi non lo restituisce; il più ingrato di tutti chi dimentica.” (Seneca)


N.B. Opere grafiche realizzate da Davide Edoardo Cassano (Dec Art Company) 

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