Partyzan, il Quarto Podere e altre storie
Dai templi del rock al Quarto Podere: la scena locale (Capitolo tre)
Giovanni era il team leader. Al 119 TIM le giornate scorrevano tra cuffie, telefonate, procedure e quella particolare forma di stanchezza che soltanto un call center riesce a produrre. Giovanni aveva un modo tutto suo di prendere le cose, anche quelle più assurde, e ogni tanto lasciava cadere la sua frase: «Così, pè provocà».
Dario la raccolse. Era il 2009 e Dario Greco si occupava ancora di altro.
Scriveva, sì, ma per passione. Aveva già iniziato a costruire quella figura che
avrebbe preso il nome di Peppario e, proprio in quel periodo, stava mettendo in
piedi Pè provocà. Era ancora un blogger dilettante, con la curiosità di chi
sente di avere qualcosa da dire senza sapere ancora esattamente dove quella
voce possa portarlo.
A fine turno qualcuno disse che quella sera sarebbe andato al cinema a
vedere Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino. Dario aveva un altro
programma. Sarebbe andato alla Grange, un locale che tutti continuavano a
chiamare Partyzan, mentre le serate avevano ormai assunto il nome di Always
Never Again.
C'erano Fabio Nirta, Mauro Nigro e altri volti di quella piccola scena
culturale e musicale che si muoveva allora tra locali, concerti, riviste, blog
e conversazioni destinate a proseguire molto oltre la notte. Ed è lì che Dario
incontra Stefano Cuzzocrea, il Cuzzo.
Cuzzocrea, in quel momento, ha già un piede dentro un mondo che per Dario è
ancora da conquistare. Collabora con riviste come Max e Rolling Stone
Italia. Conosce i meccanismi della comunicazione, della scrittura online,
della costruzione di un progetto editoriale. Dario invece sta ancora cercando
la propria forma, alternando il lavoro alla necessità quasi fisica di scrivere.
L'incontro con il Cuzzo diventa così uno di quei passaggi che, guardati
molti anni dopo, sembrano più importanti di quanto apparissero allora.
Dario continua a scrivere per passione e fonda Pè provocà. È Dario Greco, ma tutti lo conoscono come Peppario, e il blog diventa uno spazio nel quale far entrare persone, idee, provocazioni, musica, cinema e tutto ciò che non trova posto nella vita ordinaria. A un certo punto è lui a ospitare il Cuzzo. Gli apre una porta dentro quel piccolo mondo che sta costruendo. Più avanti sarà Cuzzocrea a restituire il favore.
Nel frattempo Dario comincia a trasformare quella passione in un mestiere.
Nel 2012 collabora con Internet & Idee a diversi progetti editoriali che
all'epoca stavano emergendo e che oggi, nella linea temporale del web, sono in
gran parte scomparsi. Scrive di cinema, musica, libri, viaggi ed economia. È un
passaggio importante perché segna l'uscita dalla dimensione puramente
amatoriale: la scrittura comincia a diventare una competenza spendibile, un
lavoro, una forma professionale.
E quando, qualche anno dopo, Cuzzocrea darà vita a 2bePOP.it, il rapporto
nato quella sera alla Grange troverà una nuova forma. 2bePOP è la creatura del
Cuzzo, un progetto personale costruito come blogzine e piattaforma culturale,
destinato a diventare una delle piazze più interessanti della scena calabrese.
Tra il 2013 e il 2017 Dario Greco vi depositerà oltre una dozzina di testi,
entrando a sua volta in una rete editoriale sempre più ampia.
Ma per capire quella traiettoria bisogna tornare ai luoghi in cui la scrittura di Dario ha trovato le proprie università non ufficiali. La prima è la grande scuola della saggistica musicale. Da una parte c'è Maggie's Farm, storico portale italiano dedicato a Bob Dylan e punto di riferimento per una generazione di appassionati che ha imparato a considerare la dylanologia come una disciplina fatta di ascolto, ricerca, traduzione, confronto e memoria.
Dall'altra c'è Badlands.it , il territorio italiano consacrato a Bruce Springsteen, dove la passione per il rock d'autore diventa archivio, discussione e produzione critica. Ed è dentro questi spazi che Dario costruisce progressivamente la propria voce saggistica. Non si limita alla recensione del disco o alla celebrazione dell'artista. Cerca i testi, le fonti, i contesti, le connessioni storiche e letterarie.
La musica diventa una materia da attraversare. Su Badlands.it arrivano saggi come Born in the U.S.A. oggi, Lucky Town, oggi, Tunnel Of Love, oggi, The Promise: realtà vs fiction, Letter To You alla vecchia America springsteeniana, insieme a interventi più brevi, le cosiddette “Pillole Springsteeniane”, dedicate a brani come Kitty's Back, Rosalita e Thundercrack.
È una scrittura che parte dal rock per arrivare altrove. Alla storia culturale, alla letteratura, al cinema, alla memoria collettiva. Ed è proprio questa inclinazione a permettere a Dario di uscire progressivamente dal recinto della critica musicale. La crescita professionale passa infatti attraverso una quantità di collaborazioni che, messe una accanto all'altra, raccontano una geografia editoriale molto più ampia.
Con Delos Books e ThrillerMagazine.it arriva Prima dei calci di rigore: il calcio nel giallo. Su SherlockMagazine.it e Giallo a 360° scrive Sport e gialli: i libri e i film ambientati sul terreno da gioco. Su LaVoceDiImperia.it affronta il rapporto tra Bob Dylan, Columbia Records e controcultura degli anni Sessanta. La scrittura cambia ancora registro su La Gazzetta di Lucca, dove il parallelismo tra poker, bluff, solitudine e icone del rock permette di costruire un'altra forma di racconto culturale. Poi arriverà il cinema d'autore. Per LUXURY prêt-à-porter scrive di Aaron Sorkin e Don Siegel nel saggio Sorkin e Siegel: il fortunato filone del cinema biografico d'autore e affronta Persona di Ingmar Bergman attraverso il tema del volto nascosto dell'identità.
Sono territori differenti, ma la mano resta la stessa. Cambiano gli
oggetti, non cambia la necessità di cercare sotto la superficie.
Anche l'attività su PerSempreNews.it rientra in questa evoluzione.
La dimensione del pubblicista si consolida, mentre la scrittura mantiene due
direttrici precise. Da una parte la musica, con Neil Young, Bob Dylan, Dire Straits, Tom Waits e il classic rock affrontato attraverso una lettura storica e
filologica. Dall'altra il calcio, raccontato non attraverso la tattica, ma
attraverso le storie, le icone, il cinema, la memoria generazionale e quella
cultura popolare che Nick Hornby aveva trasformato in letteratura con Febbre
a 90°.
Parallelamente esiste un altro territorio, più libero e più vicino alla narrativa. È quello di The Clerks. Qui le diverse identità di Dario possono finalmente convivere e ricombinarsi. Il cinema, la letteratura, il lavoro, la satira, la cultura popolare e quella particolare vena di assurdo che aveva trovato una prima casa in Peppario diventano materiali di una scrittura meno vincolata ai codici della saggistica.
Su Quarto Podere la critica cinematografica prende strade imprevedibili. Arriva Dite a Villeneuve che lo saluta Schumacher!, insieme alle incursioni dentro Dune, Nietzsche e perfino alla storia del povero asino parcheggiato. Arrivano le monografie dedicate a David Lynch e Wim Wenders, il passaggio attraverso Henry David Thoreau e, ancora una volta, Bob Dylan, osservato attraverso il cinema come veicolo di una condizione profondamente umana: il fallimento.
La scrittura si sposta dentro il call center, nei meccanismi psicologici del lavoro contemporaneo, nella vita dei commessi, nell'alienazione postmoderna. Quello che era stato il luogo della telefonata e della provocazione torna trasformato in materia narrativa. Il 119 da cui tutto era cominciato non è più soltanto un posto di lavoro. È diventato un archivio umano.
Ma la curiosità enciclopedica non si ferma ai padri nobili della saggistica dylaniana. Trova una sponda fondamentale nell'archivio attivo di 2bepop.it, dove tra il 2013 e il 2017 la firma di Dario Greco ha depositato oltre una dozzina di testi-manifesto. Su questa piattaforma, la pancia concettuale de Le origini del male e lo spettro satirico di Peppario escono allo scoperto. La saggistica rock si incarna in pezzi monumentali come Born to run – Tutte le strade di Bruce Springsteen o nell'evocativo Like a Virgin, una guida alla produzione discografica ambientata nella New York fumosa del 1972.
È un contenitore obliquo e affilato dove la critica musicale si sporca con il cinismo quotidiano: se in E una dura pioggia cadrà la poesia di Dylan incrocia Richie Havens, in The stars are out tonight il mito di David Bowie si scontra con il frigo di casa che non si sbrina da solo. Le incursioni satiriche diventano sociologia urbana nelle Lezioni spirituali per giovani hipster #79 o nel crossover Peppario feat Jerry Polemica dedicato alle citazioni errate sui social network.
Dai dialoghi nevrotici di L'apparecchio
giusto fino agli esperimenti narrativi di The Wolf of Pietrafitta,
aperto dal monito di Hesse sul non prendersi mai sul serio, e alle radici
calabresi di Grosso guaio a Verbicaro, la scrittura su 2bePOP testimonia
la capacità unica di Greco di muoversi tra “Stati di Coscienza”, citazioni di
Palahniuk, puro storytelling del territorio.
2bePOP, però, non è soltanto un luogo virtuale.
È il progetto costruito da Stefano Cuzzocrea, il Cuzzo incontrato anni prima alla Grange. È una creatura editoriale che prende corpo in Calabria e diventa anche uno spazio fisico, una piazza culturale. Paola diventa così uno dei punti della geografia di Dario. Il 2bePOP Fest, Brunnen Bier, Lido La Calura, 2bePUZZLE – Uniamo i Pezzi. L'attività si allarga, assumendo quella dimensione di agitatore culturale che non coincide esclusivamente con la scrittura. A quel punto le strade sono molte, pur provenendo sempre dalla stessa origine.
C'è il Dario che entra nei luoghi della dylanologia e costruisce la propria autorevolezza attraverso l'archivio e la ricerca. C'è l'autore che attraversa la saggistica di Delos Books e il cinema d'autore di LUXURY. C'è il critico cinematografico dei Clerks, il narratore del lavoro e il satirico di Peppario. C'è il pubblicista di Street-Legal. E c'è l'agitatore culturale che torna alla dimensione fisica della piazza e degli eventi dal vivo. Organizza anche dj set al Cafè Librerie e una rassegna di cinema chiamata GOMORRA E I SUOI FRATELLI per il comune di San Benedetto Ullano. La rassegna di film sarà uno dei suoi più grandi flop: una delusione che però sotto certi punti di vista lo aiuterà a capire meglio certi meccanismi e alcuni passaggi a vuoto.
La geografia segreta della parola scritta è fatta anche di questo: luoghi che sembrano separati e che invece, guardati a distanza, finiscono per comporre una sola mappa. E tutto, almeno questa volta, comincia da una sera del 2009, da un turno al 119, da un «Così, pè provocà» e da una serata alla Grange dove Dario Greco incontra il Cuzzo.
IL SELVAGGIO, L'INNOCENTE E IL RIBELLE


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