Post

Visualizzazione dei post da 2026

I WON’T BACK DOWN

Immagine
Dedicato a Tom Petty  Come canta Bob Dylan: "Otello chiede una coperta. Chiede anche del vino avvelenato. Lei dice che l'ha già bevuto. Raddrizza le cose, ragazzo. Le ciliegie cadono sempre fuori dal piatto." E allora capisci che nessuno sistema davvero niente. Si raccoglie solo quello che cade. Sempre. Ogni cazzo di volta. Devo molto a Tom Petty e non ho nessuna difficoltà ad ammetterlo. Un uomo basso, magro, biondo, con quella faccia da uno che ne ha viste troppe ma non si è ancora rotto le palle di stare al mondo. Uno che non si è piegato. Mai. I won't back down. Non mi tirerò indietro. Neanche davanti ai cancelli dell'inferno. Soprattutto davanti ai cancelli dell'inferno. E se non capite la differenza tra le due cose, chiudete questa pagina e andate a guardare Amici di Maria De Filippi che è meglio per tutti. Sapete qual è la vera differenza tra me, Elvis, Roy Orbison e Tom Petty? Ce ne sono tante, lo so benissimo, ma vi ho fatto una domanda specifica. La ...

A proposito di Nebraska di Springsteen

Immagine
Dall’abbondanza di The River alla desolazione di Nebraska Introduzione al saggio critico Quando The River esce nell’ottobre del 1980, Bruce Springsteen è già molto più di una rockstar di successo. È diventato, agli occhi di pubblico e critica, una sorta di cronista morale dell’America della working class, capace di tenere insieme l’energia euforica del rock’n’roll classico con una crescente consapevolezza sociale e narrativa. Il doppio album rappresenta il punto di massima espansione del suo universo: musicalmente variegato, emotivamente sovraccarico, tematicamente oscillante tra festa e disincanto, tra bar rumorosi e cucine silenziose, tra il desiderio di fuga e il peso delle responsabilità. È un disco che contiene tutto, forse troppo. Ed è proprio da questa abbondanza che nasce Nebraska . Come spesso accade nei momenti cruciali delle grandi carriere artistiche, il passo successivo non è l’amplificazione ma la sottrazione. Tra il 1981 e il 1982 Springsteen attraversa una fase di i...

Biopic musicali: Springsteen, Dylan Cash e gli altri

Immagine
Perché i biopic musicali non riescono a raccontare i loro artisti Il biopic musicale contemporaneo nasce da un paradosso che raramente viene messo a fuoco in modo critico. Da un lato pretende di raccontare la vita di artisti che hanno costruito la propria grandezza sull’ambiguità, sulla contraddizione, sul mutamento continuo; dall’altro lo fa attraverso una forma narrativa che richiede coerenza, linearità, progressione psicologica e chiusura simbolica. Il risultato è quasi sempre una riduzione: non tanto una falsificazione dei fatti, quanto una semplificazione del senso. Il recente film biografico dedicato a Bruce Springsteen si colloca pienamente dentro questa tensione. È un’opera curata, rispettosa, spesso emotivamente efficace, ma anche profondamente sintomatica dei limiti del genere. Sotto molti punti di vista si può considerare un anti-biopic, motivo per cui lo spunto riflessivo e l'analisi dei film dedicati a musicisti e cantanti, appare ancora più attinente e centrale. Sprin...