Il nesso segreto tra il rock e il wrestling


Il nesso segreto tra il wrestling e il rock

Un tempo considerato un passatempo ruspante, uno spettacolo dal vivo per un pubblico genuino e strettamente popolare, oggi il wrestling ha conquistato una sua innegabile nobiltà pop e una dignità culturale che lo accosta alle grandi discipline del corpo, come la boxe o le arti marziali. Col passare degli anni, questo antico rito si è rivelato per ciò che è sempre stato: un grande romanzo visivo fatto di carne, sudore e pathos. Un universo che ha affascinato alcuni dei più interessanti autori della musica americana, da Bob Dylan a Bruce Springsteen, passando per Ramones, Misfits e Mountain Goats, fino a Billy Corgan. Nelle loro canzoni e nelle loro mitologie personali, il ring diventa il palcoscenico dove mettere a nudo la tragedia umana, il sacrificio fisico e la ricerca della gloria.

In Chronicles: Volume One, Bob Dylan racconta di aver incrociato Gorgeous George a metà anni Cinquanta, mentre suonava nella hall di un arsenale della Guardia Nazionale in Minnesota. Il re del biondo platino, che faceva spruzzare il ring con un profumo battezzato «Chanel No. 10», irruppe nella sala e, passandogli accanto, gli avrebbe fatto l’occhiolino mimando con le labbra: «Stai facendo prendere vita a tutto questo». Non è chiaro se sia andata proprio così: lo stesso Dylan ammette di non sapere se George abbia davvero pronunciato quelle parole, e aggiunge che non importa. Il valore dell’episodio va oltre la sua attendibilità. Inserendo un wrestler professionista nello stesso pantheon letterario e spirituale di Tucidide, Rimbaud e Woody Guthrie, Dylan riconosce al wrestling uno statuto culturale preciso. 

La maschera, il personaggio, la recita degli archetipi e il teatro della working class appartengono a un immaginario popolare che ha molto in comune con quello della musica.

Bruce Springsteen ne raccoglie soprattutto il lato più fisico e malinconico. Con «The Wrestler», scritta per l’omonimo film di Darren Aronofsky, il Boss racconta un uomo consumato dal proprio mestiere, un eroe di periferia che mette a repentaglio il corpo in cambio di pochi soldi e di un residuo di dignità. È una figura vicina ai meccanici, ai reduci e ai piloti di macchine truccate che popolano Darkness on the Edge of Town: uomini che inseguono una promessa di riscatto mentre la realtà presenta il conto. Il ring diventa così un altro luogo della mitologia springsteeniana, dove il sogno americano si misura con la fatica e il logoramento.

Una prospettiva diversa arriva dai Ramones, che nel 1995 inseriscono «The Crusher» nell’album ¡Adios Amigos!. La canzone, scritta da Dee Dee Ramone e Daniel Rey e già incisa da Dee Dee nel 1989 in versione rap, con il nome di Dee Dee King, racconta un aspirante lottatore deciso ad affrontare il Russian Bear al Madison Square Garden. Quando arriva il momento di salire sul ring, però, la paura prende il sopravvento e il protagonista si rifiuta di lasciare lo spogliatoio. Il tono scanzonato e l’energia punk non cancellano la piccola tragedia che si consuma dietro le quinte: il sogno della gloria si scontra con l’incapacità di sostenerne il prezzo. Anche attraverso l’ironia, il wrestling offre così una storia di ambizione, fragilità e fallimento.

Alla fine del 1999 i Misfits, leggendaria band horror punk, scelsero di legare il proprio nome al mondo del wrestling professionistico siglando un accordo con la WCW nel pieno della guerra degli ascolti televisivi. Il debutto sul ring della formazione dell’epoca (Jerry Only, Doyle Wolfgang von Frankenstein, Michale Graves e Dr. Chud) avvenne durante una puntata di Nitro sotto la spinta di Vampiro. Dopo l’addio degli Insane Clown Posse, Vampiro li scelse come alleati e guardie del corpo, assorbendo la loro estetica horror, i trucchi facciali e il logo del Crimson Ghost. 

L’incursione non si limitò alle apparizioni: Jerry Only combatté in prima persona e sconfisse Dr. Death Steve Williams in un incontro in gabbia d’acciaio. Nel backstage nacquero tensioni per la relazione tra Doyle e Gorgeous George, allora fidanzata di Macho Man Randy Savage, la cui gelosia patologica rischiò di sfociare in una rissa reale. L’avventura si interruppe poco prima di Starrcade, quando Only, colpito dall’assenza di tutele mediche, propose un sindacato dei wrestler. L’iniziativa indispettì i dirigenti WCW, che licenziarono il gruppo, chiudendo uno dei crossover più bizzarri e memorabili della televisione sportiva americana.

Il legame fra il ring e la scrittura musicale trova una delle sue espressioni più compiute in Beat the Champ, il concept album che i Mountain Goats pubblicano nel 2015. John Darnielle, tra le voci più originali dell’indie-rock americano, recupera il mondo dei circuiti regionali degli anni Settanta e Ottanta e trasforma i lottatori in personaggi tragici, sospesi fra identità pubblica e vita privata. In «Heel Turn 2», il linguaggio del wrestling diventa una metafora esistenziale: il momento in cui si decide di interpretare il cattivo (l’heel, nel gergo del ring), di cambiare ruolo e di accettare una parte scomoda pur di andare avanti. La finzione del ring acquista così una dimensione umana, fatta di compromessi e trasformazioni.

Questa attrazione non si esaurisce nelle canzoni. Billy Corgan, frontman degli Smashing Pumpkins, ha acquistato nel 2017 la storica federazione National Wrestling Alliance (NWA), portando nel wrestling il suo interesse per la costruzione di narrazioni complesse. Rivalità, personaggi e colpi di scena compongono una trama seriale che presenta più di un’affinità con la struttura di un album concettuale: ogni incontro è un episodio, ogni personaggio contribuisce a un racconto più ampio, ogni svolta modifica gli equilibri della storia. 

È forse proprio qui che il wrestling incontra più profondamente il rock d’autore.

Entrambi chiedono al pubblico di accettare una finzione pur conoscendone i meccanismi. I pugni sono calcolati, i personaggi costruiti, le canzoni scritte; eppure il dolore, la rabbia e il desiderio di riscatto che attraversano queste rappresentazioni possono essere autentici. Che si tratti di Gorgeous George, di un aspirante campione incapace di uscire dallo spogliatoio o di Bob Dylan con la Stratocaster al collo sul palco del Newport Folk Festival, il mito prende forma nel momento in cui qualcuno decide di crederci. Il ring e il palco condividono questa magia: trasformare la finzione in un’esperienza collettiva, capace di parlare della vita ben oltre i confini dello spettacolo.


IL SELVAGGIO, L'INNOCENTE E IL RIBELLE

Un blog di Dario Greco

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