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Bob Dylan negli anni '60: dalle subculture al Black Power

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Viaggio nel decennio d’oro di Bob Dylan, tra svolta elettrica, controculture, teorie delle subculture, Black Panther Party e movimenti neri. Un’analisi tra racconti e memoria personale che mostra come l’artista sia diventato un simbolo capace di attraversare politica, stili giovanili e trasformazioni sociali. Bob Dylan negli anni Sessanta dalle subculture al Black Power tra rivolte e immaginari politici Gli anni Sessanta non rappresentano soltanto il decennio in cui Bob Dylan rivoluziona il linguaggio della canzone, ma anche una fase cruciale in cui la sua figura diventa un punto di intersezione tra movimenti giovanili, subculture emergenti e tensioni politiche sempre più radicalizzate. Analizzare il ruolo di Dylan in questa costellazione richiede una prospettiva che superi la semplice storia della musica, perché le sue canzoni e il suo personaggio sono diventati segni, stili e codici riconoscibili da comunità molto diverse fra loro: dal folk revival bianco progressista del Greenwich V...

Il fantasma della polvere

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Il fantasma della Polvere (L'abitatore della soglia) Ci sono momenti in cui tutto quello che desideri è restare sdraiato su un letto, mentre fuori il clamore reclama una pausa ristoro dal vociare disturbante di chi ha voglia di bruciare e di fare baldoria. Tu invece desideri solo un momento di intima comunione. Per te la differenza la farà il singolo momento, quel single malt che risiede in ciascuno di noi. È qualcosa di ascetico che ti porta il più delle volte a sbagliare percorso, volontariamente, come quando ti aggiri ramingo e furtivo nella notte che avvolge ogni pensiero utile. Ma tu non hai pensieri utili da quando sei nato. Eri spinto da passioni, eri sostenuto dalla fede, dallo Spirito. Non quello legato alla religione. Non quello degli uomini di buon senso, di comunione. Ogni volta che vedo gente che si raduna che risponde a una chiamata, sento che c’è qualcosa di finto, di artificioso. Ho bisogno di misticismo, di entrare in una dimensione. Di chiamata che attende u...

Le strade di Springsteen

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È il 25 agosto 1975, Bruce Springsteen ha quasi 26 anni. "Born to Run", il suo terzo album, celebra la vita on the road, attraverso la voce e le speranze di due ragazzi in fuga verso un altrove che li condurrà a vivere una vita migliore. Ogni artista ha il suo feticcio, ma per certi artisti il feticcio è una vera e propria ossessione. Una missione da compiere e da portare a termine. A qualsiasi costo, da costa a costa. Perché c'è una promessa che va mantenuta, c'è un patto, spesso celebrato lungo il famoso crocevia del tempo e dello spazio. Nel caso di Bruce Springsteen ci sono solo due cose che contano davvero: la musica e l'asfalto. Come per altri celebri artisti - penso a Jack London, Bob Dylan o Jack Kerouac - il viaggio ha rappresentato tutto ciò che era davvero importante. E reale. Con Springsteen l'importanza di descrivere qualcosa di reale è fondamentale, quando non essenziale. In molti casi il successo di un artista è legato doppiamente al suo rappor...

Devils & Dust, oggi

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Devils & Dust, oggi "Dopo l'evoluzione da rocker a icona americana, Bruce Springsteen sta sviluppando una nuova identità: quella di scrittore di racconti in musica. Il tono spesso è cupo, intriso di ricordi e di rimpianti." (Adam Sweeting, Uncut, giugno 2005) "L'unica divinità a cui si può aspirare è racchiusa nel cuore della nostra umanità. Quando esprimiamo la nostra pietà diamo voce a questa aspirazione. Ecco perché a volte là fuori è così spaventoso." Cercare una voce non ancora utilizzata è il manifesto poetico di questo lavoro di Bruce Springsteen, uscito in Europa il 26 aprile 2005. Devils & Dust è il 13esimo album in studio di Bruce e conclude l'ideale trilogia elettro-acustica iniziata con Nebraska nel 1982 e proseguita nel '95 con The Ghost of Tom Joad. A livello produttivo si tratta dell'opera più ispirata realizzata con Brendan O' Brien. Ed è anche il quarto disco in studio come solista nell'arco temporale di 13 ...

Tunnel Of Love, Oggi

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Tunnel Of Love, Oggi I temi portanti dell'album sono l'identità e l'amore. Chi sono? Dove sto andando? Dove finirò? Sto sperimentando l'ambivalenza delle relazioni, da sempre latente  nella mia vita psicologica. Le dodici tracce di Tunnel Of Love sono dichiarazioni d'amore notturne e sospiri che spezzano quel minaccioso silenzio che spesso cala in una coppia. È un disco fondato sulla dicotomia tra forza e debolezza, come il protagonista di uno degli episodi più riusciti del lavoro, Cautious Man, il quale ha tatuato sulla mano destra la parola amore e sulla sinistra invece la parola paura. Naturalmente è facile dedurre che dietro il personaggio di Bill Horton ci sia lo stesso Springsteen, senza troppo azzardo in termini di interpretazione.  È il fulcro e il cuore a livello tematico di tutto il disco e anche uno dei suoi episodi meglio riusciti. Max Weinberg sostiene che il punto è che non si tratta del primo disco solista di Springsteen, dato che sono tutti album sol...

E' pura magia, Johnny!

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  E' PURA MAGIA, JOHNNY! Bisogna che gli uomini acquisiscano una visione totale che li accomuni per ottenere risultati. Non basta schioccare le dita a tempo e dire: andrà così, se non c'è una formula magica non riesci a vendere nemmeno una bibita gassata, in questo strano vecchio mondo. Serve qualcosa di più per vivere il tempo, per capire come gira questo motore a ottani, che certe volte non ne vuole proprio sapere di marciare per il verso giusto. È un viaggio onirico di sola andata, quello che conduce al percorso della consapevolezza. Oltre i limiti stessi del tempo, del corpo e delle emozioni. C'è un sogno in questo percorso, c'è un'anima che spinge e poi c’è un prezzo da pagare. Tutti noi siamo sospinti da uno scopo: qualcosa di ancestrale e nobile, che non sappiamo comprendere né spiegare, ma che brucia dentro noi; quegli informi esseri che popolavano un tempo questa terra. È uno scopo: come un bagliore dorato di ciò che dovrebbe essere. È pura magia . Un r...

Cork, Dublino, New York, Jersey Shore, California ('75)

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  1. Cork, autunno 1975 L’autunno arriva a Cork come un soffio caldo impigliato nella lana dei maglioni, un respiro che sa di torba e mare, e io ci sguazzo dentro come se fosse l’unica stagione che mi somiglia davvero. Le foglie sembrano riflettere la voce di Van Morrison, verde scuro e irlandese come un’eco di qualcosa che non ho vissuto ma che riconosco. Veedon Fleece esce dagli altoparlanti del piccolo negozio di dischi su Winthrop Street, e ogni vibrazione dello strumento di Van mi sfiora come una stoffa preziosa, ruvida sulle braccia, morbida nella memoria. Il disco gira lento, ipnotico, e io mi ci perdo, immaginando di poter dissolvermi nel paesaggio che evoca: colline morbide, cavalli bianchi, un fiume che scorre come una frase non detta. Sono giorni strani, quelli dell’autunno del ’75: il vento porta via l’odore delle piogge recenti, e noi siamo giovani abbastanza da credere che la musica possa salvarci. Forse lo faceva davvero, ma non sapevamo ancora riconoscerlo. Nel n...

Ascoltando Tupelo Honey (1971)

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Tupelo Honey (Capitolo Tre)    Tupelo Honey è il quinto album in studio del cantautore nordirlandese Van Morrison. È stato pubblicato nell'ottobre 1971 dalla Warner Bros. Records. Morrison aveva scritto tutte le canzoni dell'album a Woodstock, New York, prima di trasferirsi a Marin County, California, ad eccezione di "You're My Woman", che scrisse durante le registrazioni. Il disco presenta vari generi musicali, in particolare country, ma anche R&B, soul, folk-rock e soul. I testi sono fortemente intrisi di un’insolita felicità domestica, celebrando l'ambiente rurale della vita familiare di Woodstock con Janet "Planet" Rigsbee . Tupelo Honey è stato un discreto successo negli States, mentre in Europa così come altrove non ha ottenuto esiti degni di nota. L'album ha prodotto due singoli di successo, la title track e il brano apripista molto r’n’b Wild Night. L'ambiente rurale della contea di Marin ha fornito lo sfondo alla felicità d...

Ascoltando Keep Me Singing

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Ci sono dischi che sono importanti per la storia della musica.  Poi ci sono dischi che per qualche motivo rientrano nella nostra vita. Probabilmente Keep Me Singing non farà la storia della musica, ma nella mia personale biografia ci sarà sicuramente spazio per un disco che sa, per certi versi, di un ritorno a casa. Il 2016 non è stato un anno particolarmente ricco di musica, per quanto mi riguarda. Tuttavia, nel corso di un difficile autunno, è arrivato questo disco che è riuscito a strapparmi qualche bel momento, almeno sotto un punto di vista strettamente musicale. Un lavoro dove non è semplice scegliere una sola traccia: si tratta infatti di un'opera davvero molto ricca, che ci restituisce un Van Morrison davvero ispirato e concentrato, come non lo si sentiva da tempo. Erano diversi anni che il cantautore nordirlandese non regalava emozioni così intense. Possiamo tranquillamente affermare che con questo disco Van Morrison sia entrato in una nuova fase, in termini di ispirazione...

Ascoltare l'autunno con Van Morrison, dieci anni dopo

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Questo saggio è stato scritto per la prima volta durante l'autunno del 2015, precisamente dieci anni fa... L’autunno non è semplicemente un passaggio meteorologico: è una condizione dello spirito, una sospensione tra la pienezza vitale e l’inizio del declino. È, come scriveva Ernst Jünger, la stagione in cui le forme acquistano maturità plastica, scolpite dal tempo. Se la primavera dipinge e l’estate incendia, l’autunno cesella e misura, imprime forma alla sostanza. In questa cornice Van Morrison ha trovato il suo habitat poetico più autentico: l’autunno come stato d’animo, come contemplazione e conservazione, come momento di ascolto interiore. Nella lunga suite di Autumn Song , inserita in Hard Nose the Highway (1973), Van sembra voler cristallizzare non tanto un paesaggio quanto una condizione mentale. Qui il canto si fa impressionistico flusso di coscienza, non lontano dall’evocazione poetica di Wordsworth o dalle modulazioni meditative di Bill Evans. Stephen Holden, su Rollin...