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Visualizzazione dei post da agosto, 2026

Born To Run, oggi

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  Scrivere come Dylan, cantare come Orbison Born To Run, oggi. "Volevo fare un disco che avesse le parole di Bob Dylan e la musica di Phil Spector. Ciò che desideravo maggiormente però era cantare come Roy Orbison." Così Bruce Springsteen commenta le intenzioni del suo terzo disco, il primo vero successo commerciale della sua lunga carriera. Fin dalle sue prime note di Thunder Road l'album conquista l'ascoltatore, per merito di storie accompagnate da melodie accattivanti. La chiave tematica del lavoro sta tutta nella prima traccia, dove il protagonista propone alla propria partner di scappare da una vita vuota e povera di speranza. Le parole di Born To Run, che raramente si possono accostare a quelle di Dylan, rappresentano la ricerca del loro destino. In Born To Run il protagonista chiede se l'amore di lei è selvaggio, ma soprattutto se è vero. Tuttavia alla fine della corsa permane il senso di speranza, di poter un giorno camminare nel sole, nonostante la propr...

Il fantasma della polvere

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Il fantasma della Polvere (L'abitatore della soglia) Ci sono momenti in cui tutto quello che desideri è restare sdraiato su un letto, mentre fuori il clamore reclama una pausa ristoro dal vociare disturbante di chi ha voglia di bruciare e di fare baldoria. Tu invece desideri solo un momento di intima comunione. Per te la differenza la farà il singolo momento, quel single malt che risiede in ciascuno di noi. È qualcosa di ascetico che ti porta il più delle volte a sbagliare percorso, volontariamente, come quando ti aggiri ramingo e furtivo nella notte che avvolge ogni pensiero utile. Ma tu non hai pensieri utili da quando sei nato. Eri spinto da passioni, eri sostenuto dalla fede, dallo Spirito. Non quello legato alla religione. Non quello degli uomini di buon senso, di comunione. Ogni volta che vedo gente che si raduna che risponde a una chiamata, sento che c’è qualcosa di finto, di artificioso. Ho bisogno di misticismo, di entrare in una dimensione. Di chiamata che attende u...

A proposito di Autogrill di Guccini

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Autogrill di Francesco Guccini mostra un perfetto meccanismo narrativo in versi: un mini-racconto cinematografico capace di elevare una banale sosta autostradale a dramma dell’interiorità e della sospensione esistenziale. Al centro della composizione non c'è un evento reale, ma l’anatomia di un’illusione vissuta come totale fuga mentale. L’autogrill cessa di essere un mero punto di ristoro e si trasforma nel non-luogo sociologico e metafisico per eccellenza, un limbo fuori dal tempo simile a un episodio di Ai confini della realtà, in cui l’identità del protagonista si dissolve assumendo i tratti dello Straniero di Albert Camus. La narrazione imposta la scena attraverso un violento contrasto tra la dimensione intima del poeta e la freddezza standardizzata dell’ambiente. Fin dall’inizio, con la ragazza dietro al banco che mescola «birra chiara e Seven-up» mostrando un «sorriso da fossette e denti» da pubblicità, Guccini introduce l’elemento dell’artificio. Il volto della barista non ...