sabato 2 luglio 2022

I 50 anni di Saint Dominic's Preview ( 1972-2022 )

"Saint Dominic's Preview" (1972) 

50 anni fa usciva Saint Dominic's Preview di Van Morrison.

Ascoltare il leone che risiede nella nostra anima. È possibile unire il dinamismo di Moondance e il lirismo di Astral Weeks? Ecco la formula vincente, almeno in teoria, di Saint Dominic’s Preview. Sesto lavoro in studio da solista, ma quinto disco con l’effettivo controllo artistico, dato Blowin’ in your Mind! (album d’esordio) vedeva Bert Berns nelle vesti di produttore- supervisore- arrangiatore ed esecutore.

Berns, pur avendo un ruolo chiave nella carriera di Van Morrison, fu un personaggio ingombrante, il quale a differenza di Bob Johnston (noto producer di Bob Dylan) non si limitava a dirigere il lavoro, restando dietro le quinte. Pretendeva di avere la parola finale su ogni questione, sia essa di tipo artistico e non. La sua triste morte avvenuta prematuramente all’età di 38 anni, fu una liberazione per la carriera del suo protetto, il quale difficilmente avrebbe realizzato un disco come Astral Weeks. Dopo questo esperimento, artisticamente riuscito in pieno, Morrison adotterà però un metodo di lavoro diametralmente opposto, producendo album come Moondance e soprattutto His Band and the Street Choir. Il passo successivo fu invece Tupelo Honey (1971), il quale pur contenendo brani dalla durata superiore ai sei minuti, è un disco in grado di puntare dritto al nocciolo delle canzoni. Qui si nota la capacità dell’autore di realizzare brani killer come il pezzo di apertura, Wild Night è uno dei migliori hits, a livello commerciale, mai scritti da Van Morrison. Adesso, fare meglio rispetto ad Astral weeks, a Moondance e a Tupelo Honey, sarebbe una impresa difficile per ogni autore, anche per le qualità indiscusse dello stesso Morrison. Eppure è qui che vediamo quali sono le capacità del cantautore, specialmente per quel che riguarda la scrittura, gli arrangiamenti, le esecuzioni e la produzione in studio di registrazione.

E, non a caso, Saint Dominic’s Preview, pubblicato durante l’estate 1972, rientra nel novero dei gioielli assoluti di Van Morrison, malgrado all’epoca della realizzazione non saranno in tanti ad accorgersene. Vediamo come la scelta di combinare brani ritmati e brevi come la scattante Jackie Wilson Said (I’m in Heaven When You Smile), Redwood Tree e I Will Be There, con canzoni più liriche e prolisse come Listen to the Lion, Almost Independence Day e la title track, risulterà alla lunga uno dei marchi di fabbrica dell’Irlandese. Così quello che in teoria poteva essere un disco agile e breve, per durata e per contenuti, diventerà quasi il sequel di quel Masterpiece che lo anticipò nel 1968.

Registrato a San Francisco al Wally Heider Studio, al Pacific High Studio e ai Columbia Studio, Saint Dominic’s Preview viene prodotto da Van Morrison in collaborazione con Ted Templeman. Tra i musicisti che partecipano alle incisioni citiamo il sassofonista, Jack Schroer, che seguiva in quel periodo Morrison sia in studio che dal vivo, il batterista Gary Mallaber e i tastieristi Mark Jordan e Tom Salisbury. Quest’ultimo sarà responsabile anche degli arrangiamenti di alcuni brani contenuti nell’LP. Salisbury ha collaborato con artisti del calibro di Stevie Wonder, Herbie Hancock, Boz Scaggs, Richard Davis e Jerry Garcia.  Anticipando un capolavoro come Veedon Fleece, Saint Dominic’s Preview esplora alcune sonorità che sono proprie della black music, citando fin dal titolo, artisti come Jackie Wilson e Ray Charles. Van Morrison elegge The Genius tra le sue principali influenze musicali, sia per quel che riguarda la composizione, così come per le esecuzioni vocali e di attitudine sonora. Nel tempo questo lavoro diventerà una delle pietre miliari per l’autore, con brani capaci di entrare nella hit parade e temi che ispireranno altri autori: si pensi a come Springsteen e Bob Seger studieranno questa miscela per farla propria. Senza dimenticare l’omaggio di Richard Price, scrittore che nel suo cult book The Wanderers citerà il disco come fonte di ispirazione. Lo stesso vale anche per il cinema che ha più volte utilizzato il brano di apertura Jackie Wilson Said per creare la giusta atmosfera di jungla metropolitana.   

La critica militante "al lavoro"

Per Erik Hage è uno degli album più forti nel canone morrisoniano perché sembra adattare e incorporare tutte le lezioni e le scoperte del ricco periodo di evoluzione che lo ha preceduto, aprendo contemporaneamente a nuovi orizzonti sonori. In definitiva, l'impatto cumulativo è sotto molti punti devastante. Stephen Holden sottolinea come la coesistenza di due stili differenti, sullo stesso disco, risulti rinfrescante. Si completano a vicenda sottolineando la notevole versatilità dell'immaginazione musicale del suo autore. Probabilmente è il disco più ambizioso mai pubblicato da Van Morrison fino a quel momento. I ritmi, che alternano tempi doppi e tripli, sono condotti in modo esemplare, attraverso armonie mediorientali e molteplici trame chitarristiche esotiche. Un lavoro che si basa sulla forza delle canzoni; raccolta intrigante e diversificata, che riunisce i fili disparati del recente lavoro del cantante, in un unico pacchetto.

Le canzoni di Saint Dominic’s Preview

"Listen to the Lion" è una canzone di undici minuti che inizia con un'apertura dolce, prima che Morrison improvvisi in stile Scat, imitando il ruggito di un leone, man mano che il brano progredisce e di sviluppa. A livello tecnico ed emozionale, è una performance vocale che rimane ineguagliata tra i suoi contemporanei. Brian Hinton descrive in questo modo il brano: "Siamo tornati nel territorio di Astral Weeks, uno shuffle guidato dal basso e Van perso nel suo universo poetico. Eppure qui la sua voce corre rischi più selvaggi; ringhia, emettendo un rantolo quasi di morte, alternato a ruggiti selvaggi".

La title track, "Saint Dominic's Preview" è stata composta dopo aver visto un annuncio per una veglia di pace che si sarebbe tenuta nella chiesa di St. Dominic a San Francisco. La canzone è scritta nello stile del "flusso di coscienza" come era già avvenuto in maniera più esplicita, con le canzoni di Astral Weeks. I testi della canzone si riferiscono a diverse fasi della vita di Morrison: "il camoscio che pulisce tutte le finestre" (l'adolescenza) e "la casa discografica ha pagato il vino" (il suo status attuale di star della pop music). Erik Hage lo definisce "espansivo e innovativo, sottolineando come la musica di Morrison sia in continua espansione ed evoluzione. "Almost Independence Day" è tanto semplice da un punto di vista musicale, quanto intrigante, grazie al botta e risposta tra le chitarre e il Moog. Come Listen to the Lion che la precede, è un brano che supera i dieci minuti di durata, motivo per cui la critica lo giudicherà, a ragion veduta, musicalmente audace e personale. Erik Hage descrive la canzone come "un pezzo d'atmosfera e un precursore di alcuni suoi lavori anni ottanta (in special modo, Common One), in cui tutta la sua ragion d'essere diventa il tentativo di ispirare stati meditativi nell'ascoltatore". Parlando di questa canzone, Morrison ha detto a Ritchie Yorke: "Non era mia intenzione voler scrivere un sequel di 'Madame George'. Però la canzone mi piace. Tutto è stato registrato dal vivo tranne per la frase del sintetizzatore Moog. Ho chiesto a Bernie Krause di fare questa cosa “stile Chinatown” e poi sono entrato con la parte alta perché stavo pensando a draghi e fuochi d'artificio. È stato un brano tutto svolto attraverso questo flusso di coscienza.”

Testo a cura di Dario Greco


- OTTO DIVAGAZIONI MORRISONIANE -

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