venerdì 19 novembre 2021

Tupelo Honey (1971)

 

Tupelo Honey (1971)


Non hai bisogno di mettere alla prova il nostro amore: prendi tutto il the del mondo, mettilo in una grande borsa di tela marrone, naviga attorno ai sette mari e quando sarai tornata io avrò composto per te una nuova ballata. Tupelo Honey è il quinto lavoro in studio di Van Morrison e rientra sicuramente tra i dischi migliori, per qualità di scrittura, composizione e per il suono chiaro e pulito che lo caratterizza negli episodi più rilevanti. Oggi il disco viene ricordato da molte riviste specializzate e ha ricevuto l’apprezzamento da molti colleghi e amici del cantautore nordirlandese. Non è un caso se la title track sia stata coverizzata da artiste come Cassandra Wilson e Dusty Springfield, negli anni. Bob Dylan ha espresso grande approvazione per il brano, affermando che: Tupelo Honey è sempre esistita e Van Morrison è stato il vaso e il veicolo terreno per farla conoscere al mondo. Greil Marcus ha definito la canzone come una sorta di odissea" che evoca Elvis Presley e che si tratta del numero più bello dell'album. Tutto troppo bello per non essere vero".

Nonostante queste “parole al miele” di critici e colleghi illustri, Van Morrison affronta la stesura e la realizzazione di questo disco come una vera sfida creativa. Dopo aver esplorato l'anima nordica ottenendo il plauso della critica con i suoi sforzi più recenti, ha pensato di incidere un album country per il suo quinto LP. Sebbene abbia rinunciato a quell'idea dopo essersi trasferito nella West Coast, ha dovuto affrontare una decisione ancora più grande: cosa fare per mettere insieme un nuovo gruppo di musicisti ora che aveva messo migliaia di miglia tra sé e il suo equipaggio normale. Con il sassofonista Jack Schroer e sua moglie Ellen, i soli reduci dalla precedente band, Morrison inizia a assemblare il materiale nuovo, coinvolgendo successivamente un folto gruppo di musicisti già noti per aver collaborato con il cantautore irlandese. Ricordiamo tra gli altri Connie Kay e Gary Mallaber alla batteria. Tra le nuove aggiunte c'era un trio di musicisti della Bay Area che in seguito sarebbe diventato molto familiare in ambito rock: il produttore Ted Templeman (Doobie Brothers), Ronnie Montrose e John McFee il quale si unirà in seguito proprio ai Doobie Bros. Così dopo aver abbandonato l'idea di un album country, il Nostro si affida su materiale già composto, tranne per uno-due pezzi. Tra questi c’è la nuova "You're My Woman". Consolidando la sua reputazione per il comportamento assai volubile, Morrison ha sottoposto Templeman a una prova del fuoco, chiedendo a tutti di tenere il suo passo, provando poco e cercando di ottenere il massimo attraverso le prove improvvisate e selvagge. Stranamente il risultato finale è uno dei dischi più pacifici e con un suono molto coeso e brillante. Un modus operandi che anche altri colleghi stavano adottando, uno su tutti Neil Young che nel suo libro “Il sogno di un hippie” racconta di come fu necessario far stancare il proprio batterista durante delle session notturne per ottenere il giusto sound con uno dei suoi primi brani simbolo: Helpless.

Tupelo Honey si è rivelato un successo immediato per Morrison alla sua uscita, nell'ottobre del 1971. L’album include uno dei suoi più grandi singoli di successo, "Wild Night". Per gli ascoltatori tradizionali desiderosi di ascoltare di più del lato bucolico della sua personalità musicale, Tupelo ha offerto una raccolta di brani capaci di fotografare uno strano idillio bucolico, caratterizzato da quella felicità domestica screziata dal sole raffigurata sulla copertina dell'album. Naturalmente, come fu poi desideroso di sottolineare, niente di tutto ciò rifletteva necessariamente la sua realtà. "La foto è stata scattata in una stalla e io non vivevo lì", brontolò Morrison. "Siamo andati lì e abbiamo scattato la foto e ci siamo separati. Molte persone sembrano pensare che le copertine degli album siano la tua vita o qualcosa del genere". Nonostante gli abbia procurato un successo di pubblico e il plauso unanime della critica, l’autore non è mai stato timido nell'esprimere la sua distanza emotiva dall'album. Per quanto ostinatamente insistesse nel fare musica a modo suo e seguire il suo percorso creativo a volte imperscrutabile, non era immune da obblighi contrattuali o pressioni commerciali, e in seguito avrebbe riconosciuto che le decisioni che portavano a queste particolari sessioni non erano quelle che lui stava dietro. "Non ero molto contento di Tupelo Honey. Il lavoro era composto da canzoni che erano rimaste fuori dai lavori precedenti e che non eravamo riusciti a usare. Non era molto fresco. Era un intero gruppo di pezzi che erano in giro da un po'. In effetti stavo davvero cercando di fare un album country e western."

La critica esprime un giudizio positivo

Tupelo Honey è stato ben accolto dalla critica dopo l'uscita dell'album. Jon Landau ha scritto su Rolling Stone: "Tupelo Honey è l'esempio di come il suo autore sia capace di dare un'atmosfera precisa all'album, andando oltre rispetto alla semplice raccolta di singoli brani. Tutto qui appare perfettamente integrato e calibrato. servirebbero più dischi come questo, secondo Village Voice che lo elegge tra i migliori album del 1971, al quarto posto. Per Johnny Rogan invece "Tupelo Honey non è un capolavoro, ma è stato un notevole miglioramento rispetto al lavoro precedente di Morrison. In un momento in cui l'élite del rock era sedotta dai lamenti d'amore e dalle steel guitar del country rock, Morrison è emerso con un lavoro che offriva una patina romantica piena di sentimento senza scadere in banali sentimentalismi. Di diverso avviso il critico Erik Hage il quale ritiene che Morrison sia ormai diventato così bravo e famoso, da poter evitare critiche costruttive, dato che il lavoro appare banale e caratterizzato da arrangiamenti tutt'altro che ispirati. Strano questo commento, anche perché Hage non era certo tra i detrattori dell'artista irlandese, ma tant'è! 

Eppure Tupelo Honey resta dopo quarant’anni dalla sua pubblicazione una delle vie d'accesso più popolari al lavoro di Morrison, e se non è necessariamente il primo disco nominato nelle discussioni sui suoi migliori album, di solito fa parte del lotto dei primi dieci-dodici dischi. Tuttavia, per l'artista come sempre lungimirante e critico sulla propria opera, rappresenta una deviazione sbagliata che preferirebbe non rivisitare e, come i fan avrebbero presto scoperto, era interessato a esplorare panorami musicali ben oltre il suono del momento.


(Testo a cura di Dario Greco)



- OTTO DIVAGAZIONI MORRISONIANE - 

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