martedì 10 novembre 2009

Angeli di desolazione lungo la 57th street - di Davide Imbrogno



di Davide Imbrogno - (editing version)

Quella sera era uscito fuori di casa senza un preciso scopo. Nel pomeriggio ricevette la telefonata di un amico, che lo invitava ad uscire per bere qualche birra. Andarono in un locale, un paio di birre a testa, senza parlar troppo di stupidaggini. Era uscito con un paio di vecchi amici, di quelli cui hai detto tutto, gia da tempo, coi quali trascorri del tempo a ricordar qualche scemenza accaduta in passato, senza aggiungere nulla di nuovo, ma sapendo che ti lega a loro un affetto particolare. Finite le birre si rimisero in macchina, e ognuno si diresse verso casa. Demetrio percorreva l’autostrada, la notte era buia e calma. La strada sgombra, qualche tir solitario, un automobilista depresso. Guidava rilassato, ma allo stesso dentro qualcosa era in subbuglio. Uno di quei momenti in cui la mente è colma di pensieri, paure, forse malinconie, desideri e domande, ma il tuo corpo resta calmo: non palpita, accetta ogni pensiero vigliacco e malinconico.

Demetrio si fermò in un autogrill. Entrò nel bar per comprare una coca cola in lattina. La ragazza dietro al bancone, era vestita con la divisa del locale. La guardò, occhi chiari, un bel corpo agile e suadente mentre faceva capriole con bicchieri e bottiglie e tazzine bianche. Pagò la coca. Lei nel dare il resto accennò un sorriso, quel sorriso per un attimo lo appagò, ma quando uscì dal bar lo fece sentire più solo. Tornò in auto e riprese l’autostrada. Inserì nello stereo un cd di mp3 con dentro tanta buona musica. Il primo pezzo era di Bruce Springsteen. Lo stesso cantante, che a quattordici anni divenne il suo idolo, quando era adolescente e vedeva Springsteen non come il Boss, ma bensì: una sorta di Dio da contemplare: colui che ha congiunto lo spirito di Elvis alla poesia di Dylan.
Incident on a 57th street, brano contenuto nell’album “The wild, the innocent and the e street shuffle” del 1973 (e che apriva la seconda facciata dell’album, quando ancora esistevano i 33 giri). Un disco romantico, sanguigno e verace come un’opera rock tratta da Shakespeare. Il disco che contiene la magica suite di New York city Seranade. Ascoltare Incident on a 57th street è come immortalarsi in una scena cinematografica. Il testo è una piccola sceneggiatura, con scene ispirate a “West side story”, Mean Street di Scorsese e al cinema di Abel Ferrara. Un personaggio combattuto tra l’amore per la strada e quello per la bella di turno. Ragazzi che vivono d’espedienti, peccati da scontare e amori da conquistare sono la coreografia di questo sogno di quasi estate. Scene d’amore e violenza che immortalano una città suggestiva e vitale.

“Quella notte mi sentivo in preda alla solitudine, e quella canzone, quel canto che si elevava nella notte, quel pianoforte romantico e disperato, mi apparve un inno alla solitudine che schizzava fuori nella tarda notte. E mentre guidavo, immaginai al mio fianco la ragazza dell’autogrill: una complice incontrata in strada, un’anima da tranquillizzare in una notte disperata. Fumai qualche sigaretta. E continuai a percorrere l’autostrada, avrei dovuto svincolare, ma non mi andava di ritornare a casa. Volevo stare in compagnia di me stesso, dei miei pensieri e di quella voce ubriaca e rauca. La prima volta che ascoltai l’album avevo quindi anni, e fu un mio amico a farmelo scoprire. Restavamo in una camera immersa di fumo, a bere rum e succo di frutta alla pera. Ascoltavamo i cd che lui aveva comprato coi pochi soldi messi da parte facendo qualche lavoro saltuario, cameriere, marchettaro, magazziniere, velleitario grafomane.

Quella notte, guidavo e la mente si riempiva di pensieri. Decisi d’immergermi nella canzone, alzai il volume dello stereo quasi al massimo, e ogni volta che la canzone terminava, facevo ripartire il brano. Il protagonista della canzone è Spanish Johnny, un balordo dal cuore tenero. Un ragazzo che vive la propria esistenza di espedienti. Ma il suo cuore si scaglia nella notte, un Romeo alla ricerca della propria Giulietta. Incontra Jane, e vorrebbe portarla dall’altra parte della strada, in quel posto in cui il paradiso non è affollato. E prima che Johnny esca in strada a cercare la sopravvivenza, augura alla sua Jane una dolce buonanotte, tranquillizzandola, sussurrandole che tutto è tranquillo, tutto va per il meglio…”
Davide Imbrogno


1 commento:

  1. questo ragazzo scrive da dio!
    sembra convididere la mitopoiesi del Boss dei bei tempi andati!
    Viva The wild e Viva Davide Imbrogno!

    e complimenti per il titolo del volume

    La gloria dell'indigente, promette bene!!!

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