lunedì 8 gennaio 2018

The Stars Are Out Tonight (Omaggio a David Bowie)

 The Stars Are Out Tonight (2013)

“Le stelle ci guardano da dietro il loro scintillio” – Una caverna spettrale, fatta di cunicoli, tunnel, e Grand Canyon di ghiaccio. I nostri strumenti sono un martello, un coltellaccio e una cazzuola rubata a qualche amico, muratore per caso, in questo viaggio a bordo di un Nautilus immaginario. Rotta verso l’ignoto. Quale sarebbe? Ancora non lo so, appena lo scopro, ve lo delucido. Per ora posso solo dirvi che il capitano ha un occhio chiaro e uno scuro. E che questa cosa mi mette di buon umore. Ed è già parecchio di questi tempi. “Aspettano la prima mossa, satiri e figli delle nostre mogli s’immergono e brillano nel nostro mondo primitivo” – Per me David Bowie è un ricordo del liceo. Di un amico. Lui non era un fan di Ziggy Stardust, lui era Ziggy. T-shirt bianca e jeans rossi e Adidas gazzelle d’ordinanza. E capelli viola. Insomma Space Oddity. Bowie dice che siamo artefici della vita, ma è anche vero che la vita stessa è artefice di noi stessi.

Buddismo. Ho sempre pensato che il mondo fosse troppo sagomato, pieno zeppo di spigoli, su cui noi distratti sognatori non facciamo altro che inciampare, giorno dopo giorno. E che tutto sarebbe più facile in una dimensione tondeggiante, fluttuante: eterea, come la nostra coscienza. Un mio amico dice: -Se le puttanate che si dicono nei bar si potessero convertire in energia avremmo già costruito la Morte Nera e sconfitto i cavalieri Jedi! Provate questo esperimento zen. Vi assicuro che può funzionare. Scaricate gratuitamente il disco di David Bowie e selezionate il brano numero 3. A questo punto ciò che vi occorre è solo un piccolo frigorifero, di quelli da casa al mare, o da stanza per studenti che studiano per diventare ingegneri. Galassie inesplorate di cubi di ghiaccio, residui di rosmarino, condimenti interspaziali che fecero grande una serata di bagordi e di lotte a chi riusciva a spararla più grossa. Nessun ostaggio, a parte il fegato, nessun pericolo in quella notte sinuosa, erotica. Certe volte non mi sento una persona. Non sono che un insieme di idee di altra gente. Autostrade deserte dove il paesaggio si confonde con la luna e dove uno straniero vestito in modo eccentrico può essere scambiato per uno di casa. Dove siamo questa notte? Le stelle sono una sequenza di bottoni legate a un filo sottile che collega la notte al dolore e che ci conduce al termine del nostro viaggio. Osservi il mondo da un buco della serratura. Ed è tutta la vita che cerchi di allargarlo.

Sapete il mio peccato originale? Preferire la Guida galattica per autostoppisti al Viaggio al termine della notte di Ferdinand Celine. Bowie me lo sono sognato, nelle scorse notti, era a bordo di una Autobianchi Y10 di colore amaranto. Era fermo al semaforo di Roges. Ha gettato la cicca di una Marlboro ed è ripartito, nello stereo stava ascoltando Wild is the wind di Nina Simone.

(Scritto nel 2013)