sabato 28 novembre 2020

Letter To You - Lettera alla Vecchia America Springsteeniana


 Bruce Springsteen torna a casa e si trasforma nel Postino alla ricerca del tempo perduto. 

Dopo il 13esimo ascolto in poco più di un mese abbiamo finalmente tratto le nostre considerazioni sul ventesimo lavoro in studio del Nostro amato Bruce Springsteen. Dato che questo blog trae ispirazione proprio dal primo periodo della produzione springsteeniana, ci è sembrato doveroso parlare di questo Letter To You, un disco che già dalle prime battute si era mostrato attinente e legato proprio a quell'epoca, a quelle produzioni di inizio anni settanta, quando il giovane Bruce faceva capolino sulla scena musicale statunitense, dando alle stampe i suoi primi lavori in un lasso di tempo ridotto. Lo stesso Modus operandi con cui negli anni novanta era tornato a pubblicare Human Touch e Lucky Town (dischi erroneamente considerati da pubblico e critica "gemelli", mentre in realtà riflettevano due visioni e due stati d'animo speculari e diametralmente opposti). 

Le due anime di Springsteen sono più volte tornate nei suoi dischi, a volte convivendo in modo coeso e coerente, a volte dando l'impressione di una ispirazione parziale, poco meditata e mal prodotta. Ma non è così! Se c'è una qualità che bisogna riconoscere al Nostro è proprio quella di saper lavorare in studio, di essere diligente, volitivo, impegnato. Proprio come uno dei suoi maestri e fonte di ispirazione: John Fogerty. E' stato detto che Fogerty fosse ossessionato dalla Top 40. Forse è vero, forse no. Springsteen è ossessionato dal lavoro, dal rendere al meglio la propria visione musicale e artistica. Durante gli ultimi tempi forse questa vocazione è in parte mancata. Eppure, se l'uomo è fallace, non lo è di certo il genio creativo.

Ed è un Marcel Proust dei nostri e soprattutto dei suoi tempi. Tempi di rock and roll. Ci sono tanti ricordi, tanti rimandi al passato, ma soprattutto al centro ci sono gli uomini e le donne che hanno calcato le scene per quasi cinquant'anni, forse qualcosa in più, a ben vedere. Prima delle canzoni, che sono lo strumento a cui il Postino Springsteen si affida, ci sono i suoni, le consegne da mantenere. In pratica è un ritorno a casa in puro stile E Street Band. Ripesca addirittura due brani del periodo Before the Fame. Si tratta di canzoni che in un modo o nell'altro conoscevamo già a menadito. Ci troviamo di fronte a ciò che Stefano Pistolini definisce urgenza della nostalgia, un sentimento che ciclicamente colpisce chi è insoddisfatto, malato o semplicemente inguaribilmente Romantico. Bruce Springsteen qui sembra essere tutte queste cose assieme. Del resto è stato lui stesso qualche tempo fa ad affermare:- Fate rumore! Aprite le orecchie e aprite il cuore. Non prendetevi troppo seriamente e prendetevi seriamente come si prende seriamente la morte. Non preoccupatevi. Abbiate fiducia in voi, ma dubitate anche di voi. Vi terrà svegli e aperti. Siate capaci di mantenere due ideali contraddittori allo stesso tempo dentro al vostro cuore e alla vostra testa. Se non vi farà impazzire, vi renderà più forti. E rimanete forti, affamati e vivi." 

Rimanere forti, affamati e vivi. Non sappiamo quanto sia vero tutto questo oggi, ma la cosa più importante, quella che rimane, è la musica, sono queste nove canzoni nuove più le tre ripescate. 

Queste dodici cartoline che dal New Jersey giungono nelle nostre case, nelle nostre auto e soprattutto nei nostri dispositivi mobili. Del resto per qualcuno di noi Springsteen ha sempre avuto la dimensione portatile di una musicassetta infilata probabilmente in un Walkman Sony. Oggi potrebbe essere uno smartphone piuttosto che un iPod, ma fa davvero poca differenza. A noi questo lavoro ha ricordato e riportato agli anni novanta, quando in un freddo mattino di gennaio si andava a scuola e nella piastra girava Tracks volume 4. Gli anni novanta sono tornati, gli anni novanta non sono mai andati via, per noi nostalgici del Boss. Sarà un romanticismo un po' forzato, sopra le righe, ma di questi tempi non è certo il peggio. Bruce Springsteen il Capo dei Postini è tornato. Potete dirlo forte, ragazzi, suonando maledettamente forte! Le tracce come spesso avviene con un concept album, seppur imperfetto come questo, vanno soppesate e valutate nel suo insieme. Perché se è vero che solo alcune hanno la forza, il respiro e il fuoco delle sue vecchie produzioni, bisogna ancora capire quale uomo prima e quale artista poi, le ha messe assieme. Si tratta per citare Springsteen del Last Man Standing, cioè il sopravvissuto, il reduce. Ancora una volta in piedi. Sembra quasi una citazione a un vecchio album rock di Ligabue, ma non è così. Forse non è un disco con un passo audace come lo era stato The Rising, e non c'è nemmeno il miglior autore ispirato di Devils and dust, ma quello che preme oggi al cantautore americano è rimarcare la propria presenza nella terra della speranza e dei sogni. Se vi pare poco, il problema non è certo dell'autore, ma di chi non ha tempo e forse voglia di ascoltare e leggere tra le righe che il Grande Romanzo Americano ha ancora un capitolo da svelare. Solo per chi ha orecchie buone e per chi vuole struggersi. Il compito di un disco è questo, nella migliore delle ipotesi. Bruce Springsteen è tornato a proporre la sua musica con la E Street Band ed è già una notizia sufficiente, questa, in tempi di magra come quelli che stiamo vivendo e attraversando. 

E Letter To You è la lettera di Bruce Springsteen a quella vecchia America che non c’è più. 

sabato 21 novembre 2020

Chi fermerà questa dura pioggia


Chi fermerà questa dura pioggia (che sta cadendo)

A volte anche la pioggia si bagna. Vorrebbe starsene al caldo, asciutto. Anche i pesci in fondo al mare necessitando di calore, salgono per vedere cosa succede, che si dice. Tutto bene? Sì, sta solo piovendo un po', ma è normale di questi tempi piovaschi. Troppi piromani troppo a lungo fanno male. Una dura pioggia cadrà, ma non sappiamo ancora quando smetterà, chi la fermerà.  Hai percorso sette tristi foreste, hai solcato i sette mari di Rhye.

E poi hai visto oceani di morte, ma neppure questo ti ha fermato. Sei uno a cui la pioggia non può fermare la rapida corsa. Come una consegna da mantenere, come una rivolta da scatenare. Eppure proprio ora sento il bisogno di pace, di tranquillità. Osservo il mio mondo personale mentre si bagna, ma vorrebbe starsene al caldo. Isolato. Proprio così. Perché dà che mi ricordi, la pioggia è sempre caduta, torrenziale. Adesso nuvole di confusione ci avvolgono in una burrasca da cui non possiamo uscire. C'è gente che si sforza di trovare un posto al sole, c'è gente che sta cercando, proprio adesso, riparo dalla tempesta. Hai sentito il cantastorie suonare e struggersi perché questa dissennata danza della pioggia cessasse. Hai invocato il signore della pioggia, il dio guerriero di cedere le armi e arrendersi al bel tempo. È forse servito a qualcosa? Qui ormai da settimane non vediamo il cielo, non c'è fine a questa tempesta, mentre ci chiediamo, invano, chi fermerà questa dura pioggia che sta cadendo. Ma questa pioggia continua a cadere. Una pioggia perenne, una pioggia dura e fumante, una pioggia che era sudore; un prorompere, un irrompere, un precipitare, d'acque, una sferza sugli occhi, una pioggia da inondare ogni altra pioggia, insieme col ricordo di tutte le altre piogge.

E mentre fuori continua a piovere a dirotto, l'acqua cade nelle mie orecchie, benché io stia cercando ancora chi fermerà questa dura pioggia. E forse sono stanco, forse annebbiato, ma sento che è giunto il momento di una resa. Deporre le armi e obbedire alla legge del più forte, a chi ha saputo costruire un riparo adeguato a trovare ristoro da questa pioggia che tutto bagna e che ci avvolge in una notte senza fine. Tutti sanno che la vita non è altro che una danza nel cratere d'un vulcano: erutterà, questo è certo, ma non sappiamo ancora quando! Piove, ma non c’è nemmeno una nuvola in cielo, adesso. Non è così, caro amico? Ora, tu hai sentito il rombo di un tuono, che ruggiva da avvertimento, hai sentito il fragore di un'onda tale da sommergere il mondo intero. Tu hai sentito la canzone di un poeta morente in un canale di scolo e hai sentito il suono di un clown che piangeva nel cortile, bagnando il suo bel costume cremisi. Hai mai visto la pioggia bagnarsi, forse? Ray ha scritto: verranno le dolci piogge, ed essendo un uomo entusiasta, un autentico whitmaniano non stento a crederlo, anche se questa vita non è solo Mardi Gras. Forse aveva ragione quel vecchio quando disse che il blues è una musica di acqua dolce e lacrime amare. È carne di pesce gatto grigliata e servita in salsa cajun. Qui potrai sentire suonare in lontananza una canzone di John Fogerty mentre un vecchio organo Vox sibila nelle retrovie e c'è aria di disfacimento, un po’ dappertutto. Ed è pioggia fina, quella che ti entra nelle ossa, fino a raggiungere il tuo intimo climax. Basta poggiarci sopra un paio di bicchieri e il più è fatto.  Il BLUES è la musica dell'anima, dicono. Ed è una musica caratterizzata dal fluire, di sentimenti rabbiosi, di note, così vicine e così lontane. È acqua calda, è palude di emozioni e ricordi.

La prima volta che ho ascoltato i Creedence non l'ho capito. Ho sentito che c'era qualcosa di essenziale, un sacro fuoco che entrava in me con potere salvifico e ancestrale. Come cassa e rullante che nessuno potrà mai fermare, come accordi invincibili. Come un pugno nello stomaco, come una manciata di canzoni senza tempo, che arriveranno dritte fino alla fine del mondo. John Fogerty urla e si dimena, ma è solo rock and roll, serve solo per distrarsi. Eppure che emozione, quanta passione nella sua voce, quanta verità nei suoi testi! È fuoco che entra nel profondo e brucia. Divampa! È la scintilla da cui irrompe una nuova fiamma di speranza. Catene, catene che stringono le anime passate, quelle che saranno e che siamo stati. È strano che nel nostro Paese, con tutto quello che succede, nessun artista abbia scritto un nuovo blues. Forse sono io che non sono capace di sentirlo, forse dovrei cercare tra le frequenze dell’hip hop. Dobbiamo abbandonare le chitarre, dobbiamo smettere le armoniche e le batterie e sposare il nuovo verbo della libertà e della religione. È politica, il blues oltre a un genere religioso, spirituale, è una musica politica e la politica la fanno solo i grandi. Grandi elettori per grandi coglioni, poco importa. Noi invece siamo piccoli roditori da cantina, nostalgici amanti di tango, di blues, country e rock and roll, qui nella Bayou Country! Perché ci sono musicisti che riescono a far uscire l'anima dalla punta delle dita. Uno di questi è di sicuro John Fogerty.

“Camminerò nel profondo della più nera foresta, dove la gente è tanta e le loro mani sono completamente vuote. Dove i proiettili avvelenati contaminano le loro acque, dove la casa nella valle incontra la umida e sudicia prigione. Dove il volto del boia è sempre ben celato, dove brutta è la fame e dimenticate son le anime. Dove nero è il colore e zero il numero, e lo dirò, lo penserò, lo pronuncerò, lo respirerò.”

(Bob Dylan)

martedì 17 novembre 2020

Aurora Borealis (It makes no difference)

Aurora Borealis (It makes no difference)

 Importante è l'attesa, non l'agio con cui aspettiamo. L'uomo paleolitico aspettava in caverne di comprendere la propria esistenza, mentre cacciava. I moderni aspettano in abbellite dimore, cercando di dimenticare morte e vita. Aspettiamo di comprendere che questa non è altro che la dorata eternità. Come un'onda sul levigato oceano della conoscenza. Ma non fa nessuna differenza, sai?

 Giorno e notte e ombra che muta in base al tremolio di una candela romana, la cui luce vibra e viene spostata del vento, mentre infuria la tempesta. Mi piace pensare che fuori da qui, da questo rifugio il mondo stia bruciando, ma non è così, non ci sono rivoluzioni lì fuori che valga la pena raccontare. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è racchiuso in noi stessi, ed è lì, solo in questo posto che risiede la vera cura. Il fato dell'umanità è dissolversi in una dorata eternità. Non sono pazzo, ho solo aperto gli occhi per un attimo, ma comunque non fa alcuna differenza. Pensare è proprio come non pensare. Agire è come restare fermi, immobili, specialmente ora, qui. Ogni azione è sospesa, sfugge da un ordine costituito. Il sole non splende più oggi. Qualcuno potrebbe bussare alla mia porta da un momento all'altro ed è in questa attesa che vivo il mio quotidiano. Non sono del tutto sereno, ma non posso certo dire di essere più preoccupato del solito.

Ricordo di aver avuto più timore quando mi spostavo di città in città, in abiti inadeguati, con una valigia di guai che non riuscivo a trasportare. Eppure eccomi qui, sono riuscito a schivare di tutto, anche il successo, anche la fortuna stessa. Ma non sfido i miei dei e non disturbo i miei demoni, perché stanno riposando, almeno loro se ne fregano, almeno loro si fanno matte risate mentre gozzovigliano e banchettano sopra questa tavola imbandita, di morte e distruzione. La mia splendida ricompensa è perduta, ma non me ne rammarico. Era solo un pesante e inutile fardello, e non fa molta differenza adesso, perché la luce si nasconde là dietro il crepuscolo. Non c'è tempo da perdere nell'azione e non c'è alcun movimento possibile che non sia un atto di rinuncia o di resistenza civile e passiva. È arrivato il momento di tornare a leggere e a studiare le antiche lettere che durante la nostra gioventù non abbiamo avuto il coraggio di spedire. Lo faremmo adesso, se ci fosse un postino, disposto a consegnarle. Ma non fa alcuna differenza, perché ora qui non ci sono più persone disposte ad ascoltare, a confrontarsi e a lottare. Siamo rimasti solo tu e io, antico amico, amato nemico del mio passato infausto. L’incanto è la vittima illustre del processo evolutivo conseguente all’assunzione della posizione eretta, o di contatto prolungato in questa fabbrica di contatto che è diventata la società odierna. Invecchiamo giorno per giorno, mentre trasciniamo a fatica la catena della libertà. Vibra il nostro essere sopra la vestigia che ogni giorno si assottiglia e che ci rende prigionieri e liberi nello stesso tempo. Scopriamo una realtà altra, quella della consapevolezza, oltre la nostra idea di io, oltre il mondo di idee che ci siamo imposti. L’essenzialità ci appartiene, e non è sempre una scelta. Il mondo si divide in due: quelli che corrono e quelli che ascoltano The Band. Abbiamo vissuto così tanto di mescolanze che alla fine ci siamo fatti piacere anche la salsa rosa. Ci siamo fatti andare bene di tutto in questi anni, e non parlo per forza di musica, cinema o arte. Di cosa vogliamo stupirci, adesso?

Importante è l'attesa, non l'agio con cui aspettiamo. L'uomo paleolitico aspettava in caverne di comprendere la propria esistenza, mentre cacciava.

Ma adesso tutto questo sembra aver perso d' importanza: perché adesso qualcuno potrebbe bussare alla mia porta da un momento all'altro ed è in questa attesa che vivo il mio quotidiano. Non sono del tutto sereno, ma non posso certo dire di essere più preoccupato del solito. Ricordo di aver avuto più timore quando mi spostavo di città in città, in abiti inadeguati, con una valigia di guai che non riuscivo a trasportare. Eppure eccomi qui, sono riuscito a schivare di tutto, anche il successo, anche la fortuna stessa. E non fa più alcuna differenza quello che sentiamo, che siamo e che pensiamo, qui e ora. Ci sono persone che hanno portato un nuovo spirito nel mondo. Hanno realmente aggiunto un tocco spirituale alla miscela che cambia tutti noi. Anche se voi non ve ne rendete conto, siete stati influenzati da queste persone. La loro essenza scorre attraverso il grande fiume della cultura. C’è gente in tutto il mondo che non sa chi sia Woody Guthrie, che non ha idea dell’impatto che hanno avuto personalità del calibro di Johnny Cash, che vedono nella popular music qualcosa di vago e non così determinante. Eppure per merito di artisti come Bob Dylan, Robbie Robertson o Van Morrison, le loro vite sono diventate migliori, grazie al loro impegno, alla devozione e all'arte che sono riusciti a imprimere in un testo, in una registrazione in studio o in una performance. Non ha importanza se si conosce bene la loro opera, se li abbiamo seguiti per una vita o per una notte sola, perché quando il loro flusso si arresta, terminando, allora è il momento in cui ti renderai conto che non c’è più quell’energia che permetterà di scrivere canzoni di quel tipo. L'unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi, ma nell'avere nuovi occhi. Non è né giorno né notte. È l'alba che viaggia a brevi onde al battito delle ali di un albatro. 

Adesso la croce del Sud splende su questa infinita Aurora Borealis. I suoni che mi giungono sono attutiti, rimbombanti, smorzati, come se i travagli dell'uomo si svolgessero sott'acqua. Sento la marea che si ritrae ma non ho paura di essere risucchiato, sento le onde che sciabordano ma non ho paura d'affogare. Cammino tra i relitti e i rottami del mondo, ma i miei piedi non sono contusi. Non c'è limite al cielo né divisione tra terra e mare. Mi muovo tra chiusa e orifizio con piede instabile, che scivola. Non annuso niente, non odo niente, non vedo niente, non avverto niente. Supino o prono, di fianco come il granchio o a spirale come un uccello, tutto è beatitudine vellutata e indifferente. 

 Adesso il sole non splende più e le piogge cadono sulla mia porta. Beh, ti amo così tanto, questo è tutto quello che posso fare. Solo per trattenermi dal dirtelo, che non mi sono mai sentito così solo prima.

(The Band "It Makes No Difference")

venerdì 6 novembre 2020

I fantasmi del sabato sera passato


"E adesso fremi fino al midollo, sognando di quei sabati ormai trascorsi. E poi inciampi nel cuore di questo sabato sera."  (Tom Waits)

Se non hai trascorso un sabato sera a Campobasso, Catanzaro, Riva Ligure o Caltanissetta, puoi anche dire di non aver mai trascorso un  VERO Sabato Sera Italiano. Così, per dirla un po’ alla Peter Bogdanovich! Perché in fondo la vera Italia, quella che batte e che si sbatte, non è di certo rappresentata da Roma, Milano, Torino o Napoli. Nossignore! 

La vera Italia è Ascoli Piceno, Avellino, Domodossola. Fatevelo dire da uno che a diciassette anni, viveva esclusivamente in funzione dell’uscita del sabato sera. Chi vi parla è lo stesso sbarbatello che non sapeva un cazzo di come si imbarca di sabato e che mai si è divertito e l’ha vissuto davvero fino in fondo. Sono passati quasi dieci anni da quando penso al fatto che il sabato sera è un’usanza superata e che sarebbe giusto realizzare un documentario sui relitti del sabato, come testamento per i posteri. Forse sto solo cercando il cuore del sabato sera, qui a Santa Maria del Cedro, su questa iconica riviera tirrenica. Vi faccio una domanda, alla quale tenterò di rispondere prima io. Per quale motivo, nell'anno del s'ignorante 2019, alla veneranda età di uno che non possiede neanche una veranda sotto cui riposare, dovrei preoccuparmi di come andrà a finire l’ennesimo sabato sera? Il sabato sera per quanto mi riguarda l'hanno inventato John Travolta, Max Pezzali e se siete più snob ed esterofili, Tom Waits. Il sabato sera è un concetto che non appartiene più a questa generazione, ma che continuano a propinarci, un po’ come Sanremo o come un varietà di Rai Uno. Non interessa a nessuno, però ce lo propongono lo stesso! Di fatto il sabato sera non esiste! E’ solo un tempo morto tra il venerdì, fattivo e lavorativo e la domenica delle salme caramellate! Manuel Agnelli, secoli prima di X Factor, diceva che i milanesi ammazzano il sabato. Probabile, ma invece che mi dite dei casertani, e dei brindisini? A proposito, ragazzi, fate un bel brindisi ogni tanto, specialmente in questo momento, ci vuole! Che poi, a volervela dire tutta, io un posto segreto per il mio sabato sera ce l’avrei anche, però adesso non so se voglio condividerlo con voi, ma sappiate che esiste un luogo, dalle nostre parti, vicino alla foce del fiume Lao, lì dove il mare si mescola con il fiume, così con la testa sul mare e il corpo in riposo, che descrive lontano una curva sopra una vasta regione e la coda perduta nella profondità dell’interno… lì c’è il posto dove è dolce trascorrere un sabato sera romantico.

"Ti fermi al rosso

riparti al verde

perché stanotte sarà qualcosa

di mai visto prima,

e poi corri lungo il corso

cercando il cuore del sabato sera." 


E adesso? Adesso stiamo andando incontro a una lunga notte e non abbiamo abbastanza scorte né una preparazione adeguata, ma non dobbiamo perderci d'animo perché questo mondo non è stato forgiato nell'ordine e nel rispetto delle Leggi divine. Questo mondo viene da caos e disordine e dal puro caso. Perciò danzate e ridete, di chi vi impone contegno, di chi vi dice che ci sono regole da rispettare. Vi svelo un segreto: non c'è alcuna catena che ci impone di attenerci alle regole. Siamo noi che da volontari ci mettiamo il collare e consegniamo la chiave. Lo chiamano lavoro, dovere, responsabilità. Alcuni, i più ridicoli, indossano addirittura una divisa con un cappello e una pistola d'ordinanza, per non sentire che rumore fa la mancanza di ordine, di regole e di giustizia. Per non sentire il rumore di fondo di questa notte in cui siamo sprofondati. Lo capisco bene, non tutti possono nascere gatti, non tutti sono destinati a una vita da spiriti nella notte, che viaggiano nella notte, trascinata dal fuoco dei loro peccati. Ma io ho visto angeli zingari, muoversi nella notte, come una di quelle epiche carovane. Non era un film di John Ford, era il nostro presente, tempestato da un cielo funesto. Poche speranze forse, ma con la voglia di proseguire il viaggio. La vita non finisce nel momento in cui smetti di credere e sperare. Sarebbe comodo, sarebbe facile. Prosegue dopo mille giorni di noia e di inadeguatezza, prosegue quando il grande amore è già svanito. La vita prosegue, quando meno te lo aspetti, mentre stai facendo zapping o stai scrollando il tuo dispositivo. La vita prosegue, quando le notifiche si accumulano su questo ennesimo inutile social studiato per farti vendere qualcosa che non ti serve, per farti comprare cose di cui non senti un reale bisogno. Ma la vita, questa dannata vita, prosegue. Per chi è felice e per chi vorrebbe solo farla finita, se non fosse per quell'istinto, per quel barbaglio di conservazione. Lo spirito di conservazione che ti fa andare avanti. Tirando la carretta, di errore in errore, di bolletta in bolletta. C'è qualcosa che ti impedisce di toccare il fondo. Forse non esiste davvero nessun fondo. Siamo equilibristi su un filo invisibile che ci fa andare avanti. Come una carovana che si ostina a proseguire il suo viaggio, diretto verso il Nulla. L'importante non è trovare destinazione, l’importante è stare in movimento. Siamo macchine imperfette fatte per scorreggiare e per soffrire. Così tra il sangue e le parole, tra tutte le cose che non abbiamo il coraggio di dirci direttamente, passiamo di giorno in giorno, nella ricerca vana di un senso, di un qualcosa che possa essere chiamata vita. Che possa farci dire: ecco, oggi sono questo. Oggi sono io! 

Dove voglio essere adesso, NUDO & Castro. Cast Away! Perché in fondo il sabato sera è una cosa d’altri tempi, un po’ come le atmosfere delle canzoni di Paolo Conte, del tipo che era una canzone che diceva e non diceva, l’orchestra si dondolava come un palmizio davanti a un mare venerato. E se ve lo dice uno che ha sempre adorato i Drifters, potete fidarvi! Vi chiedete ora se potete fidarvi? Vi rispondo che, beh sì, dovreste! 

Ti hanno pagato venerdì e le tue tasche tintinnano;

poi vedi quelle luci e ti senti formicolare

perché stai correndo su una sei cilindri

e cerchi il cuore del sabato sera. (Tom Waits)