giovedì 21 luglio 2022

Ascoltando Veedon Fleece

Veedon Fleece (1974)

-        Proemio

Non è mai leggera né facile la tenerezza. Secondo un modo di pensare convenzionale, è più semplice scrivere di argomenti che ci appartengono e che ci stanno maggiormente a cuore. Ritengo sia un luogo comune da sfatare.

Non è semplice scrivere oggi di un disco come Veedon Fleece. Per la verità non è stato semplice neppure giudicarlo nel 1974, anno della sua pubblicazione. Ne sa qualcosa il critico di Rolling Stone, Jim Miller, che suo malgrado è diventato famoso per aver scritto una delle cose più scriteriate, faziose e fuori fuoco di sempre. Bisogna riconoscere che scrivere di un artista come Van Morrison non è così semplice, nemmeno per chi sostiene che si tratti di uno degli artisti maggiori e più influenti della sua epoca. Ancora più complesso diventa analizzare un lavoro come questo, che in un certo modo si può accostare al suo capolavoro assoluto, Astral Weeks. In effetti sono quattro i dischi da non perdere per chi vuole conoscere Morrison, senza affrontare per forza l'intera produzione musicale. I quattro album rispondono al nome del già citato Astral Weeks del 1968, Veedon Fleece del 1974, Common One del 1980 e No Guru, No Method, No Teacher del 1986. 

-        Invocazione

Veedon Fleece è l'ottavo album in studio del cantautore nordirlandese Van Morrison, pubblicato il 5 ottobre 1974. Morrison ha registrato l'album poco dopo il divorzio dalla moglie Janet (Planet) Rigsbee. Con il suo matrimonio ormai alle spalle, il cantautore visitò l'Irlanda in vacanza per trovare nuova ispirazione, arrivando il 20 ottobre 1973, assieme alla fidanzata Carol Guida. Mentre era lì scrisse, in meno di tre settimane, le canzoni incluse nell'album, fatta eccezione per "Bulbs", "Country Fair" e "Come Here My Love". I testi, composti attraverso la tecnica del flusso di coscienza, lo rendono accostabile per certi versi ad Astral Weeks, ma in effetti in questa occasione è evidente come l’impianto musicale sia in debito verso atmosfere celtiche, principalmente acustiche e se vogliamo più essenziali, rispetto al lavoro del 1968. Non è un caso se la critica più attenta parlerà di capolavoro dimenticato, realizzato con maggiore consapevolezza e maturità, nel canone del suo autore. Durante i mesi estivi del 1973, Morrison aveva intrapreso un tour di tre mesi con la sua band di undici elementi, la Caledonia Soul Orchestra. Sebbene i concerti e l'album dal vivo, It's Too Late to Stop Now, siano diventati famosi per Morrison, fotografandolo in uno stato di grazia, il tour è stato fisicamente ed emotivamente estenuante. Morrison decide di prendersi una vacanza, tornando in Irlanda dopo un'assenza di sei anni per registrare un programma televisivo nazionale. Dopo aver affrontato la procedura di divorzio, Morrison era ora accompagnato dalla sua nuova fidanzata. La vacanza durò quasi tre settimane durante le quali visitò solo la parte meridionale dell'isola e non si avventurò nella sua nativa Irlanda del Nord per motivi di sicurezza, vista la situazione turbolenta di Belfast. Nel 1978 Van Morrison ha ricordato di aver registrato le canzoni quattro settimane dopo averle scritte: "Veedon Fleece era un gruppo di canzoni che ho scritto e registrato quattro settimane dopo averle composte. Quando fai un album scrivi alcuni brani; potresti avere quattro canzoni e forse ne scrivi altre due, improvvisamente hai abbastanza canzoni per un album." Secondo il batterista Dahaud Shaar, le tracce sono state stabilite in modo molto informale. Il bassista David Hayes afferma che: "Ogni sera per una settimana è arrivato con due o tre nuovi brani e abbiamo iniziato a suonare con lui, senza troppe indicazioni, in modo semplice e diretto". Jim Rothermel ha ricordato che durante le registrazioni dell'album in California le canzoni erano spesso la prima take e che i membri della band a volte non avevano sentito i brani in precedenza. Gli archi e i legni sono stati arrangiati da Jef Labes in uno studio di New York. La canzone "Come Here My Love" è stata composta durante le incisioni, mentre "Country Fair" proviene direttamente dal periodo di Hard Nose the Highway. "Bulbs" e "Cul de Sac" furono editate a New York con musicisti con cui Morrison non aveva mai lavorato prima: il chitarrista John Tropea, il bassista Joe Macho e il batterista Allen Schwarzberg. L’approccio è molto più rock e pimpante, rispetto al nucleo dei pezzi che caratterizzano l’album. "Veedon Fleece inaugura un periodo di crescente fiducia poetica, con una Musa che pur operando attraverso il flusso di coscienza, è sotto il controllo del paroliere". Le canzoni, registrate nell'album, sono state influenzate dal suo viaggio in Irlanda nel 1973 ed era la sua prima visita da quando aveva lasciato Belfast nel 1967. 

Secondo il biografo Erik Hage: "Veedon Fleece da un punto di vista lirico, mostra maturità, rinnovata fiducia poetica e un cenno diretto alle effettive influenze letterarie." Hage commenta inoltre che musicalmente "può essere visto come un album compagno di Astral Weeks. Le trame musicali morbide e complesse (supportate dall’utilizzo dei flauti e di altri legni) sono quanto di più simile si possa ascoltare in relazione al disco del 1968."

-        La spiegazione del disco

La traccia di apertura, "Fair Play" prende il titolo da un amico di Van Morrison: Donall Corvin, il quale in una espressione colloquiale era solito ripetere “fair play to you” come complimento ironico. È una ballata in 3/4 dove vengono citati i nomi di Oscar Wilde, Edgar Allan Poe e Henry David Thoreau. Secondo l’autore deriva "da ciò che mi passava per la testa" e segna un ritorno alla scrittura realizzato attraverso la formula del flusso di coscienza, già utilizzato in alcune tracce degli album precedenti. "Linden Arden Stole the Highlights" prosegue con "Who Was That Masked Man" (cantata in falsetto) sostenuta da un impianto fortemente lirico, melodico ed evocativo. La trama riguarda un mitologico espatriato irlandese che vive a San Francisco, il quale una volta messo alle strette, diventa violento e poi si nasconde, "vivendo con una pistola". Un riferimento esplicito alla serie tv, The Lone Ranger. Morrison ha descritto l'antieroe Linden Arden come "l'immagine di un immigrato irlandese che vive a San Francisco – un tipo molto duro. "Streets of Arklow" descrive una giornata perfetta nella "terra verde di Dio" ed è un omaggio alla contea di Wicklow, visitata durante la permanenza irlandese dell’autore proprio nel '73. Nei versi di apertura della canzone: "E mentre camminavamo per le strade di Arklow, oh i colori del giorno caldi, e le nostre teste erano piene di poesia, al mattino che arrivava all'alba" si diceva che "contenessero i semi tematici di l'intero album: natura, poesia, Dio, innocenza ritrovata e amore perduto” secondo il critico John Kennedy. "You Don't Pull No Punches, but You Don't Push the River" è considerata come una delle composizioni più riuscite di Morrison. Ha rivelato che la canzone avesse un debito considerevole con le letture nella terapia della Gestalt. La terapia della Gestalt si occupa soprattutto di osservare e verificare la consapevolezza del processo dei pensieri, sentimenti e azioni di un individuo, prestando maggiore attenzione al “cosa” e al “come”, piuttosto che al “perché” di un'azione o di un comportamento.

Johnny Rogan sostiene che questa traccia fosse rappresentativa di "un picco sperimentale, un passo estremamente audace che conduce l’autore oltre le proprie capacità di scrittura e di ambizione.” Sulla seconda faccia dell'album troviamo "Bulbs" e "Cul de Sac", brani che si concentrano sull'emigrazione in America e sul ritorno a casa. L'album si conclude con tre canzoni d'amore: "Comfort You", "Come Here My Love" e "Country Fair": le ultime due utilizzano uno stile classico di ballata irlandese. Per Clinton Heylin sono tracce che trattano il potere lenitivo dell’amore, parlando di ciò che l’innamorato riesce a fare per la propria amata. Come Here My Love suona come il canto di un uomo che sta imparando ad amare nuovamente. In termini tematici "Country Fair" è un sequel di "And It Stoned Me", con la differenza che mentre And It Stoned Me era posta come apertura, la traccia presente su Veedon Fleece viene utilizzata per chiudere il disco. Elvis Costello ha definito  l'album come uno dei suoi preferiti, citando "Linden Arden Stole the Highlights" come il pezzo che rende il lavoro così speciale. Quando venne chiesto a Josh Klinghoffer (Red Hot Chili Peppers) di quale disco non potesse fare a meno, ha risposto: "Veedon Fleece di Van Morrison è il mio disco preferito di tutti i tempi. Lo adoro dall'inizio alla fine; è perfetto".

La foto della copertina dell'album mostra Morrison seduto nell'erba tra due levrieri irlandesi. Il fotografo, Tom Collins, ha scattato la fotografia originale che collocava Morrison e i cani adiacenti al Sutton Castle Hotel, una villa che si affaccia sulla baia di Dublino, dove Morrison soggiornò per la prima volta quando arrivò in Irlanda in vacanza. Diversi autori hanno commentato l'oggetto misterioso, "Veedon Fleece" come appare nel titolo dell'album, citato nel testo della canzone "You Don't Pull No Punches, but You Don't Push the River". Scott Thomas afferma: "Il Veedon Fleece ideato da Morrison è il simbolo di tutto ciò che si desiderava nelle canzoni precedenti: illuminazione spirituale, saggezza, comunità, visione artistica e amore". Steve Turner conclude: "Il Veedon Fleece sembra l'equivalente irlandese del Santo Graal, una reliquia religiosa che risponderebbe alle sue domande, se potesse rintracciarla durante la sua ricerca, lungo la costa occidentale dell'Irlanda." Per Van Morrison il titolo non ha una spiegazione univoca, potrebbe anche trattarsi di un nome proprio di persona. “Ho un intero immaginario di personaggi nella mia testa che sto cercando di inserire in ciò che scrivo. Veedon Fleece è uno di questi e all'improvviso ho iniziato a cantarlo, sotto forma di flusso di coscienza.”

-        Le mie considerazioni personali

Chi scrive non ha ascoltato il disco durante il periodo della sua pubblicazione. Tuttavia, trattandosi di uno dei lavori maggiori del suo autore, gli ha dedicato numerosi e attenti ascolti, nel corso di diciannove anni. Il giudizio finale è che si tratti di un album unico, le cui qualità sono evidenti già al primo ascolto, quando l'accompagnamento strumentare del brano di apertura, “Fair Play”, si erge attraverso suggestive pennellate, delicati arpeggi di pianoforte, con un energico sostegno del contrabbasso e una batteria spazzolata ed essenziale. Veedon Fleece è quel vino pregiato che conservi in cantina per una occasione speciale. Va saputo apprezzare, a piccoli sorsi, con la giusta atmosfera. 

In alcune circostanze questo disco è capace di generare emozioni, energie e scosse, di cui a volte ci si dimentica, durante questo frenetico vivere quotidiano. E' un disco che va ascoltato a volume piuttosto sostenuto e su un impianto stereo adeguato, o in alternativa in cuffia, per un ascolto più intimo e raccolto. Ha delle qualità che sono tipiche del jazz, ma al contempo gode dell'immediatezza di certo folk, del cantautorato anni settanta e perché no, di quel bizzoso rock a cui poche volte viene associato l'autore, malgrado in un primo momento della sua carriera, egli abbia contribuito a definire il genere. Quasi impossibile scegliere una o due tracce, delle dieci presenti sull'album. Dovendo fare uno sforzo, la scelta cadrebbe su Fair Play, Bulbs, Cul de sac, Linden Arden Stole the Highlights e la lunghissima You Don't Pull No Punches, But You Don't Push the River, brano che non solo può essere accostato ad Astral Weeks, ma che per certi aspetti lo supera sullo stesso terreno di gioco. Lasciate perdere ogni recensione su questo lavoro e affidatevi a due cose: le orecchie e il cuore. Il resto verrà da solo, se sarete degni di apprezzare questo capolavoro.


Testo a cura di Dario Greco



- DIVAGAZIONI MORRISONIANE -  
UN'IDEA DI DARIO GRECO

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