lunedì 28 dicembre 2020

Lunario Musicale del Lockdown - Interludio

 

Lunario Musicale del Lockdown - Interludio -


Domani potrete completare la distruzione del vostro mondo. Domani potrete cantare in paradiso sopra le rovine fumanti delle vostre città terrene. Stasera però vorrei pensare a un uomo, a un individuo solitario, a un uomo senza nome né paese, un uomo che io rispetto perché non ha assolutamente niente in comune con voi: me stesso. Stasera mediterò su ciò che io sono, su quello che sono stato per la maggior parte del tempo. 

Torno indietro, solo con la mente, ma è già qualcosa, mi lascio trasportare dal ricordo e uso come mezzo per spostarmi (oltre alla memoria) il suono, la voce e gli strumenti che mi hanno accompagnato, lungo questo viaggio, per strada. Procedo fino al punto esatto dove mi trovo ora, in questa stanza, di fronte a questo laptop, che tengo acceso anche più del giusto, come estensione totalizzante della mia persona. Si dice che sono solo oggetti, forse è vero, ma da come una persona tiene una macchina, uno smartphone, e perché no, un computer portatile, puoi capire tante cose, forse anche troppe..

E poi ci sono i feticci, quelle cose che devi portarti dietro, come l' inseparabile foto, ricordo di quando avevi tanti chili in meno, tanti, troppi capelli in più, ma anche una faccia da cazzo, quel ragazzino imberbe e impertinente, spavaldo e fiero. Ci sono io e questo immortale Walkman Sony, dove come afferma David Byrne in Come funziona la musica: una volta indossate le cuffie è possibile udire e apprezzare dettagli e finezze perché il materiale ritmico sopravvive splendidamente e resta intatto. Riesci e sentire il cantante che inspira o le dita sulle corde della chitarra. Perché a volte incontri un artista, un musicista, un poeta o un cantastorie, che ti aiuta a saltare, di brano in brano, d'accordo a disaccordo, da un punto esatto della tua vita. Dove non vorresti più trovarti, dove non saresti più in grado di resistere un momento di più. 

E questo sono io, a diciassette, ventidue, ventotto, trentacinque o dodici anni. 

II

E' veramente tosta. Ci provo, senza appunti e senza base di appoggio, del resto un buon capoerista deve saper stare in equilibrio su una nuvola di stupore e di sudore. C'è un momento mentre ci si scontra in cui si percepisce la vera essenza e la natura dell'avversario. Capisco più cose oggi, di quante ne avevo percepito mentre stavamo a contatto. Che cosa ci unisce al desiderio di felicità e stabilità. Io ho capito cosa sono. Un piccolo equilibrista di periferia, che costruisce e disfa, tutto ciò che ha creato durante il giorno che ha preceduto questo momento. Credo che il tempismo, sia nella vera natura delle cose. Ora sono come fluttuante, eppure non ho mai visto la vita più chiaramente come in questo preciso istante e non so a cosa di preciso sia dovuto, ma inizio ad amarmi e ad amare ogni cosa, come non ero stato capace di fare, quasi mai. Amo me stesso e tutto quello che mi circonda e divento ogni giorno che passa molto più comprensivo e tollerante, verso gli altri, verso gli affetti e quei legami che tengono uniti. Sarà l'energia della musica e del rock, sarà che il flusso scorre possente in me, come se fosse un fiume, che mi porta vicino a una cascata di impressioni, di ricordi e di sensazioni. E' una fase cosmica, che trascende il senso stesso della vita.

III

I suoi abiti sono sporchi, ma le mani sono pulite. Sei la cosa migliore che lui abbia visto. Desidero abbracciarti ora: mentre la notte è ancora all'inizio. (Bob Dylan)

Ci sono momenti in cui non percepisco alcuna sensazione e non è spiacevole. Paradossalmente riesco a respirare meglio, proprio in questo momento di ansia, di cardiopalma, ho trovato la mia misura, un paio di scarpe comode e un senso di equilibrio che per anni avevo cercato. Ho pensato di vivere dentro il mio sogno, perfetto e a misura del mio altro e altissimo sé. Capisco che proprio in tempi e momenti difficili si vede la grandezza di veri uomini. Io sono pensiero, io sono un essere capace di fluttuare e di rimbalzare, da frase a discussione, senza perdere la reale essenza del sé, semplicemente perché sono fatto di materia impalpabile e complessa. Sono un atomo perfetto, proprio perché esistente in uno spazio altro, dove c'è pulizia e solitudine. Amata solitudine, momento divino, dove un Fauno d'acqua dolce trova una brocca fatata entro cui dissetarsi della propria inconsistente natura. Vivo nel reame del pensiero e sono libero. Per la prima volta posso spiccare il volo, senza che nessuno mi dica cosa fare e cosa non fare, a che cosa devo pensare e cosa è pensiero. Tutto ciò che è giusto e quello che crediamo possa essere il senso di giustizia. Io sono. Esattamente ciò che desidero è. Il pensiero non può ammalarsi se non compie alcuna azione. Stiamo sperimentando un nuovo modo di vivere. Siamo dentro una grande matrice truccata, dove non ci sono sbocchi né è possibile uscire. L'essenza però è vivere liberi, come dentro un cubo di acciaio, dove non ci sono possibilità di scappare. Dentro questo universo altro, la vita pare si sia interrotta, non bloccata, e non vedo alcun virus, a parte quello che rende le persone timorose, di dover dimostrare di aver vissuto una vita che forse non desideravano. Io ho vissuto fino a questo momento nel pieno del disprezzo e della consapevolezza. Ho compiuto un percorso che mi aveva già allontanato da tutto, dagli amici, dai legami. La vita è molto più interessante di quanto non imponga la necessità, perché le forze che la governano non sono esclusivamente pragmatiche. Adesso mi sono liberato e sono riuscito a vincere, nella sconfitta e a perdere in un mondo di specchi e di sogni che viaggiano al contrario. Basterà saltare in uno specchio d'acqua per vivere di luce riflessa dentro il riverbero del nostro avvenire. Sono sopravvissuto a ogni stortura, inclusa la mia mente. La luce della mente potrebbe spegnersi, ma io non ho mai pensato di averne una. Quindi ora manderò un curriculum all'Enel, e cercherò di essere solo un Diogene che però invece di vivere dentro una botte di ferro, osserva la distruzione di un mondo antico, fatto di troppo metallo e di poco entusiasmo ed equilibrio.

IV


Illustrazione di Elena Artese

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