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A proposito di Nebraska di Springsteen

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Dall’abbondanza di The River alla desolazione di Nebraska Introduzione al saggio critico Quando The River esce nell’ottobre del 1980, Bruce Springsteen è già molto più di una rockstar di successo. È diventato, agli occhi di pubblico e critica, una sorta di cronista morale dell’America della working class, capace di tenere insieme l’energia euforica del rock’n’roll classico con una crescente consapevolezza sociale e narrativa. Il doppio album rappresenta il punto di massima espansione del suo universo: musicalmente variegato, emotivamente sovraccarico, tematicamente oscillante tra festa e disincanto, tra bar rumorosi e cucine silenziose, tra il desiderio di fuga e il peso delle responsabilità. È un disco che contiene tutto, forse troppo. Ed è proprio da questa abbondanza che nasce Nebraska . Come spesso accade nei momenti cruciali delle grandi carriere artistiche, il passo successivo non è l’amplificazione ma la sottrazione. Tra il 1981 e il 1982 Springsteen attraversa una fase di i...

Le strade di Springsteen

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È il 25 agosto 1975, Bruce Springsteen ha quasi 26 anni. "Born to Run", il suo terzo album, celebra la vita on the road, attraverso la voce e le speranze di due ragazzi in fuga verso un altrove che li condurrà a vivere una vita migliore. Ogni artista ha il suo feticcio, ma per certi artisti il feticcio è una vera e propria ossessione. Una missione da compiere e da portare a termine. A qualsiasi costo, da costa a costa. Perché c'è una promessa che va mantenuta, c'è un patto, spesso celebrato lungo il famoso crocevia del tempo e dello spazio. Nel caso di Bruce Springsteen ci sono solo due cose che contano davvero: la musica e l'asfalto. Come per altri celebri artisti - penso a Jack London, Bob Dylan o Jack Kerouac - il viaggio ha rappresentato tutto ciò che era davvero importante. E reale. Con Springsteen l'importanza di descrivere qualcosa di reale è fondamentale, quando non essenziale. In molti casi il successo di un artista è legato doppiamente al suo rappor...

Born in the U.S.A. oggi

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Born in the U.S.A. oggi   L'autore che diede alle stampe il suo settimo lavoro discografico era un artista già maturo e capace di spaziare molto in termini di scrittura musicale. Bruce Springsteen aveva quasi 35 anni, un'età che all'epoca lo collocava tra i musicisti maturi, secondo criteri che oggi non corrisponderebbero più a tale concetto, visto che viviamo un'epoca in cui si è sempre giovani, esordienti e con una carriera ancora da costruire. Springsteen però appartiene alla generazione dei baby boomer e si rivolge tendenzialmente alla X generation. Oggi Born in the Usa viene descritto come un successo senza precedenti, in termini retrospettivi e non. Sotto un punto di vista analitico siamo di fronte a una vera macchina da guerra dove la batteria di Max Weinberg è un'armatura invincibile, adatta per lanciare i traccianti di Roy Bittan alle tastiere e delle stesse scudisciate di Springsteen alla chitarra elettrica. Qui e lì, per l'ultima volta in quella d...

Devils & Dust, oggi

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Devils & Dust, oggi "Dopo l'evoluzione da rocker a icona americana, Bruce Springsteen sta sviluppando una nuova identità: quella di scrittore di racconti in musica. Il tono spesso è cupo, intriso di ricordi e di rimpianti." (Adam Sweeting, Uncut, giugno 2005) "L'unica divinità a cui si può aspirare è racchiusa nel cuore della nostra umanità. Quando esprimiamo la nostra pietà diamo voce a questa aspirazione. Ecco perché a volte là fuori è così spaventoso." Cercare una voce non ancora utilizzata è il manifesto poetico di questo lavoro di Bruce Springsteen, uscito in Europa il 26 aprile 2005. Devils & Dust è il 13esimo album in studio di Bruce e conclude l'ideale trilogia elettro-acustica iniziata con Nebraska nel 1982 e proseguita nel '95 con The Ghost of Tom Joad. A livello produttivo si tratta dell'opera più ispirata realizzata con Brendan O' Brien. Ed è anche il quarto disco in studio come solista nell'arco temporale di 13 ...

Tunnel Of Love, Oggi

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Tunnel Of Love, Oggi I temi portanti dell'album sono l'identità e l'amore. Chi sono? Dove sto andando? Dove finirò? Sto sperimentando l'ambivalenza delle relazioni, da sempre latente  nella mia vita psicologica. Le dodici tracce di Tunnel Of Love sono dichiarazioni d'amore notturne e sospiri che spezzano quel minaccioso silenzio che spesso cala in una coppia. È un disco fondato sulla dicotomia tra forza e debolezza, come il protagonista di uno degli episodi più riusciti del lavoro, Cautious Man, il quale ha tatuato sulla mano destra la parola amore e sulla sinistra invece la parola paura. Naturalmente è facile dedurre che dietro il personaggio di Bill Horton ci sia lo stesso Springsteen, senza troppo azzardo in termini di interpretazione.  È il fulcro e il cuore a livello tematico di tutto il disco e anche uno dei suoi episodi meglio riusciti. Max Weinberg sostiene che il punto è che non si tratta del primo disco solista di Springsteen, dato che sono tutti album sol...

Amata solitudine

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A Franco Battiato.    Domani potrete completare la distruzione del vostro mondo. Domani potrete cantare in paradiso sopra le rovine fumanti delle vostre città terrene. Stasera però vorrei pensare a un uomo, a un individuo solitario, a un uomo senza nome né paese, un uomo che io rispetto perché non ha assolutamente niente in comune con voi: me stesso. Stasera mediterò su ciò che io sono, su quello che sono stato per la maggior parte del tempo.  Torno indietro, solo con la mente, ma è già qualcosa, mi lascio trasportare dal ricordo e uso come mezzo per spostarmi (oltre alla memoria) il suono, la voce e gli strumenti che mi hanno accompagnato, lungo questo viaggio, per strada. Procedo fino al punto esatto dove mi trovo ora, in questa stanza, di fronte a questo laptop, che tengo acceso anche più del giusto, come estensione totalizzante della mia persona. Si dice che sono solo oggetti, forse è vero, ma da come una persona tiene una macchina, uno smartphone, e perché no, un com...

The Rhythm is Magic

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Dove un ritardo diventa una fenditura nel tempo   Il treno regionale per Lamezia ha quarantasette minuti di ritardo. Quarantasette, come i miei anni. Non è nemmeno un ritardo degno di nota, da queste parti. È una promessa mantenuta, un appuntamento con l'ovvio. In Calabria il tempo non scorre, sedimenta. Si deposita sui binari, sulle pensiline, nei bar delle stazioni dove la gente aspetta senza fretta perché ha smesso di credere agli orari come ipotesi. Entro nel bar della stazione. È uno di quei posti che esistono in ogni Sud d'Italia: bancone di formica color crema, macchina del caffè che sibila, frittura che impregna l'aria, calendari pubblicitari fermi a giugno. Dietro il banco un tipo sui cinquanta, maglietta polo sbiadita, sguardo di chi ha visto passare troppi ritardi per indignarsi ancora. Ordino un caffè. Lui lo prepara con quella lentezza che al Nord sarebbe maleducazione, qui è semplicemente temperatura ambiente. E poi succede. Dalle casse sopra il banco, tra un ...