giovedì 10 dicembre 2020

You Can't Get What You Want (Till You Know What You Want)

 You Can't Get What You Want (Till You Know What You Want)

- Ascoltando Night And Day e Body and Soul di Joe Jackson - 


Il vero problema della mia adolescenza è che preferivo ascoltare Joe Jackson e Lee Konitz piuttosto che Ian Curtis e Bobby Gillespie. Solo che alle ragazze piacevano sempre i Joy Division, i Cure o al limite The Smiths. Quando ti andava bene sapevano qualche pezzo dei R.E.M., Nirvana o dei Red Hot. Ecco se dovessi riassumere la mia adolescenza potrei affermare questo: tanti libri e troppi film, tutti sbagliati. Tutti troppo vecchi, a volte troppo in anticipo rispetto ai tempi che stavo attraversando e che stavamo vivendo. Questo ha significato correre sempre all’indietro, anche nel mio presente attuale, penso.

Vi siete mai chiesti come mai ai Festival musicali nessuno indossi una maglietta di gente come Billy Joel, Paul Simon, Joe Jackson o Chris Rea? Potrei andare avanti coi nomi all'infinito, ma sarebbe inutile e noiosi. Sicuramente avrete capito a cosa miro e state già pensando che questo incipit da alternativo a tutti i costi non vi piace granché. Del resto vi capisco bene, vi state sentendo un po' punti sul viso, vero?

Prima di andare avanti faccio outing: benché apprezzi e non poco tutti i nomi sopra citati, questa non è la crociata solipsista del fan frustrato. Affatto: vi capisco bene. C'è solo una differenza tra molti di voi e me. Non ho mai aspirato ad avere gusti conformi, perché penso che la musica, per quanto possa avere una funzione sociale, debba essere prima di tutto un fatto personale, intimo. Sono nato musicalmente con le cassette e il walkman. Raramente ho apprezzato band o solisti ascoltati in gruppo, e aggiungo in massa, così tanto per citare Walt Whitman, a caso. Il punto però è un altro: prima o poi anche un melomane Old Fashion deve scendere a patti e come diceva il luminare Pino The Saint: elemosinare un po' di figa (o di cazzo, dato alla fine sono gusti!). Il problema è proprio questo, come diceva anche Lester Bangs: fare l'orsacchiotto di periferia va bene, ma prima o poi senti un richiamo ancestrale e non è certo un vecchio disco di Lead Belly, né tantomeno di Mississippi John Hurt che possono cambiare la tua vita di single! Nossignore! Non ho nulla contro il blues del Delta, né verso quello più rurale e roots, tutt'altro. Però penso che non ci sia bisogno di fare grandi distinzioni di genere, di matrice, a meno che tu non lavori in un negozio di dischi. Io non c'ho mai messo piede, anche perché non sono una persona tanto attratta dal miele, né dalla pornografia. Ho sempre visto, ascoltato e letto solo per cultura personale. Non credo molto nello sfoggio, perché secondo me è più utile mostrare un basso profilo. È un po’ come nella savana: ho sempre pensato che il miglior esemplare non faccia proprio una bella fine. Esattamente la stessa cosa che avranno pensato musicisti di seconda fascia, o se preferite il termine, di retroguardia. Penso non so, a un John Martyn, ma anche a tutti i nomi che ho citato in apertura. Che cosa doveva essere ascoltare un bel disco di Joe Jackson proprio negli anni di esplosione della scena musicale anni ottanta? Bella domanda, questa!

[...] E così mentre tutti potevano struggersi per le solite band di culto, o per quelle derivate dalle prime, io che facevo durante i miei 17 anni? Cercavo a ritroso tutto quello che non era considerato fico, cool o di pelliccia. Decidete voi l'etichetta che volete dare alla vostra musica del cuore. Sia chiaro, non vi sto accusando di essere dei poser del cavolo, anzi semmai è l'esatto contrario. Il problema sono io che vedo e leggo al contrario, dannato mancino del cazzo che non sono altro! Quelle poche volte in cui mi sono mosso a tempo è stato al ritmo di You Can't What You Want, so che è strano da crederci e che sembra una sdolcinata serenata dedicata ad una sciroccata stile Tutti pazzi per Mary, ma credetemi sono veramente attratto da questo tipo di suono. Datemi The Nightfly di Donald Fagen e vi solleverò d'umore, oppure datemi Imperial Bedroom di Elvis Costello & The Attractions! Dischi che adesso puoi anche trovare a cinque euro nella cesta di un ipermercato. E quando arrivi alla cassa se sei fortunato becchi il tipo giusto che mentre ti batte lo scontrino facendoti pagare, ti regala un suo ricordo di un festino anni ottanta, ambientato in quella Cosenza da bere, entusiasta e un po’ spensierata, forse, ma comunque audace, che sapeva ancora divertirsi, che sapeva davvero vivere! Datemi Body and Soul e quel sound un po' jazzato e io vi mostrerò un disadattato felice. Sarà che a differenza di quello che dice il sindaco Joe Quimby nei Simpson, Dio ama il jazz. Il jazz è il risultato dell'energia che si è accumulata in America. Vabbè, non esageriamo, ma San Pietro sicuramente ha una raccolta di Sonny Rollins e tiene stretto l'autografo di un mastro artigiano quale è Joe Jackson è. Fare musica non vuol dire solo combinare inventiva ed emozioni: comporre significa mettere insieme ciò che si sa della musica con ciò che si sente. È uno dei dischi più intensi e meglio suonati di un decennio che prima o poi dovrà essere sdoganato anche dalla cultura alta, visto che il mainstream lo ha già fatto. Sono quelle atmosfere fighe very british, da libro di Nick Hornby, da romantica serata a lume di candele o qualcosa del genere. Body And Soul, anno di grazia, 1984. Basterebbero già solo alcuni titoli per farmi impazzire, e mi basta certamente quella precisione, quasi da metronomo degli arrangiamenti, senza dimenticare poi quell'atmosfera che pervadeva anche il disco precedente, Night And DayMi piace pensare a come doveva essere ascoltare un disco del genere magari in un posto come Amantea, Cetraro o San Lucido, con qualche anno di differenza. È un melting pot shakerato con il giusto pizzico di follia, ben dosato con ammirazione, sensibilità e sarcasmo. Che poi mica scherzi: avercene di questi tempi di brani come Breaking Us In Two, Steppin' Out e A Slow Song. Canzoni ironiche e già mature sull'impossibilità di vivere una storia d'amore normale. Per me Joe Jackson era un po' il Sergio Caputo inglese, uno di quelli con classe e sfotta da primo della classe. Uno che ascolta Cole Porter ed è capace di tirare fuori dal cilindro un disco del genere, bisogna levarsi tanto di cappello, come si usa dire in UK. E poi quella voce: evocativa, potente e precisa. Vi farà strano visto che spesso esalto gente come Van Morrison, Springsteen/Petty/Mellencamp o addirittura Dylan, ma secondo me ci sono serate in cui quello che ti serve è un buon bicchiere di brandy, l'atmosfera giusta e un disco come Night And Day che gira nello stereo con il volume adeguato. È musica che va ascoltata in certi momenti, solo quando è davvero in grado di racchiudere un istante di beatitudine, quando tutto seppur per poco sembra girare al ritmo giusto, in attesa di quel momento dove le cose si sistemano, tra una marimba e un ritmo un po' tropicale, come un cocktail bevuto in riva al mare, con la persona giusta. New York State of mind. Eh, sì potresti essere proprio tu che ora mi leggerai quella persona, per me! Ricorda però quello che sosteneva George Gershwin: “Non possiamo mai fidarci dell'ispirazione. Quando ne abbiamo più bisogno, non arriva mai.”

Non sono mai stato un grande fan della musica anni ottanta, ma se prendiamo il triumvirato costituito da Costello, Jackson e Fagen, con aggiunta di un Chris Rea o di Billy Joel, contatemi pure, perché sarò certamente dei vostri!

 

Dedicato a Paolo Rossi, a quei gloriosi ragazzi del Mundial ’82.

 

El Pepparion de la Island


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