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Partyzan, il Quarto Podere e altre storie

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Dai templi del rock al Quarto Podere: la scena locale (Capitolo tre) Giovanni era il team leader. Al 119 TIM le giornate scorrevano tra cuffie, telefonate, procedure e quella particolare forma di stanchezza che soltanto un call center riesce a produrre. Giovanni aveva un modo tutto suo di prendere le cose, anche quelle più assurde, e ogni tanto lasciava cadere la sua frase: «Così, pè provocà». Dario la raccolse. Era il 2009 e Dario Greco si occupava ancora di altro. Scriveva, sì, ma per passione. Aveva già iniziato a costruire quella figura che avrebbe preso il nome di Peppario e, proprio in quel periodo, stava mettendo in piedi Pè provocà. Era ancora un blogger dilettante, con la curiosità di chi sente di avere qualcosa da dire senza sapere ancora esattamente dove quella voce possa portarlo. A fine turno qualcuno disse che quella sera sarebbe andato al cinema a vedere Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino. Dario aveva un altro programma. Sarebbe andato alla Grange, un loca...

The Wild, the Innocent and the Cosenza Shuffle

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The Wild, the Innocent & the Cosenza Shuffle - Capitolo due Ci sono vite che, guardate da lontano, sembrano avere una trama precisa. Poi le si osserva meglio e la linea si spezza. Compaiono deviazioni, porte socchiuse, palchi improvvisati, stanze dove qualcuno scrive, qualcuno disegna, qualcuno accende una telecamera. Come in quei film in cui la realtà sembra sul punto di deragliare dentro un sogno, le figure arrivano da direzioni diverse e finiscono per trovarsi, almeno per un istante, nello stesso luogo. Penso al circo di Wild Billy’s Circus Story di Bruce Springsteen. Non tanto al circo come spettacolo, quanto a quel suo modo di apparire nella notte come un piccolo mondo provvisorio: il tendone, le luci, i musicisti, i personaggi, le attrazioni. Un universo che si materializza, prende vita e poi riparte. È una delle immagini che meglio possono accompagnare questo secondo tempo, perché anche qui non c’è una sola scena. Ce ne sono molte. E soprattutto non c’è un solo linguaggio. ...

Greeting from Piano dei Rossi, Italy

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GREETINGS FROM PIANO DEI ROSSI - CAPITOLO UNO Il concetto di Kairos nel greco antico non ha nulla a che vedere con lo scorrere lineare e geometrico del tempo scandito dall’orologio, che i greci chiamavano invece Chronos. Il Kairos è il tempo della qualità, l’istante perfetto e fuggevole in cui le circostanze si allineano in modo tale da offrire un’opportunità irripetibile che va colta al volo. Nella mitologia classica veniva raffigurato come un giovane alato con un lungo ciuffo di capelli sulla fronte e la nuca completamente calva, a simboleggiare che l'occasione può essere afferrata solo mentre viene incontro, perché una volta passata non c'è più modo di prenderla da dietro.  Nella vita di un uomo, riconoscere a posteriori di aver vissuto tre o quattro di questi episodi significa possedere una profonda consapevolezza interiore. Significa capire che, anche se non si sono capitalizzate quelle occasioni secondo i rigidi canoni moderni della massimizzazione forzata, le si è comunq...

A proposito del Nobel a Bob Dylan

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A proposito del Premio Nobel (10 anni dopo) L’introduzione di Bob Dylan nel dibattito sui criteri del Premio Nobel per la Letteratura resta uno dei nodi più affascinanti della storia culturale contemporanea. Analizzarne la vittoria del 2016 non significa soltanto celebrare un traguardo individuale, ma decifrare una transizione epistemologica che ha ridisegnato i confini della parola scritta e della sua ricezione.  La tesi secondo cui il verdetto di Stoccolma fosse già maturo da decenni trova conferma nelle dinamiche interne all’Accademia Svedese e nell’evoluzione del panorama editoriale e critico internazionale.  Al di là delle traiettorie di romanzieri monumentali come Saul Bellow, il caso Dylan si impone come un unicum metodologico: punto di convergenza tra la tradizione lirica classica e l’impatto transmediale della cultura popolare del Novecento.Le radici istituzionali di questo riconoscimento affondano nella metà degli anni Novanta.  Nel 1996 il professor Gordon Ball...

Bob Dylan negli anni '60: dalle subculture al Black Power

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Viaggio nel decennio d’oro di Bob Dylan, tra svolta elettrica, controculture, teorie delle subculture, Black Panther Party e movimenti neri. Un’analisi tra racconti e memoria personale che mostra come l’artista sia diventato un simbolo capace di attraversare politica, stili giovanili e trasformazioni sociali. Bob Dylan negli anni Sessanta dalle subculture al Black Power tra rivolte e immaginari politici Gli anni Sessanta non rappresentano soltanto il decennio in cui Bob Dylan rivoluziona il linguaggio della canzone, ma anche una fase cruciale in cui la sua figura diventa un punto di intersezione tra movimenti giovanili, subculture emergenti e tensioni politiche sempre più radicalizzate. Analizzare il ruolo di Dylan in questa costellazione richiede una prospettiva che superi la semplice storia della musica, perché le sue canzoni e il suo personaggio sono diventati segni, stili e codici riconoscibili da comunità molto diverse fra loro: dal folk revival bianco progressista del Greenwich V...

The Bob Dylan Blog : A Case Study

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THE BOB DYLAN BLOG -  A CASE STUDY Si sente ripetere spesso che Facebook sia una piattaforma in declino, che le pagine abbiano ormai perso gran parte della loro capacità di raggiungere il pubblico e che l'algoritmo renda quasi impossibile costruire una community organica senza investimenti pubblicitari. È una narrazione che contiene una parte di verità, ma che rischia anche di trasformarsi in un alibi. L'esperienza maturata negli ultimi anni con una pagina dedicata a Bob Dylan suggerisce infatti una lettura più sfumata e, per certi versi, sorprendente. Questo non è il racconto di un successo improvviso né il tentativo di proporre una formula magica per ottenere più visualizzazioni. Al contrario, è la storia di una crescita lenta, fatta di errori, tentativi, cambiamenti di rotta e piccoli miglioramenti progressivi. Una crescita che si è sviluppata nell'arco di cinque anni e che solo recentemente ha iniziato a produrre risultati davvero significativi. Per comprendere il cambi...

Born To Run, oggi

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  Scrivere come Dylan, cantare come Orbison Born To Run, oggi. "Volevo fare un disco che avesse le parole di Bob Dylan e la musica di Phil Spector. Ciò che desideravo maggiormente però era cantare come Roy Orbison." Così Bruce Springsteen commenta le intenzioni del suo terzo disco, il primo vero successo commerciale della sua lunga carriera. Fin dalle sue prime note di Thunder Road l'album conquista l'ascoltatore, per merito di storie accompagnate da melodie accattivanti. La chiave tematica del lavoro sta tutta nella prima traccia, dove il protagonista propone alla propria partner di scappare da una vita vuota e povera di speranza. Le parole di Born To Run, che raramente si possono accostare a quelle di Dylan, rappresentano la ricerca del loro destino. In Born To Run il protagonista chiede se l'amore di lei è selvaggio, ma soprattutto se è vero. Tuttavia alla fine della corsa permane il senso di speranza, di poter un giorno camminare nel sole, nonostante la propr...