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Bruce Springsteen e l'anima nascosta del cinema

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  Bruce Springsteen e l’anima nascosta del cinema anni ’90 e 2000 Da Philadelphia ad Alta Fedeltà: il rock racconta ciò che il cinema non sempre riesce a dire. di Dario Greco «Non ci capiamo mai del tutto finché non ci ascoltiamo come se fossimo una canzone». In Alta Fedeltà , Rob Gordon – disilluso, ironico, immaturo, musicale fino al midollo – si trova a parlare con sé stesso. Ma non è solo. Nella sua stanza appare Bruce Springsteen, chitarra alla mano, voce calma e sorridente, come un grillo parlante venuto dal New Jersey. È un’apparizione ironica, ma anche dolente. Springsteen è lì perché Rob ha bisogno di capire qualcosa che la sua testa non riesce a mettere in ordine, e solo una canzone può farglielo capire. È lì perché Bruce è diventato, nel corso degli anni ’90, la voce narrante di un’epoca interiore , quella di uomini e donne in bilico, tra crolli e tentativi di resistere. In quel decennio, e in quelli immediatamente adiacenti, Springsteen smette di essere so...