sabato 16 maggio 2020

TUNNEL OF LUZZI


TUNNEL OF LUZZI


C'è un nuovo giorno all'alba e sono finalmente arrivato. Se sarò qui domani mattina, baby, saprò di essere sopravvissuto.

Capitolo Uno: Gli effetti di Making Movies su giovani impressionabili menti

Mark Knopfler e in particolare Making Movies dei Dire Straits per me è il ricordo della scuola media G.B. Vico di Piazza Cappello. In particolare un collega di mio padre, originario di Luzzi. Ex calciatore e appassionato di musica. A bordo della sua Autobianchi A 112 blu scura, tornando a casa mi faceva ascoltare Edoardo Bennato, Pierangelo Bertoli, F. De Gregori e il suo amato De André. Ascoltavo estasiato, visto che ero abituato a Queen, Scorpions e Michael Jackson, a cui ci aggiungevo la visione delle trasmissioni di quella tettona di Emanuela Folliero. Era un altro mondo, un mondo migliore, c’è bisogno di dirlo? Perché, ok il pop e va benissimo anche la classifica di singoli più venduti, ma ascoltare un vecchio album di Edoardo Bennato, era come accendere un candelotto di dinamite dentro la testa di un ragazzino, perso tra sogni di Gloria e una provincia apatica e narcolettica. Vincenzo, si chiamava così, portava l’orecchino sul lobo sinistro e aveva alle spalle una discreta carriera di calciatore semi-professionista. Nel suo paese era considerato giustamente un’autentica leggenda, specialmente dai più giovani. Portava un carismatico giubbotto di pelle nera, consumato, ma tenuto bene, con il bavero alzato. Per me è stato fondamentale in termini di formazione musicale e di crescita, al pari di un John Fogerty o un Eric Burdon per i vari Bruce Springsteen, John Mellencamp e Tom Petty.
     Un giorno di quasi primavera Vincenzo mi disse: - Oj, Dariù! Ojhi ti fazzu sentiri ‘na cosa ‘na pocu diversa, ma secondo me ti piacia! Mise Making Movies versione musicassetta nel mangianastri e diede gas alla sua Autobianchi A 112 blu, la Mini del popolo. Fu così che ascoltai per la prime volte la maestria di Roy Bittan al piano. Non feci in tempo a rendermi conto di niente visto che Tunnel of love mi travolse come una stilettata a tradimento. Una cosa che può capitare se tieni la guardia abbassata in una rissa di paese, coi soliti vigliacchi gaglioffi armati di coltello a serramanico. Avevo provato una sensazione simile solo 3 volte, mai ascoltando musica. La prima quando vidi la ragazza più bella del paese in costume da bagno, al mare due anni prima. Aveva 16 anni lei e io ero troppo comico anche solo a ripensarci. La seconda era stata in moto con mio zio, che mi aveva portato una volta in giro per il paese, così per farmi provare il nuovo mezzaccio, come lo chiamava lui! La terza e fin lì ultima era stata al luna park, a una giostra per grandi. A ripensarci quella fu una bella strizza, anche se devo ammettere che la scarica di adrenalina mi piacque. Comunque sia, nulla di paragonabile all’effetto di Tunnel of love. Quale effetto vi starete chiedendo? Ve lo spiego io come funziona la musica per me. Nessun prodotto farmaceutico in circolazione può darti quella stessa scossa che ti dà la banda quando è al massimo! E' un delirio che cresce, senza apparenti effetti collaterali. Una delle sensazioni più belle che potrai provare al mondo, se sei un certo tipo di persona, ovviamente! Vincenzo mi guardava e sorrideva. Io ero stravolto e non mi sembrava nemmeno di essere a Taverna di Montalto Uffugo. Ero partito per la stratosfera in stile Guardiani della Galassia. Altro che Universo Marvel, altro che Masters of the Universe, Skeletor e He-Man: il mio supereroe sei tu, Vincé! Sì, ovviamente anche Mark Knopfler e i suoi Dire Straits non erano affatto male, ma il merito era stato tutto suo e io questo lo capivo benissimo. Ero già un tipo consapevole e sensibile, più al dolore che al piacere, ma questo non c’entra nulla, ora e qui. Perciò dato che finora non l’ho mai fatto, ti volevo ringraziare pubblicamente, Cenzì! Per avermi aperto il cervello quel giorno di quasi primavera e averci messo tutte quelle note e quegli arpeggi di chitarra, piano e fill di batteria, che ci stavano come il cacio sui maccheroni (che all'epoca mi facevano schifo, ammetto!)

C'è un leone sulla strada, c'è un demone sfuggito, ci sono un milione di sogni passati, c'è un panorama rapito, mentre la bellezza si nasconde e la vedo togliere le tende. Non vorrei, ma poi ancora, forse posso. Oh, se solo potessi trovarti stanotte.

Capitolo Due: Ascoltare Making Movies, oggi


C'è un buio diamante bianco nel lato oscuro di questa stanza, e un sentiero che conduce alle stelle.
Se non credi che ci sia un prezzo per questo dolce paradiso, ricordami di mostrarti le mie cicatrici.

Ascolto di tanto in tanto Mark Knopfler e i Dire Straits. E’ un tipo di musica che mi piace ancora molto, anche se sono cresciuto e ho visto e sentito tante cose, spesso cose di cui avrei fatto sinceramente a meno, ma tant’è! Dopo poco, rispetto a quel nastro di cui vi ho raccontato poco fa, tornai ai miei amati Queen, a Michael Jackson e alla classifica di quella bella tettona che conduceva un programma il sabato pomeriggio su Italia Uno. Ci misi parecchio per decidermi a riavvolgere il nastro e ad ascoltare cose del genere. Forse avevo paura di soffrire, di avere una passione troppo grande per la musica, ma è anche vero che non si può vivere solo di paure. A un certo punto subentrano desideri e tensioni sessuali. Fu in quel momento che iniziai ad ascoltare dischi come The Wild, the Innocent and The E Street Shuffle, Born to Run, Street-Legal e Highway 61 Revisited di Bob Dylan. Per un motivo del tutto inconscio ho sempre accostato questi autori e certe canzoni, per scoprire solo di recente il sottile, labile confine che separa Jungleland da Romeo and Juliet, Skateaway da Backstreets, oppure Where Are You Tonight da Incident of 57th street. Se è vero che tutto ruota attorno a William Shakespeare, c’è da dire che il primo teppista in giacca di pelle e con un pugno di classici nello zaino, letti e studiati, è stato sicuramente Bob Dylan. Ho amato questi dischi, questi autori di canzoni, anche in maniera eccessiva, ma è anche vero che niente e nessuno potrà restituirmi le sensazioni che ho provato quando ho ascoltato la prima volta Born to Run, Making Movies e Street-Legal. Si tratta di ricordi intimi, troppo personali, che certe volte ti abbandonano, per affiorare nei momenti di maggior sconforto e solitudine. La musica, quella che ha potere salvifico e che può cambiarti la vita, serve a questo. Per te sarà forse l’heavy metal, oppure il punk della prima ondata, per altri sarà di certo la New Wave, ma non grande importanza. E’ qualcosa di tuo, che forse, se sei stato fortunato, come me, potrai condividere con amici e persone che consideri tuoi simili. Quello che rende questi dischi speciali è l’interazione, il potere dell’immedesimazione. Uscire dal seminato per entrare nello scantinato dei sogni di un ragazzo annoiato di provincia, che forse aveva sogni uguali a tutti gli altri, ma non per questo meno importanti, da abbandonare per una giacca e cravatta e un posto fisso che ti fa mancare l’aria e ti riempie lo stomaco di antidepressivi. Il mio antidepressivo è la musica, la mia valvola di sfogo sono certe canzoni, certi autori e certe atmosfere, che mi fanno vivere e vedere cose che forse nemmeno esistono veramente. Come la diga di Tarsia che si trasforma magicamente negli scenari epici di Born to Run e della Highway 61 cantata, con furore agonistico e rabbia giovane, da un imberbe poeta elettrico di Duluth!

La verità era oscura, troppo profonda e troppo pura, e per viverla deve esplodere. Nell'ultimo momento del bisogno, noi tutti fummo d'accordo, il sacrificio era il codice della strada.

(*) Tutte le citazioni in corsivo grassetto sono tratte dal testo "Where Are You Tonight? (Journey Through Dark Heat)" di Bob Dylan, canzone che chiude l'album del 1978, Street-Legal.




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