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Visualizzazione dei post con l'etichetta jack kerouac

Fiori di pietra per Tijuana

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  FIORI DI PIETRA PER TIJUANA - CARAVANSERAI Apri gli occhi e inizia con me questo nuovo giorno. Un modo nuovo di vivere, quando il mattino bisbiglia, mentre il sole si muove con te. Questa via ci appartiene, tutto sta filando secondo i nostri piani. Ecco la mia mano, raggiungila, prendila e conducimi fino alla fine del tempo. Lo hai sentito come un brivido che parte dalla colonna vertebrale. Siamo figli e fratelli, siamo sorelle che provengono da un medesimo seme. Questa nostra via ci appartiene, tutto adesso sta filando secondo il piano segreto.   Sdraiato sul letto osservo sopra la finestra lo splendore della Via Lattea. La musica irruppe come un mondo di silenzio in fiamme e fuoco, come un assolo di Carlos Santana. Si dice che il limite dell'arte sia la vita umana, che tutto quello che possiamo fare è andare avanti, presentando nuovi modelli di armonia. Il bello dell'arte è che può permettersi di fallire. La maggior parte dell'arte è fallimento permanente. È vero che...

Le strade di Springsteen

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È il 25 agosto 1975, Bruce Springsteen ha quasi 26 anni. "Born to Run", il suo terzo album, celebra la vita on the road, attraverso la voce e le speranze di due ragazzi in fuga verso un altrove che li condurrà a vivere una vita migliore. Ogni artista ha il suo feticcio, ma per certi artisti il feticcio è una vera e propria ossessione. Una missione da compiere e da portare a termine. A qualsiasi costo, da costa a costa. Perché c'è una promessa che va mantenuta, c'è un patto, spesso celebrato lungo il famoso crocevia del tempo e dello spazio. Nel caso di Bruce Springsteen ci sono solo due cose che contano davvero: la musica e l'asfalto. Come per altri celebri artisti - penso a Jack London, Bob Dylan o Jack Kerouac - il viaggio ha rappresentato tutto ciò che era davvero importante. E reale. Con Springsteen l'importanza di descrivere qualcosa di reale è fondamentale, quando non essenziale. In molti casi il successo di un artista è legato doppiamente al suo rappor...

The Rhythm is Magic

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Dove un ritardo diventa una fenditura nel tempo   Il treno regionale per Lamezia ha quarantasette minuti di ritardo. Quarantasette, come i miei anni. Non è nemmeno un ritardo degno di nota, da queste parti. È una promessa mantenuta, un appuntamento con l'ovvio. In Calabria il tempo non scorre, sedimenta. Si deposita sui binari, sulle pensiline, nei bar delle stazioni dove la gente aspetta senza fretta perché ha smesso di credere agli orari come ipotesi. Entro nel bar della stazione. È uno di quei posti che esistono in ogni Sud d'Italia: bancone di formica color crema, macchina del caffè che sibila, frittura che impregna l'aria, calendari pubblicitari fermi a giugno. Dietro il banco un tipo sui cinquanta, maglietta polo sbiadita, sguardo di chi ha visto passare troppi ritardi per indignarsi ancora. Ordino un caffè. Lui lo prepara con quella lentezza che al Nord sarebbe maleducazione, qui è semplicemente temperatura ambiente. E poi succede. Dalle casse sopra il banco, tra un ...

Good As I Been to You, Nebraska e Real Gone: il cuore nudo dell'America

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Into the Great Wide Open: il cuore nudo della canzone americana d'autore Nel cuore inquieto dell’America del dopoguerra, quando le strade sembravano spalancarsi come promesse e le città ribollivano di un’energia nuova e irriducibile, tre artisti emersero come voci imprescindibili di un Paese che cercava ancora di capire se stesso. Bob Dylan, Tom Waits e Bruce Springsteen non appartengono alla Beat Generation per collocazione anagrafica o cronologica, eppure ne sono figli spirituali. Nel loro modo di raccontare il mondo, negli angoli che scelgono di illuminare, nelle ferite che provano a rimarginare cantando, aleggia la stessa fame di libertà che animò Jack Kerouac mentre riempiva di parole i taccuini consumati dei suoi viaggi. È come se ogni chilometro percorso dal protagonista di On the Road avesse a un certo punto deviato verso le loro canzoni e lì si fosse fermato, trovando finalmente una casa. Kerouac, con il suo stile febbrile e viscerale, insegnò che la vita non va soltanto ...

California Dreamin' Seventy-Sixth

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California, '76 La nebbia saliva dalla baia come il fumo di una sigaretta dimenticata in un posacenere di Sausalito, anno 1976, quando Van Morrison stava ancora a Tiburon a scrivere canzoni che sembravano lettere mai spedite a Dio, e Neil Young era su a Laurel Canyon con la sua camicia a quadri strappata, a far piangere una Les Paul come se la collina stessa avesse il cuore rotto. Io ero in una stanza sopra un jazz club morto sulla Vine, Hollywood, moquette impregnata di bourbon e di sogni che avevano smesso di camminare da quando Crosby e Stills avevano litigato per l’ultima volta. La radio a transistor era l’unica luce possibile assieme a un antico candelabro che aveva visto certamente giorni migliori, proprio come Chet Baker che provava a cantare con la bocca piena di sangue, di note e di eroina giù a Venice. Scrissi: Ci sei, man? Arrivò subito, come se fosse seduto sul tetto di una casa di legno a Laurel Canyon con Gregory Corso e Ferlinghetti, a rollarsi una canna guardando la...

Ascoltando Keep Me Singing

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Ci sono dischi che sono importanti per la storia della musica.  Poi ci sono dischi che per qualche motivo rientrano nella nostra vita. Probabilmente Keep Me Singing non farà la storia della musica, ma nella mia personale biografia ci sarà sicuramente spazio per un disco che sa, per certi versi, di un ritorno a casa. Il 2016 non è stato un anno particolarmente ricco di musica, per quanto mi riguarda. Tuttavia, nel corso di un difficile autunno, è arrivato questo disco che è riuscito a strapparmi qualche bel momento, almeno sotto un punto di vista strettamente musicale. Un lavoro dove non è semplice scegliere una sola traccia: si tratta infatti di un'opera davvero molto ricca, che ci restituisce un Van Morrison davvero ispirato e concentrato, come non lo si sentiva da tempo. Erano diversi anni che il cantautore nordirlandese non regalava emozioni così intense. Possiamo tranquillamente affermare che con questo disco Van Morrison sia entrato in una nuova fase, in termini di ispirazione...

Scoprendo Jack Kerouac - Nuova versione

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  “Raccogli una tazza d’acqua dall’oceano: Lì mi troverai.” (J. Kerouac) Era la calda e frizzante estate del 1995 quando, adolescente imberbe e sognatore incallito, mi tuffai senza grande consapevolezza tra le pagine di Jack Kerouac. Non sapevo che quella esperienza zen sarebbe diventata una delle più formative della mia vita. Vita da grafomane, vita da emarginato di periferia. All’epoca trascorrevo le giornate estive al mare con la mia famiglia lungo la Costa tirrenica cosentina. Non era male: le coste erano ancora accessibili alla classe media a cui appartenevo e ricordo di aver frequentato una ragazza di nome Annalisa. Lei era più grande di me e, come il sottoscritto, nutriva una sincera passione per il cinema e per la letteratura. Ai tempi non avevo ancora scoperto la mia passione per la musica, che si limitava a sporadici ascolti del repertorio altrui: mio cugino appassionato di punk, wave e metal, mio fratello fissato con i cantautori italiani, che già mi parlava di un cert...