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Visualizzazione dei post da dicembre, 2025

E' pura magia, Johnny!

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  E' PURA MAGIA, JOHNNY! Bisogna che gli uomini acquisiscano una visione totale che li accomuni per ottenere risultati. Non basta schioccare le dita a tempo e dire: andrà così, se non c'è una formula magica non riesci a vendere nemmeno una bibita gassata, in questo strano vecchio mondo. Serve qualcosa di più per vivere il tempo, per capire come gira questo motore a ottani, che certe volte non ne vuole proprio sapere di marciare per il verso giusto. È un viaggio onirico di sola andata, quello che conduce al percorso della consapevolezza. Oltre i limiti stessi del tempo, del corpo e delle emozioni. C'è un sogno in questo percorso, c'è un'anima che spinge e poi c’è un prezzo da pagare. Tutti noi siamo sospinti da uno scopo: qualcosa di ancestrale e nobile, che non sappiamo comprendere né spiegare, ma che brucia dentro noi; quegli informi esseri che popolavano un tempo questa terra. È uno scopo: come un bagliore dorato di ciò che dovrebbe essere. È pura magia . Un r...

Bob Dylan negli anni '60: dalle subculture al Black Power

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Viaggio nel decennio d’oro di Bob Dylan, tra svolta elettrica, controculture, teorie delle subculture, Black Panther Party e movimenti neri. Un’analisi tra racconti e memoria personale che mostra come l’artista sia diventato un simbolo capace di attraversare politica, stili giovanili e trasformazioni sociali. Bob Dylan negli anni Sessanta dalle subculture al Black Power tra rivolte e immaginari politici Gli anni Sessanta non rappresentano soltanto il decennio in cui Bob Dylan rivoluziona il linguaggio della canzone, ma anche una fase cruciale in cui la sua figura diventa un punto di intersezione tra movimenti giovanili, subculture emergenti e tensioni politiche sempre più radicalizzate. Analizzare il ruolo di Dylan in questa costellazione richiede una prospettiva che superi la semplice storia della musica, perché le sue canzoni e il suo personaggio sono diventati segni, stili e codici riconoscibili da comunità molto diverse fra loro: dal folk revival bianco progressista del Greenwich V...

You’ll Never Walk Alone: i cori da stadio nel calcio

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You’ll Never Walk Alone: storia sociologica dei cori da stadio nel calcio Il canto è la forma più immediata attraverso cui una comunità calcistica si racconta, si riconosce e si rinnova. È un gesto antropologico, un rituale collettivo in cui la voce supera il singolo individuo e diventa massa sonora, vibrazione che definisce l’identità di un gruppo. I cori da stadio, spesso descritti come semplice folklore o rumore di fondo, rappresentano invece una lente preziosa con cui osservare dinamiche sociali, stratificazioni culturali e trasformazioni collettive. La curva diventa un laboratorio antropologico a cielo aperto, uno spazio dove si costruiscono appartenenze e si rinegoziano tradizioni. È il luogo dove la musica incontra la sociologia, perché il coro da stadio non è mai solo canto, ma un atto performativo che definisce chi appartiene e chi no. Il fenomeno ultras, con le sue ritualità, i suoi linguaggi e le sue estetiche, incarna questa tensione tra individuo e collettività, mostrando ...

Good As I Been to You, Nebraska e Real Gone: il cuore nudo dell'America

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Into the Great Wide Open: il cuore nudo della canzone americana d'autore Nel cuore inquieto dell’America del dopoguerra, quando le strade sembravano spalancarsi come promesse e le città ribollivano di un’energia nuova e irriducibile, tre artisti emersero come voci imprescindibili di un Paese che cercava ancora di capire se stesso. Bob Dylan, Tom Waits e Bruce Springsteen non appartengono alla Beat Generation per collocazione anagrafica o cronologica, eppure ne sono figli spirituali. Nel loro modo di raccontare il mondo, negli angoli che scelgono di illuminare, nelle ferite che provano a rimarginare cantando, aleggia la stessa fame di libertà che animò Jack Kerouac mentre riempiva di parole i taccuini consumati dei suoi viaggi. È come se ogni chilometro percorso dal protagonista di On the Road avesse a un certo punto deviato verso le loro canzoni e lì si fosse fermato, trovando finalmente una casa. Kerouac, con il suo stile febbrile e viscerale, insegnò che la vita non va soltanto ...