venerdì 4 dicembre 2020

Fiori di pietra per Tijuana

 


Fiori di pietra per Tijuana (Caravanserai)

Apri gli occhi e inizia con me questo nuovo giorno. Un modo nuovo di vivere è quando il mattino bisbiglia mentre il sole si muove con te. Questa nostra via ci appartiene, tutto sta filando secondo i nostri piani. Ecco la mia mano, raggiungila, prendila e conducimi fino alla fine del tempo. Lo hai sentito come un brivido che parte dalla colonna vertebrale. Siamo figli e fratelli, siamo sorelle che provengono da un medesimo seme, questa nostra via ci appartiene. Tutto adesso sta filando secondo il nostro piano segreto.

Sdraiato sul letto osservai lo splendore della Via Lattea sopra la finestra. La musica irruppe come un mondo di silenzio in fiamme e fuoco, come un assolo di Carlos Santana. Si dice che il limite dell'arte sia la vita umana, che tutto quello che possiamo fare è andare avanti presentando nuovi modelli di armonia. Il bello dell'arte è che può permettersi di fallire. La maggior parte dell'arte è fallimento permanente. È vero che le cicale cantano, ma è un canto che viene da un altro mondo, è lo stridore dell’invisibile sega che sta tagliando le fondamenta di questo. Ancora e ancora, il grido instancabile delle cicale trafigge l’aria afosa dell’estate come un ago al lavoro su uno spesso panno di cotone. Cicale, sorelle nel sole, con voi mi nascondo nel folto dei pioppi e aspetto le stelle, diceva Quasimodo. Povero Salvatore, grande poeta, grande sognatore, che però non ha avuto la fortuna né il talento di ascoltare un disco come Caravanserai o Abraxas. Ogni tanto penso a come sarebbe stata la vita di un poeta come Leopardi se avesse ascoltato i Nirvana, se avrebbe tratto gioia nel riconoscere i suoi concetti cardine utilizzati e musicati da un rocker come Bruce Springsteen. Li avrebbe di certo apprezzati e valorizzati, essendo artista con sguardo universale, con una visione cosmica. Sappiamo invece da dove traeva ispirazione Carlos Santana, coi suoi fidati Gregg Rolie e Mike Carabello. Sappiamo quale crogiuolo fosse San Francisco, chiamata dai santoni beat Frisco, durante gli anni sessanta. Il misticismo, l'anima latina del rock acido e lisergico, una chitarra fluida e selvatica, che noi tutti sappiamo riconoscere fin dalla prima nota, già al primo fraseggio tipicamente latino e blues. Due anime che possono convivere, come un fuoco di San Lorenzo, come una lunga e prolungata estate. Di quando il sole non cedeva il passo alla notte, perfino nelle timide sere di settembre, perfino quando gli altri stavano tornando ai loro obblighi scolastici. Per noi contava solo la musica, bastava davvero una chitarra e un bongo per risolvere una serata. Noi non lo sapevamo ma eravamo ricercatori di mediazione fra l'uomo e il dio Sole. Oh Abraxas, oh mia nomade Regina di Saba! Un assolo di Santana era come un coito prolungato. Un caldo orgasmo acustico in un pomeriggio d'estate. Quando la vita era tutta di là da venire. Quando la sola cosa che contava era bruciare di vera passione. I primi album di Santana hanno qualcosa di eroico. Poesia di strada, solare e dinamica. La musica vibra così come il cordone ombelicale di coloro che ascoltano. In fondo tutti prima o poi devono abbandonare le proprie valigie di illusioni.

Caravanserai sarà per sempre la colonna sonora ideale di una lontana estate spensierata. Quando bastava portare capelli lunghi e basette alla Elvis, o una camicia a fiori per essere liberi e felici, wild and innocent, selvatici e innocenti. In fondo è giusto avere nostalgia della nostalgia provata? Sì, anche se dicono che non è facile colmarla. Un sentimento troppo lontano, evanescente, eppure di valore, come un Caravanserraglio per un dromedario, perso tra i suoi blues, tra chitarre e tamburi, tra un pianoforte polveroso e scassato e l’oblio infinito. È la remissione dei peccati che ancora non conoscevamo, ma che stavamo per commettere.  Santana era un sogno a occhi aperti, una chitarra di fuoco. Quel primo Santana che va dal disco di esordio omonimo fino a Moonflower contiene una miscela esplosiva di emozionanti brani. Colonna sonora istantanea per ogni celebrazione di vita e di ritualità condivisa. Perché ci sono musiche e band che si lasciano apprezzare e comprendere a fondo in solitaria. Non è il caso dei Santana. È musica comunitaria fatta di condivisione. È il rito collettivo di un bottellon in Piazza Duomo. La magia di Abraxas, il misticismo di Caravanserai.  È la canna fumaria del divertimento e della festa liceale ed Erasmus. Per me Santana ha rappresentato l’ultimo stadio del divertimento fine a sé stesso prima delle responsabilità. Abraxas e Caravanserai sono l'esatto opposto del cartellino da vidimare, della bolletta del gas da pagare e di ogni altra situazione usuale in un contesto lavorativo. È una vacanza balorda in Spagna, è un viaggio esotico a Tijuana. È la calda e fiammeggiante sensazione di Maria. Incandescente e fluorescente miscuglio di suoni, di accordi che si rincorrono, freneticamente in un botta e risposta tra l’organo di Rolie e la Gibson SG di Carlos. È la Pirámide del Sol di José María Velasco. Tensione spirituale e carnale, sabba ritmico e melodia che trascende il grandioso.

Voodoo e mistero: frustrazione sessuale che diviene preghiera sensuale e armonica. Quel momento che precede il bagno di mezzanotte, quando la tequila e la sangria potevano scorrere a fiumi, come le note fluide di Black Magic Woman. Il ritmo, la sensualità del corpo: samba. Come una Roda di Capoeira. È un Bacardi invecchiato 8 anni. Come un vestito di versi e note emozionanti. Una Madonna Nera, nuda e prosperosa. Sublime e subliminale stesa sopra il mio letto. Mortalmente ferito da una bellezza selvaggia e letale, come un fendente che squarcia questa calda notte, vissuta e forse sarebbe più gusto dire sudata, mentre lo stereo andava da Abraxas a Caravanserai, fino a quello che è sempre stato uno dei miei brani preferiti: Everything's Coming Our Way. Gregg Rolie, Mike Carabello, Rod Harper, Gus Rodriguez, Chepito Areas. Mi basta ripetere questi nomi, mi basta osservare questa strana copertina, oltre quarant’anni prima di Doctor Strange e dei caleidoscopici film dell’Universo Marvel, per viaggiare dolce e lento in una samba di colori. Non servono molte parole, basta farsi prendere da questi ritmi, che sono nuovi e ancestrali, che sono acustici quanto vibranti ed elettrici. È un ritmo ossessivo e furioso, giocoso come un carnevale! Que Viva Mexico! Sulle tracce e le sensazioni raccontate da Jack Kerouac mi muovo danzando, sopra questo letto di rinunce e di vita. Perché un disco dei Santana va suonato a tutto volume d’estate, anche se fa freddo, se l’inverno sta bussando alla tua porta, tu non lasciarlo entrare, sbattitene e pensa a quel calore oscuro, a quei riff avvolgenti, a quelle cosce. Regina della Montagna di Rame! Gli spiriti del Fuoco ci guidano in questa notte sempiterna; alla ricerca del fiore di pietra a cui Danilo sta lavorando, nella visionaria opera di Sergei l'ucraino. Stone Flower - La Fuente del Ritmo. Ascesa e caduta, rinascita e cambiamento. Abbracciami e ubriacami di magia e spiritualità. Tutto l'amore dell'universo. Future Primitive, magia e sensualità. Appena in tempo per ammirare il sole. Eterna carovana di rincarnazione: è amore, devozione e resa. È grande spirito che si innalza oltre la trascendenza di una carovana nomade, di un ritmo latino che sfuma in una notte mediterranea. Abraxas è l’essenza mistica del latin rock. Il manifesto dei deboli e dei poveri in rivolta col mondo e con lo status quo.   

“È ingrato chi nega il beneficio ricevuto; ingrato chi lo dissimula; più ingrato chi non lo restituisce; il più ingrato di tutti chi dimentica.” (Seneca)


N.B. Opere grafiche realizzate da Davide Edoardo Cassano (Dec Art Company) 

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