The Wild, the Innocent and the Cosenza Shuffle
The Wild, the Innocent & the Cosenza Shuffle
Ci sono vite che, guardate da lontano, sembrano avere una trama precisa. Poi le si osserva meglio e la linea si spezza. Compaiono deviazioni, porte socchiuse, palchi improvvisati, stanze dove qualcuno scrive, qualcuno disegna, qualcuno accende una telecamera. Come in quei film in cui la realtà sembra sul punto di deragliare dentro un sogno, le figure arrivano da direzioni diverse e finiscono per trovarsi, almeno per un istante, nello stesso luogo.
Penso al circo di Wild Billy’s Circus Story di Bruce Springsteen. Non tanto al circo come spettacolo, quanto a quel suo modo di apparire nella notte come un piccolo mondo provvisorio: il tendone, le luci, i musicisti, i personaggi, le attrazioni. Un universo che si materializza, prende vita e poi riparte. È una delle immagini che meglio possono accompagnare questo secondo tempo, perché anche qui non c’è una sola scena. Ce ne sono molte. E soprattutto non c’è un solo linguaggio.
Dopo il primo tempo della performance individuale e della maschera di Peppario, la scrittura comincia a muoversi dentro una dimensione più collettiva. Il rapporto con i White Socks nasce attraverso l’ufficio stampa, la comunicazione e la partecipazione alla scena che circondava la band, con quelle incursioni sul palco che Peppario aveva già sperimentato anni prima con altri gruppi. La musica, prima ancora di diventare materia di scrittura, torna così a essere presenza fisica, ambiente, relazione. Un’altra tenda che si alza.
Poi arriva 2bePOP e l’incontro con Stefano Cuzzocrea. La scrittura trova una redazione e un contesto nel quale rap di nicchia, letteratura, rock e cultura popolare possono convivere. È qui che il territorio entra direttamente nella pagina: storie come Grosso guaio a Verbicaro o L’uomo che importò la Heineken a Marri (Lo zio della birra) portano in scena personaggi, luoghi e situazioni della Calabria più periferica, raccontati con uno sguardo che mescola cultura pop, cinema, musica e ironia. Accanto a loro prendono forma anche La Panda del Pollino e Il mio nome è Kevin Cipparrone e vivo a Fagnano Castello: pezzi in cui il paesaggio non è sfondo, ma materiale narrativo.
Con Roberto Gentili la parola incontra invece il disegno. Nascono progetti come La bambina dagli occhi pistacchio e The Wolf of Pietrafitta, dove racconto e illustrazione procedono insieme. È un altro passaggio: la storia può essere scritta, ma può anche essere guardata. Nel circo, accanto ai musicisti, entrano i figuranti e i ritrattisti.
Nell’orbita de La Lumaca Dischi, legata a Vladimir Costabile, Greco assume il ruolo di social media manager, occupandosi della comunicazione digitale e della promozione dei progetti dell’etichetta. Tra questi c’è anche il lancio e la promozione di videoclip, dischi, EP ed eventi live. La rete diventa così un altro luogo di lavoro, fatto di contenuti, immagini e circolazione.
La Lumaca Dischi è anche la realtà produttiva di Jumping Red Spiders, videoclip musicale diretto da Mauro Nigro per un brano bluegrass di Al The Coordinator, nel quale Greco interpreta il Meccanico. Successivamente, ancora con la regia di Mauro Nigro ma in una produzione distinta, arriva Immagini dal mondo di Andrea Rana, dove interpreta il personaggio di Mr. Yellow.
La scrittura passa anche attraverso Intertwine, il portale ideato da Luigi Maiello, esperienza nella quale il racconto diventa pratica collaborativa e la costruzione della storia coinvolge più autori.
Nel frattempo la musica d’autore prende una direzione diversa. Con la fondazione e la cura di Ascoltare Van Morrison, l’ascolto diventa ricerca. La scrittura si concentra sulla voce, sul respiro, sulla materia della registrazione e su quel rapporto quasi fisico che si crea tra chi esegue una canzone e chi la ascolta.
È significativo che proprio Van Morrison abbia interpretato Send in the Clowns, la canzone di Stephen Sondheim che porta con sé un immaginario teatrale fatto di ruoli, maschere e scene. Un’altra porta che si apre sullo stesso universo.
Nel 2026 questa traiettoria arriva anche alla ricerca sull’immagine con il ciclo di saggi di Planet Waves, L’immagine come materia per una nuova opera, dedicato alle immagini della memoria collettiva, alla loro trasformazione e al rapporto fra icone preesistenti e cultura digitale.
E poi, nel marzo del 2026, il passaggio torna a essere fisico. A Lamezia Terme, al pub Il Santo Bevitore, all’interno della rassegna Sound & Vision, Greco partecipa insieme a Francesco Sacco e Mauro Nigro (qui in veste di musicista-menestrello folk contemporaneo) a un appuntamento talk + live dedicato a Nebraska di Bruce Springsteen.
Il secondo atto rimane lì, ancora aperto. Il tendone non è stato smontato.
Tra suoni, parole, immagini e scene, il circo continua a spostarsi.
Un blog di Dario Greco


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